Ronciglione – Scena muta davanti al gip. Gli arrestati dell’operazione “Mamuthones” (fotocronaca – slide – video) non rispondono, ma era prevedibile.
L’ordinanza di custodia cautelare del giudice Franca Marinelli è di oltre 190 pagine. Vanno studiati gli atti, prima di rispondere al buio a un interrogatorio.
Da qui, la decisione di rinunciare al confronto, sia da parte dei fratelli Medde, che degli altri due convocati ieri mattina per l’interrogatorio di garanzia, Claudio Liberati e Pier Paolo Mulas.
Nessuno ha parlato. E forse, nessuno parlerà domani, alla seconda tranche di colloqui in carcere. Ma non è ancora detto. Perché le posizioni degli indagati sono tante e variegate, nella presunta banda, composta principalmente da sardi stanziati in provincia.
13 arrestati nella retata di lunedì notte. Ma solo su quattro (i fratelli Salvatore e Gavino Medde, Mulas e Mario Tatti) si ipotizza l’associazione a delinquere. I furti, le ricettazioni, le armi, le tentate estorsioni con incendio di automobili e aziende sono contestate a vario titolo. Distribuite tra gli indagati in modo disomogeneo. Molti devono rispondere di una sfilza di reati, mentre qualcuno ha solo un paio di episodi da cui difendersi.
“Diversificare le misure cautelari sarebbe stato opportuno – afferma l’avvocato Simona Bellezza -. Ci sono posizioni del tutto marginali. Sono finiti in carcere tutti e 13, ma il mio cliente ha appena un paio di contestazioni”.
Quadro decisamente più complesso per i fratelli Medde, arrestati sempre per le estorsioni a base di incendi già nel 2009. Anche in quel caso era ipotizzata l’associazione a delinquere. E si spalmava su tutti e quattro i fratelli, accusati di seminare il terrore tra i piccoli imprenditori della bassa Tuscia, bruciando o minacciando di bruciare le loro proprietà. Un’accusa letteralmente inesistente, per il loro avvocato Marco Russo: “Dopo l’arresto, il tribunale del Riesame di Roma annullò la misura cautelare in carcere e rimise tutti in libertà – dichiara il legale -. L’annullamento atteneva proprio l’associazione a delinquere e la chiamata in correità dei Medde da parte di uno degli indagati. Le sue accuse ai fratelli Medde non furono ritenute attendibili. La procura impugnò la decisione in Cassazione, che rigettò il ricorso. E sull’associazione a delinquere è stata messa una pietra tombale, perché nessuna indagine ulteriore ne ha dimostrato l’esistenza, nonostante la convinzione degli inquirenti sia rimasta la stessa”.
L’udienza preliminare è fissata a febbraio. E quasi certamente, la procura chiederà il rinvio a giudizio anche – e soprattutto – per l’ipotesi di associazione a delinquere. Ma questa è “Toro Loco” ed è un’altra storia.
L’operazione “Mamuthones” comincia ora. Terminata la fase calda del blitz, lo scontro aperto si aprirà sul terreno del Riesame. Niente è ancora deciso, ma è anche vero che le difese non possono lasciare nulla di intentato. Hanno a disposizione i prossimi dieci giorni per valutare la strategia. Più di qualcuno è già propenso a fare ricorso e portare la maxi-ordinanza all’attenzione dei giudici romani, scovandone difetti e punti deboli. In caso di annullamento, com’è successo in “Toro Loco” e in molte altre indagini recenti, gli arrestati si ritroverebbero molto presto liberi.
Gli arrestati
1) Pier Paolo Mulas, detto Pa’, nato a Escolca (Nu) il 16.07.61, residente a Monterosi;
2) Salvatore Medde, detto To’ oppure Tore, nato a Borore (Nu) il 03.01.66, residente a Ronciglione;
3) Gavino Medde, detto Il pastorello, nato a Ghilarza (Ca) il 20.10.61, residente a Castel Sant’Elia;
4) Giuseppe Medde, nato a Borore (Nu) il 29.03.63, residente a Ronciglione;
5) Giovanni Medde, nato a Borore (Nu) il 18.06.58, residente a Ronciglione;
6) Mario Tatti, detto Il compare, nato a Nughedu Santa Vittoria (Or) il 21.11.59, residente a Sutri;
7) Claudio Liberati, nato a Monterosi il 26.07.69 e ivi residente;
8) Francesco Benito Salaris, detto Zio Benito oppure Cisco, nato a Sassari il 21.05.40, residente a Civita Castellana;
9) Gavino Goddi, nato a Orune (Nu) il 01.12.63, residente a Nepi;
10) Bernardino Goddi, detto Dino, nato a Orune (Nu) il 12.08.67, residente a Campagnano di Roma;
11) Salvatorangelo Spiga, detto Salvatureddu, nato a Roma il 08.12.87, residente a Mazzano Romano;
12) Massimo Pietrelli, nato a Caprarola il 19.04.58, residente a Carbognano;
13) Gian Mauro Contena, nato a Nuoro il 08.10.70, residente a Sutri.
– Le immagini degli arresti: fotocronaca – slide – video
– Le slide dell’operazione
– La conferenza stampa: fotocronaca – slide
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La vecchia operazione “Toro Loco”: Banda di quattro fratelli terrorizzava imprenditori – Pestaggi in discoteca, si indaga sui fratelli Medde
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