Magliano Romano – Tornano in aula i viterbesi arrestati per le bastonate allo stadio di Magliano Romano.
Dopo il processo finito con quattro condanne in primo grado, inizia a novembre l’udienza preliminare a carico del gruppo di militanti di CasaPound arrestati l’anno scorso.
Furono fermati il 16 novembre, dopo la sospensione della partita tra Magliano Romano e Ardita San Paolo, con tifoserie riconducibili a fazioni politiche opposte.
Una ventina di persone incappucciate e armate di bastoni fece irruzione sugli spalti, ferendo quattro tifosi dell’Ardita. Minuti interminabili di panico, urla e ambulanze. Poi, il fermo dei nove viterbesi, a diversi chilometri dallo stadio.
Quasi tutti vengono liberati dopo la convalida dell’arresto. A distanza di un anno sono ancora ai domiciliari Ervin Di Maulo, Edoardo Fanti, Diego Gaglini e Jacopo Magnani, già condannati in un separato processo per la sola accusa di lesioni gravi: quattro anni e Di Maulo e tre anni a tutti gli altri.
All’udienza preliminare a Tivoli, competente per territorio, risponderanno di lesioni gravi anche gli altri cinque arrestati a novembre (Alessio Reinkardt, Federico Miralli, Giovanni Lupidi, Leonardo Ercolani e Roberto Spolverini). A tutti, anche ai quattro già processati, è contestata l’accusa di porto di armi e oggetti atti a offendere, ossia le mazze di legno, le spranghe di ferro e i tubi in pvc usati, secondo l’accusa, per pestare i tifosi dell’Ardita.
In quattro finiscono al pronto soccorso, due con le braccia spezzate, uno anche con un trauma cranico, con prognosi dai dieci agli oltre quaranta giorni.
Per Di Maulo, inoltre, c’è la violazione del Daspo, che lo costringeva a stare lontano dai campi di calcio dalla primavera 2014.
Per il pm di Tivoli Gabriele Iuzzolino, titolare del fascicolo, il raid è stato una vera e propria spedizione punitiva organizzata nei minimi dettagli: “con premeditazione” che, secondo gli inquirenti, è consistita in “preordinazione di decine di uomini, mezzi (quindici autovetture) e modalità di esecuzione”.
Al processo, a luglio, le difese avevano sottolineato come solo un passamontagna fosse stato trovato nelle due macchine bloccate dai carabinieri. Un passamontagna particolare, incompatibile, a detta degli avvocati, con le descrizioni dei testimoni. I legali degli imputati hanno ricordato anche gli accertamenti fatti eseguire dagli inquirenti e mai depositati: dall’esame del dna dei Ris sui bastoni alle celle e ai tabulati nei momenti a ridosso dell’aggressione.
A novembre, il gup deciderà se rinviare a giudizio o meno.
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