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Operazione Mamuthones - Le indagini riepilogate da un investigatore

“Il fienile bruciato per ritorsione”

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Operazione Mamuthones - Gavino Goddi

Operazione Mamuthones – Gavino Goddi 

Sutri – Intercettazioni telefoniche e ambientali.

L’architrave dell’inchiesta “Mamuthones” sono le conversazioni captate dai carabinieri di Ronciglione. 

Le riepiloga il brigadiere Salvatore Taddeo, in servizio al nucleo operativo radiomobile ronciglionese. Uno degli investigatori che più da vicino ha seguito le indagini sulla banda a prevalenza sarda arrestata nel novembre 2014 per la lunga serie di razzie in campagna, ma anche per altri reati contestati a vario titolo come stalking, rapina, armi, tentata estorsione, incendio e associazione a delinquere.

Gavino Goddi è a giudizio da solo. Tra i 13 arrestati, solo lui e un altro hanno scelto il processo. Il resto della banda ha patteggiato pene da uno a a otto anni. 

Goddi, pastore sardo, risponde di tentata estorsione e danneggiamento seguito da incendio. Per il pm Fabrizio Tucci, è stato lui, insieme al fratello Bernardino (che per gli stessi fatti ha già patteggiato due anni e mezzo e 2mila euro di multa) il mandante del rogo appiccato a un fienile a Sutri il 16 febbraio 2014. Danni per 16mila euro.

Il brigadiere, all’udienza di ieri, ha confermato quanto accertato in fase di indagini: i Goddi avrebbero voluto rientrare in possesso di un terreno da 35 ettari, già sfruttato da loro anni prima per far pascolare le loro pecore. Ma il terreno, affittato ad altri, non era più disponibile. Da qui, l’atto intimidatorio: bruciare il capanno del fieno per lanciare un segnale all’affittuario e costringerlo a lasciargli la terra. Mandanti: Goddi e il fratello. Esecutori materiali: Gavino Medde e Pier Paolo Mulas (che hanno patteggiato rispettivamente condanne a quattro e a otto anni).

Il brigadiere Taddeo legge alcune intercettazioni in aula. Tra le quali, quella in cui, due giorni prima, alcuni degli arrestati organizzano l’incendio. Ma Gavino Goddi non c’è, sottolinea la difesa rappresentata dall’avvocato Caterina Calia, e non si parla di lui in quell’intercettazione. 

Ai Goddi, l’accusa arriva tramite le conversazioni tra gli esecutori dell’incendio “che li indicano quali registi e committenti del delitto”, come riporta l’ordinanza d’arresto firmata dal gip Franca Marinelli. In più, elementi indiziari, come le testimonianze del proprietario del terreno, del nuovo affittuario e dai numerosi contatti con Gavino Medde proprio nel giorno dell’incendio.

Il processo continua a giugno.


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20 gennaio, 2016

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