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Inchiesta Mamuthones - Per i quattro fratelli concordate pene tra i 10 mesi e i 4 anni

Niente processo, i Medde scelgono il patteggiamento

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Operazione Mamuthones - Salvatore Medde

Salvatore Medde

Operazione Mamuthones - Gavino Medde

Gavino Medde

Operazione Mamuthones - Giuseppe Medde

Giuseppe Medde

Operazione Mamuthones - Giovanni Medde

Giovanni Medde

Operazione Mamuthones - Mario Tatti

Mario Tatti

Operazione Mamuthones - Pier Paolo Mulas

Pier Paolo Mulas

Ronciglione – I Medde si liberano del processo.

Nessuno dei quattro fratelli sardi, residenti da più di vent’anni tra Ronciglione e Castel Sant’Elia, risponderà della raffica di accuse dell’inchiesta Mamuthones in dibattimento.

Per definire la loro posizione i Medde hanno scelto il patteggiamento. Dopo una lunga trattativa, c’è l’accordo tra difesa e procura.

Dieci mesi a Giovanni. Un anno e dieci mesi a Giuseppe. E infine, le posizioni più gravi: quattro anni a Gavino e quattro anni e due mesi a Salvatore Medde, accusati di associazione a delinquere insieme agli altri due arrestati Pier Paolo Mulas e Mario Tatti, che hanno scelto l’abbreviato per avere uno sconto di pena.

La congruità dei patteggiamenti dovrà essere valutata dal gip in udienza.

Una strategia che conferma come non ci fossero margini per il processo. Nonostante il mancato ritrovamento dell’arsenale di fucili e armi da fuoco, ipotizzato dall’accusa, gli inquirenti erano sicuri delle prove raccolte, al punto da ottenere il processo subito per i quattro dell’associazione a delinquere. Degli altri nove arrestati nel blitz del 3 novembre scorso, scattato tra Ronciglione e dintorni, molti erano già in trattative per il patteggiamento. Altri andranno a giudizio.

Comunque lo zoccolo duro della banda che avrebbe terrorizzato la provincia con furti notturni nelle campagne, incendi e intimidazioni, è assicurato alla giustizia e ha già la sua pena da scontare.

Le intercettazioni di Mamuthones parlano di una lunga serie di crimini. Dalle scorrerie notturne in casolari e aziende agricole – furti anche da 30mila euro a notte – alle vendette contro i membri della banda, accusati di fare la spia ai carabinieri: la lingua di animale morto, appesa al cancello di casa, e il piano per esplodere colpi d’arma da fuoco contro le auto dei “traditori” o incendiare il negozio di uno di loro.

Ritorsioni che hanno il gip Franca Marinelli ha definito di “indole mafiosa” nella sua corposa ordinanza di custodia cautelare.

E poi la rapina in casa di un’anziana (contestata non ai Medde, ma a Mulas, in concorso con ignoti). Lo stalking a una coppia di settantenni (ipotesi di reato rivolta a Giuseppe Medde). Gli incendi a scopo estorsivo. Accuse sorrette dalla minuziosa attività di indagine dei carabinieri di Ronciglione.

I Medde e Mario Tatti sono implicati anche nell’inchiesta “Toro Loco” del 2009, su un giro di estorsioni unite a pestaggi in discoteca da parte di buttafuori. Tempi lunghissimi: tra un rinvio e l’altro, il fascicolo è appena arrivato in udienza preliminare.

Lunedì sarà affidato l’incarico per la perizia psichiatrica su uno degli indagati, Ivan Massari, principale accusatore dei fratelli Medde e inquisito insieme a loro  per associazione a delinquere. In questo caso, ai tempi dell’arresto, il tribunale del Riesame fu meno convinto di quanto è stato in seguito nell’inchiesta “Mamuthones”: rimise i Medde in libertà, ritenendo Massari inattendibile. Il futuro di quella vicenda giudiziaria dipende almeno in parte dai risultati della perizia psichiatrica.


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28 febbraio, 2015

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