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Operazione Mamuthones - Sutri - L'incendio commissionato dai Goddi per intimorire un imprenditore e costringerlo a rinunciare a un terreno

“A quello gli bruciamo il fieno adesso”

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Operazione Mamuthones - Bernardino Goddi

Operazione Mamuthones – Bernardino Goddi 

Operazione Mamuthones - Gavino Goddi

Operazione Mamuthones – Gavino Goddi 

Operazione Mamuthones - Gavino Medde

Operazione Mamuthones – Gavino Medde 

Operazione Mamuthones - Pier Paolo Mulas

Operazione Mamuthones – Pier Paolo Mulas 

Operazione Mamuthones - Mario Tatti

Operazione Mamuthones – Mario Tatti 

Operazione Mamuthones - Salvatore Medde

Operazione Mamuthones – Salvatore Medde 

Sutri – Il primo incendio a Nepi. Il secondo a Sutri.
Ma stavolta il tentativo di estorsione non nasce per necessità dei Medde. Stavolta i fratelli sardi, residenti a Ronciglione, ricevono da altri l’incarico di radere al suolo il fienile di un imprenditore agricolo.

E’ un incendio con movente, mandanti ed esecutori materiali, quello della notte del 16 febbraio scorso, conteggiato nella lista di crimini dell’operazione “Mamuhtones”. Gavino e Bernardino Goddi ordinano. Pier Paolo Mulas, Salvatore e Gavino Medde eseguono. E adesso, anche per quell’incendio, sono finiti tutti a Mammagialla, insieme a otto complici quasi tutti sardi.

Nell’ordinanza d’arresto, il gip Franca Marinelli presenta i fratelli Gavino, Giuseppe, Giovanni e Salvatore Medde come “punto di riferimento di diversi mandanti per ‘recuperare crediti’ o per danneggiare slealmente nuovi esercenti”. Ruolo che emerge chiaramente nel rogo che distrugge il fienile dell’azienda agricola sutrina. L’imprenditore riceve danni per 16mila euro e più. Unica sua colpa: quella di aver preso in affitto per il pascolo un terreno da 35 ettari, precedentemente affidato ai fratelli Goddi. Che adesso lo rivogliono.

“Cazzo, vuole cacciarlo quello di Caprarola!”, annuncia Gavino Medde agli altri, intercettato il giorno di San Valentino dentro la Golf del fratello Salvatore. “Lo vuole mandare via, capito? […] A quello gli bruciamo il fieno adesso!”. Dichiarazioni chiarissime e “particolarmente rilevanti”, secondo il gip perché hanno “carattere confessorio”. Equivalgono a un’ammissione di colpa. Perché non solo Gavino espone il progetto, ma ha già in mente una data: sarà “domenica sera”. Cioè il 16 febbraio. Cioè il giorno in cui, effettivamente, qualcuno brucia l’intero deposito di cumuli di rotoballe di paglia e fieno.

L’imprenditore, tra l’altro, se l’aspettava. Già da tre mesi subiva continue ingerenze nei lavori sul terreno. I Goddi avrebbero bloccato più volte lui e i suoi dipendenti. E qualche giorno dopo il rogo, avrebbero avuto l’ardire di presentarsi dal proprietario del fienile andato in fumo, fermandosi accanto a lui con la macchina. Bernardino Goddi dice poche parole, ma estremamente “significative”, perché “rivendicano di fatto la paternità sull’incendio”: “Lei è la persona che ha preso i terreni? Ma io le sono mai venuto a rompere i coglioni? Io sono quello che gestiva i terreni prima, qui ci campavo”.

Ottenuto l’incarico, Mulas pensa alla parte economica: “Quanto guadagniamo?”, si legge ancora nelle intercettazioni. “No, lo facciamo così, per fargli un piacere”, gli risponde Gavino Medde. Ma l’altro complice Mario Tatti non si fida; si capisce da un’altra conversazione: “Credi che non gliele avrà già chieste (Gavino, ndr) 500 euro a Dino?”. Per i Medde & Co., sarebbe restata comunque la possibilità di mettere le mani sul “tesoretto” di attrezzi agricoli che avrebbero trovato nell’azienda: “Minchia, lì sì che c’è la nafta, cazzo – osserva Salvatore Medde compiaciuto -. Ci stanno le motoseghe. Ci sta di tutto”. E l’amico Mulas: “Portiamo via tutto”.


 

– fotocronaca – slide – video

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10 novembre, 2014

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