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Politica - Biagio Stefani si inserisce nel dibattito dopo le dichiarazioni di Giuseppe Fioroni (Pd)

Giustissimo non escludere l’Udc

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Giuseppe Fioroni

Riceviamo e pubblichiamo – Mi permetto di intervenire nel “botta e risposta” tra la signora Elena Angiani e Giuseppe Fioroni.

Non sono un grande esperto di politica; meno che mai di politica nazionale, ma qualche riflessione, da semplice cittadino sostenitore del Pd, non mi dispiace farla.

Rispetto le posizioni espresse dalla signora Angiani e condivido alcune sue considerazioni ma mi sembra che anche lei, riferendo solo i casi di Vendola, Pisapia e De Magistris in alternativa a quello del Molise citata da Fioroni, sia stata un po’ carente nella casistica. Su Vendola occorre dire che ha vinto (e di questo siamo tutti molto felici per la Puglia) anche per il fatto che in quella Regione l’Udc non si schierò né con il centrodestra né con il centro sinistra.

Cosa sarebbe successo se, invece, si fosse schierata con il centrodestra? I buoni propositi di Vendola e della sua coalizione sarebbero comunque bastati a vincere le elezioni? Ricordo che contemporaneamente a Vendola in Puglia, nel Lazio si scelse come candidata a presidente Emma Bonino (anche se, è vero, senza primarie) esponente di spicco dei Radicali, ottimo politico ma certamente poco amato dal mondo cattolico; a causa di tale candidatura l’Udc si alleò con la Polverini con il risultato che tutti noi conosciamo.

Per un Pisapia ed un De Magistris si potrebbe portare l’esempio, perché no, di Matteo Renzi al Comune di Firenze. Sono d’accordo con lei sul fatto che il Pd debba “proporre e perseguire soluzioni drastiche per combattere quelli che sono i drammi del nostro tempo come il precariato e la disoccupazione”.

Penso, però, che ciò che la gente chiede al Pd attraverso “le primarie” e “sulle piazze” non sia una politica di sinistra ma una politica corretta e sensibile alle esigenze della gente, soprattutto di quella più bisognosa (ed oggi purtroppo ce n’è tanta); e questo tipo di politica non è prerogativa esclusiva della sinistra ma anche e pariteticamente del cattolicesimo democratico.

Per cui, per il Pd, non si tratta di non avere paura “di essere tacciato di essere un partito di sinistra” nè di cercare di “tirare per la giacca l’Udc”, ma di cercare di essere quello per cui è stato fondato: un partito di centro sinistra, il quale, in un momento drammatico come questo, ha il dovere di porsi al centro di un progetto politico per salvare l’Italia dal disastro avendo cura che da tale progetto non vengano esclusi i tanti elettori del mondo cattolico che hanno come punto di riferimento l’Udc.

Biagio Stefani


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23 ottobre, 2011

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