![]() Il segretario provinciale Pd Andrea Egidi |
– Le reazioni che sono seguite alle mie considerazioni sulla fase politica e le possibili alleanze future tra progressisti e moderati costituiscono un fatto rilevante e per nulla scontato.
I pronunciamenti del segretario provinciale di Sel, dei Socialisti e del capogruppo Idv a Palazzo Gentili, stanno ad indicare che nel mondo dei progressisti – quello che Bersani chiama il campo del nuovo Ulivo – c’è una sintonia di fondo su un punto essenziale che vorrei provare ad analizzare.
Esiste la disponibilità a ricercare un’intesa con forze moderate come l’Udc a partire dalla necessità di riscrivere un’agenda di priorità per lo sviluppo delle nostre comunità locali e più in generale per il Paese.
È del tutto evidente che all’interno di questo confronto la vicenda generale avrà un peso significativo: faccio essenzialmente riferimento all’evoluzione che vivrà il centro destra dopo la chiusura del ciclo berlusconiano, a come quel campo di forze si riorganizzerà e, non da ultimo, a quale sarà l’atteggiamento dei Partiti che hanno dato vita al così detto Terzo polo.
Tuttavia è fuori discussione che il punto da cui partire nella nostra riflessione sia il fallimento della destra alla prova del governo a tutti i livelli.
È chiara infatti la debolezza della classe dirigente del Pdl che non svolge una reale funzione di governo ma è impegnata in una battaglia di potere tutta interna a quell’esperienza.
Nei giorni scorsi, attraverso le colonne della pagina locale de Il Messaggero, ho avuto l’opportunità di parlare dell’immobilismo imbarazzante della giunta Meroi, ferma di fatto ai blocchi di partenza e priva di un’idea guida per queste terre. Immobile sul versante della pianificazione e del governo, molto attiva invece rispetto alla gestione quotidiana del potere, basti pensare alla discussione in corso da mesi sull’elezione del nuovo presidente del consiglio provinciale.
Sempre di questi giorni la notizia dell’esplosione dell’ennesima bagarre alla Regione Lazio che ha portato alle dimissioni degli assessori del Pdl (poi ritirate dopo un taumaturgico intervento dell’onorevole Alfano) in polemica con il governo nazionale rispetto al pronunciamento dei ministri Prestigiacomo e Galan sul Piano casa della Polverini.
I due esempi citati ci indicano che il tema della ricostruzione non rappresenta la nuova alchimia politica quanto la vera necessità che vive oggi il Paese reale. Ricostruzione civile e morale, ricostruzione di una politica utile all’Italia e alle comunità locali.
La forza di una linea politica è tale se è in grado di sprigionare un’iniziativa che coinvolga una cospicua parte della società italiana: nei primi anni novanta le forze del centrosinistra, di fronte allo storico obiettivo dell’Euro, riuscirono in questo intento attraverso l’esperienza de L’Ulivo.
Oggi queste forze ci riusciranno con una alleanza più larga tesa a costruire una nuova democrazia che demolisca l’impianto plebiscitario e populista di questi anni.
In fondo significa ridare spazio e forza, oltre che funzione, ad una politica che torni ad occuparsi del bene comune lasciandosi definitivamente alle spalle una stagione di dure contrapposizioni che hanno prodotto soltanto macerie. Questo lo scenario: cosa fare a Viterbo?
Da tempo non si parla più di come definire i contorni di un sistema di sviluppo che parta dalle nostre vocazioni più autentiche, di come la Tuscia – nelle sue diverse articolazioni politiche, istituzionali, sociali ed economiche – ragiona sul rapporto con Roma e si colloca all’interno del processo di “Roma capitale”.
Verificata l’inadeguatezza del governo regionale, su quest’ultimo punto dovremmo avere uno scatto d’orgoglio: parlare del rapporto tra Roma e la Tuscia significa interpretare il federalismo nella giusta chiave di lettura. Parlo di cose concrete: la prospettiva del nostro sistema sanitario, la tenuta del tessuto economico e produttivo, l’offerta formativa e la nostra rete scolastica, l’idea di come gestire i servizi pubblici locali (penso alla proposta della destra sull’Ato unico dei rifiuti o del servizio idrico).
È la battaglia che il territorio deve fare propria per evitare di essere collocati, nella scala delle Province del Lazio all’ultimo posto e per non tornare ad essere quella porzione di territorio indefinito e sofferente tra le esperienze positive di Roma, dell’Umbria e della Toscana.
Credo fortemente che siano questi gli aspetti su cui le forze riformiste del viterbese dovranno ragionare e chiedere ai moderati di accettare l’esito di un’esperienza di governo fallimentare.
Da questo bisogna trarre le dovute conseguenze.
Andrea Egidi
Segretario del Pd
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