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Ronciglione - Il 27enne torna a casa e comincia a trattare per il patteggiamento

Mamuthones, il più giovane ai domiciliari

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Operazione Mamuthones - Salvatorangelo Spiga

Operazione Mamuthones – Salvatorangelo Spiga

Operazione Mamuthones - Salvatore Medde

Operazione Mamuthones – Salvatore Medde

Operazione Mamuthones - Pier Paolo Mulas

Operazione Mamuthones – Pier Paolo Mulas

Ronciglione – Arresti domiciliari anche per Salvatorangelo Spiga.

Il più giovane dell'”operazione Mamuthones” è tornato a casa. Giovedì pomeriggio ha lasciato il carcere Mammagialla, dov’era rinchiuso da un mese.

L’istanza del suo avvocato Franco Taurchini ha sortito l’effetto sperato. Anche perché oltre a volere una misura più leggera, il legale ha lasciato intendere alla procura di voler chiedere il patteggiamento, a condizioni non troppo proibitive: pena sotto i due anni e, soprattutto, sospesa. Significa che il 27enne la sconterebbe solo se tornasse a delinquere entro i cinque anni successivi.

Spiga, del resto, è incensurato. E nell’inchiesta sulla banda a maggioranza sarda, che terrorizzava il sud della provincia, deve rispondere solo di un furto e di una detenzione abusiva di arma. Il minimo, considerando che i capi d’accusa sono circa una trentina e sono contestati reati pesanti come l’associazione a delinquere o l’incendio a scopo di estorsione. Il 27enne, tra l’altro, correva seri pericoli, visti i progetti che Salvatore Medde e Pier Paolo Mulas sembrano avere per lui: nelle intercettazioni si parla di farlo sparire e fargli trovare una lingua di animale morto appesa al cancello. Per ricordargli che fine fanno i ‘traditori’ come lui, sospettato di aver fatto la spia ai carabinieri di Ronciglione.

Il blitz era scattato all’alba del 3 novembre. In 13 sono finiti in manette, tra cui i fratelli Salvatore, Gavino, Giovanni e Giuseppe Medde; i fratelli Bernardino e Gavino Goddi; Pier Paolo Mulas e Mario Tatti. Gli ultimi due, insieme a Salvatore e Gavino Medde, rispondono di associazione a delinquere. Sono le posizioni più gravi, secondo l’inchiesta della procura di Viterbo, coordinata dal pm Fabrizio Tucci.

Il gruppo sarebbe stato dedito in particolare ai furti, eseguiti sempre di notte, nelle campagne tra Sutri, Nepi e Ronciglione. Particolarmente ‘battuta’ sarebbe stata la zona di Trentamiglia. Furti sempre di grossa entità: in una notte, tra trattori, camion, attrezzi edili e generi alimentari, la banda poteva riuscire ad accaparrarsi refurtiva anche del valore di decine di migliaia di euro. E poi, gli incendi a scopo di estorsione (almeno uno dei quali, annullato dal Riesame), le armi da fuoco (non trovate, ma se ne parla nelle intercettazioni), i danneggiamenti e vari reati gravi come la rapina a un’anziana e lo stalking a una coppia di vicini dei Medde.

Per ora, la maggior parte degli indagati è in carcere. Solo in quattro, oltre a Spiga, hanno ottenuto gli arresti domiciliari. E alla sua istanza di patteggiamento potrebbero presto seguirne altre.


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6 dicembre, 2014

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