Viterbo – Nessuno ha parlato.
Si sono avvalsi tutti della facoltà di non rispondere i nove arrestati per il raid a sprangate allo stadio di Magliano Romano.
Resteranno ai domiciliari finché il gip di Viterbo Franca Marinelli non deciderà sulle loro posizioni. Ha tempo al massimo fino a domattina per valutare le richieste del pm Chiara Capezzuto.
Oltre alla convalida dell’arresto, la procura chiede il carcere per Ervin Di Maulo, Diego Gaglini ed Edoardo Fanti; gli arresti domiciliari per Jacopo Magnani; l’obbligo di dimora a Viterbo per Alessio Reinkardt e l’obbligo di firma per Roberto Spolverini, Giovanni Lupidi, Leonardo Ercolani e Federico Miralli.
L’udienza, svoltasi a porte chiuse all’aula 1 del tribunale di Viterbo, è andata avanti per poco più di un’ora. Le difese si sono opposte sia alla convalida dell’arresto che alle misure chieste dall’accusa.
Per il pm Capezzuto, i nove arrestati viterbesi sono tra la ventina di persone incappucciate che, domenica mattina, hanno preso a sprangate i tifosi dell’Ardita San Paolo di Roma. I carabinieri di Civita Castellana li hanno bloccati e sottoposti a controllo. Il fermo è scattato nella serata di domenica.
All’uscita del tribunale, il clima era teso (video). Di Maulo si è rivolto in particolare ai giornalisti di Tusciaweb, con un sorriso canzonatorio: “Ammazza le cazzate che scrivi”, ha detto alla cronista che lo riprendeva, suscitando l’ilarità degli altri e minacciando “una grande querela: ci dà un sacco di soldi, ci fa rimpinguare il fondo cassa”. Qualcuno ha chiesto ai giornalisti se non avessero “un po’ di ritegno”. Tra i genitori presenti, c’è chi si è messo addirittura a filmare i cronisti mentre scattavano foto, insinuando che non potessero farlo. Mentre la madre di un indagato ha cercato di impedire a una giornalista di riprendere l’uscita dal tribunale, dandole un colpo sul braccio, col rischio di far cadere la fotocamera. “Siete proprio dei bastardi!”, ha continuato allontanandosi, con gli gli altri che davano ai cronisti degli “sciacalli”.
Per i difensori, non ci sono gli estremi né per la convalida dell’arresto, né per le misure cautelari. “Il gruppo è stato fermato a chilometri di distanza dallo stadio – afferma l’avvocato Remigio Sicilia -. Non ci sono stati inseguimenti. Non c’è flagranza di reato. In macchina sono stati trovati dei passamontagna, ma siamo in grado di dimostrare che gli oggetti rinvenuti appartengono a terze persone. L’accusa, peraltro, sostiene che l’occorrente per il raid sia stato gettato nei campi e non nascosto in macchina. E anche sulle macchine c’è molto da dire: i poliziotti e i carabinieri presenti hanno detto di aver visto gli aggressori incappucciati dentro lo stadio. All’uscita hanno visto semplicemente i miei assistiti vicino alle macchine, a volto scoperto e in atteggiamento del tutto normale. Non scappavano, né sembravano nervosi, com’è lecito pensare per qualcuno che si è appena macchiato di un’aggressione”.
L’avvocato Sicilia ha anche specificato che la differenziazione nelle richieste del pm “non rispecchia i vari ruoli ricoperti nel raid allo stadio: il fatto stesso che gli aggressori fossero incappucciati rende difficile l’identificazione. Il pm ha fatto richieste diverse in base ai precedenti penali. Tra gli indagati, la maggior parte risulta incensurata. Qualcuno, invece, ha condanne passate in giudicato o patteggiate. Fatti in qualche caso molto vecchi”.
L’unico indagato, oltre che per lesioni, anche per la violazione del Daspo è il 32enne Di Maulo. Il più grande del gruppo. Tuttora sottoposto a divieto di accedere a manifestazioni sportive per la presunta aggressione ai giocatori della Viterbese a marzo. Ma anche sulla sua posizione, l’avvocato spiega che “nessuno può dire di averlo visto entrare allo stadio, contravvenendo al provvedimento”.
Al gip, la decisione. Dopodiché, il fascicolo sarà trasmesso alla procura di Tivoli per competenza territoriale.
Video: L’avvocato Sicilia: “Non c’è flagranza di reato” – Giornalisti denigrati e insultati
– Chiesto il carcere per Gaglini, Di Maulo e Fanti di Stefania Moretti
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