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Magliano Romano - Revocati gli arresti a uno dei viterbesi finiti nei guai per il raid allo stadio

Sprangate ai tifosi, libero dopo 15 mesi ai domiciliari

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Raid a Magliano, gli arrestati escono dal tribunale

Raid allo stadio, 9 indagati – L’uscita dal tribunale dopo gli interrogatori 

Magliano Romano – Del gruppo di viterbesi arrestati per il raid a sprangate a Magliano Romano, è il primo a vedersi revocare i domiciliari.

Jacopo Magnani è di nuovo libero. A più di un anno dall’arresto per le bastonate ai tifosi dell’Ardita San Paolo, non è più recluso in casa uno dei militanti di CasaPound fermati al ritorno dallo stadio di Magliano. Era il 16 novembre 2014.

Il match Magliano Romano – Ardita San Paolo viene sospeso per l’incursione di una trentina di persone incappucciate sugli spalti. Tre minuti di feroce pestaggio con tubi e manganelli, poi i picchiatori scappano. 

Nove persone vengono fermate dopo circa un’ora dai carabinieri di Civita Castellana: sono tutti viterbesi, militanti di estrema destra tra i 18 e i 32 anni. Per tutti, il tribunale di Viterbo convalida l’arresto, disponendo i domiciliari per Magnani e il carcere per Edoardo Fanti, Ervin Di Maulo e Diego Gaglini, candidato sindaco per CasaPound alle amministrative 2013. Vengono scarcerati a inizio 2015 e messi ai domiciliari, dove si trovano tuttora. Tutti tranne Magnani.

Il tribunale di Tivoli li ha condannati tutti e quattro: tre anni a Fanti, Gaglini e Magnani; quattro anni a Di Maulo. Per l’accusa di lesioni gravi il pm Gabriele Iuzzolino di Tivoli – dove gli atti sono poi passati per competenza territoriale – ha ottenuto il giudizio immediato. Quindi, il processo subito per i quattro, che hanno impugnato la sentenza di primo grado tramite il loro legale Domenico Gorziglia e aspettano l’appello. 

Intanto, ad aprile, si aprirà l’udienza preliminare per porto abusivo d’arma a carico dei quattro già processati e anche per lesioni gravi per gli altri cinque arrestati dopo il raid.

Per l’accusa fu una spedizione punitiva premeditata. Ancor più duro il gup che, nelle sue 33 pagine di motivazioni della sentenza, ha parlato di “una condotta deliberata, organizzata, che ha coinvolto decine di persone, che ha comportato l’occupazione ‘militare’ del campo sportivo e delle zone circostanti; che ha suscitato un enorme allarme sociale; che disvela l’esistenza di una struttura organizzata di violenza, capace di mobilitare decine di auto e una moltitudine impressionante di uomini”.


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3 aprile, 2016

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