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Viterbo - Un testimone rivela il linguaggio in codice per una tangente da 2500 euro

“25 bottiglie di vino per accelerare una pratica”

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Domenico Chiavarino

Domenico Chiavarino

Dario Chiavarino

Dario Chiavarino

Massimo Scapigliati

Massimo Scapigliati

Il funzionario della Soprintendenza Giovannino Fatica

Il funzionario della Soprintendenza Giovannino Fatica

Viterbo – (s.m.) – 2500 euro che, in codice, diventavano “25 bottiglie di vino”. Tanto sarebbe costato accelerare una pratica alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Lazio.

A riferirlo è il geometra Giuliano Pagnottella, testimone al processo “Dazio”, dalle “dazioni” che, per l’accusa, sarebbero state chieste da funzionari della Soprintendenza e della Regione agli imprenditori che chiedevano nulla osta e autorizzazioni. Ma a fare da intermediario, secondo il racconto di Pagnottella, era l’ex dirigente comunale Massimo Scapigliati.

“Mi disse di portare 25 bottiglie di vino. Capii subito che intendeva 2500 euro”.

Il geometra si era rivolto a Scapigliati per una pratica che giaceva da sette mesi sulla scrivania dei funzionari della Soprintendenza. Era la ristrutturazione dell’Istituto Piccole suore della sacra famiglia a Viterbo in via Lago di Garda. Si trattava di costruire una terrazza. Ma il nulla osta si perde per strada. “Era noto che Scapigliati avesse buoni agganci alla Soprintendenza – spiega Pagnottella -, quindi lo chiamai per sapere se potesse intercedere per noi con qualcuno per velocizzare la cosa”. Il geometra non si aspettava di dover pagare.

Dopo qualche tempo Scapigliati lo richiama: pratica pronta e approvata. Al prezzo di 25 bottiglie di vino.

“Ero tra l’incudine e il martello – continua Pagnottella -. Eravamo in difficoltà. Avevamo dovuto sospendere i lavori. Alla fine ho pagato io, senza chiedere niente alle suore. Ho pensato che, se avessi rifiutato, i tempi si sarebbero allungati”.

Per quella “tassa”, come la chiama Pagnottella, e per molte altre, la Corte dei conti ha condannato Giovannino Fatica a pagare 10mila euro.

Fatica, funzionario della Sovrintendenza, fu arrestato nel 2009 proprio nell’operazione Dazio della forestale, insieme al collega Antonio Di Cioccio, al funzionario regionale Giuseppe De Paolis, a Scapigliati e agli imprenditori di Celleno padre e figlio Domenico e Dario Chiavarino.

Il processo è in corso solo per i Chiavarino e De Paolis, sull’autorizzazione chiesta dagli imprenditori per riattivare la cava di Montevareccio (Viterbo). Autorizzazione rilasciata a pagamento, secondo gli inquirenti.

Di Cioccio, Scapigliati e Fatica patteggiarono subito. Ma al processo si parla spesso di loro.

“Scapigliati mi disse che Fatica era un tipo un po’ ‘particolare’ – aggiunge Pagnottella -. Da quello che ho capito, faceva il bello e il cattivo tempo negli uffici arrivando anche ad accampare pretese di soldi per il rilascio delle autorizzazioni”.

Oltre al geometra, hanno testimoniato tre ex dipendenti della ditta Chiavarino. La sentenza arriverà alla prossima udienza, dopo le dichiarazioni spontanee di Chiavarino in aula.


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16 aprile, 2014

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