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Tribunale - Processo Dazio - Corruzione e concussione

E’ di nuovo scontro sulle intercettazioni

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Domenico Chiavarino

Domenico Chiavarino

Dario Chiavarino

Dario Chiavarino

Dazio, è di nuovo scontro sulle intercettazioni.

Continua a tenere banco la questione delle intercettazioni del processo Dazio. I pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci sono tornati sull’argomento all’udienza di ieri pomeriggio. Una seduta ad altissimo rischio di rinvio per incompatibilità.

Ma quando il collegio si è presentato con il presidente, il giudice a latere e un terzo magistrato non incompatibile, i pubblici ministeri pensavano di poter ripartire dall’inizio. E quindi, dalle intercettazioni che la vecchia terna giudicante aveva azzerato perché “non indispensabili” e che il nuovo collegio avrebbe potuto, forse, riammettere tra le prove.

La difesa non è rimasta a guardare. “Le intercettazioni non riguardano neppure l’ammissione delle prove – ha fatto notare l’avvocato Franco Moretti, difensore degli imprenditori Dario e Domenico Chiavarino, accusati di corruzione -.  Si tratta di una questione preliminare. Se poi vogliamo cogliere l’occasione di un cambio di collegio per riproporre sempre le stesse cose, allora, è un’altra storia…”.

L’inchiesta portò a galla un giro di tangenti e false autorizzazioni in materia di cave e vincoli paesaggistici. In sei finirono in arresto: gli imprenditori edili padre e figlio Dario e Domenico Chiavarino, il funzionario regionale Giuseppe De Paolis, i due funzionari della Soprintendenza Antonio Di Cioccio e Giovannino Fatica, che hanno patteggiato, e il caposervizio di Palazzo dei Priori Massimo Scapigliati, uscito anche lui dalla vicenda con un patteggiamento. Sterminata la mole di intercettazioni raccolte dalla Procura: oltre 100mila telefonate registrate e 6500 ore di riprese video che il collegio dei giudici ritenne non valide come prova. I decreti autorizzativi del gip non erano sufficientemente motivati. Da qui, l’annullamento, all’udienza del 25 maggio 2010.

Ma le intercettazioni sono l’architrave dell’inchiesta e i pm D’Arma e Tucci hanno tutto l’interesse a farle reinserire nel fascicolo del dibattimento. Così come la difesa – che ne chiese, a suo tempo, l’annullamento – ha interesse a escluderle.

Alla fine, data l’ancora precaria composizione del collegio, l’udienza è stata rinviata al 20 marzo. Per quella data, il processo dovrebbe essere preso in carico dai tre giudici che lo istruiranno ed emetteranno la sentenza. L’ultima parola sulle intercettazioni, a quel punto, spetterà a loro.


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19 ottobre, 2011

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