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Processo Dazio - Corruzione - I testimoni difendono De Paolis - In un video, uno di loro passa una busta all'ex funzionario

I proprietari delle cave: “Mai pagato per accelerare pratiche”

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Il pm Stefano D'Arma

Il pm Stefano D’Arma 

L'avvocato Mirko Bandiera

L’avvocato Mirko Bandiera, difensore di De Paolis 

Viterbo – (s.m.) – Nessuna richiesta di soldi per accelerare pratiche.

E’ il mantra dei proprietari di alcune cave tra Roma e Viterbo ascoltati al processo Dazio.

Sono stati loro, ieri pomeriggio, a sfilare davanti ai giudici viterbesi: testimoniavano a favore di Giuseppe De Paolis, ex funzionario della Regione Lazio, imputato per corruzione per una presunta tangente in cambio dell’ok a riattivare la cava di Domenico e Dario Chiavarino, imprenditori di Celleno anche loro imputati.

De Paolis era un’istituzione, tra i proprietari delle cave da Viterbo a Frosinone. Ispettore di polizia mineraria, si è occupato per trent’anni di attività estrattive. Le autorizzazioni in materia di cave passavano per lui. Non a caso i testimoni chiamati a deporre dalla difesa lo conoscono bene.

Qualcuno lo descrive come “attento, scrupoloso”. Qualcun altro dice persino che, “da quando non c’è più lui all’apposito ufficio regionale, le cose vanno peggio”. Tutti negano di aver ricevuto pressioni o richieste di denaro per accelerare le pratiche. I tempi canonici per la riattivazione delle cave erano sempre quelli: mesi e mesi. Spesso anni. Nessuno sconto di tempo e nessuna “sovrattassa”. Uno dei proprietari ascoltati in udienza, però, aveva calamitato l’attenzione degli investigatori, durante le indagini.

Titolare di una cava a Civitella San Paolo (Roma), si era presentato la mattina del 22 dicembre 2008 all’ufficio di De Paolis. Al funzionario, aveva consegnato una busta, riposta con cura sotto una pila di fogli. Particolare che non è sfuggito alle microcamere piazzate dalla forestale per le intercettazioni ambientali. “All’interno c’erano documenti”, assicura il proprietario della cava. I pm chiedono comunque di poter acquisire il filmato, “per far valutare al collegio l’attendibilità del testimone”.

Il processo continua a gennaio.

 

 


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20 novembre, 2013

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