Magliano Romano – Spedizione punitiva allo stadio, via al processo bis.
Continua davanti alla Corte d’appello di Roma la vicenda del raid sul campo da calcio di Magliano Romano.
Stamattina si aprirà il processo bis a 4 dei 9 indagati per il pestaggio ai tifosi dell’Ardita San Paolo, nel 2014. Quattro persone finirono in ospedale, quel 16 novembre, dopo l’irruzione sugli spalti di una ventina di individui incappucciati. Per il pm di Tivoli Gabriele Iuzzolino, imbracciavano mazze di legno, spranghe di ferro e tubi in pvc.
Nove attivisti dell’estrema destra viterbese, tra i 18 e i 32 anni, finirono in arresto. Il processo di oggi è solo a carico dei 4 per i quali la procura ottenne il giudizio immediato per lesioni aggravate: Ervin Di Maulo, Diego Gaglini (candidato sindaco di CasaPound alle amministrative di Viterbo del 2013), Edoardo Fanti e Jacopo Magnani, tutti già condannati in primo grado, Di Maulo a 4 anni, Gaglini & Co. a 3 anni.
Una vicenda giudiziaria divisa in più rivoli, tra il processo a chi, degli altri 5 arrestati, ha chiesto il rito abbreviato, e l’altro processo ai quattro già condannati, che devono ancora rispondere di porto di armi e oggetti atti a offendere. Per Di Maulo c’è anche l’accusa di aver violato il Daspo (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive), emesso dalla questura nella primavera 2014.
Secondo la pubblica accusa, il raid sarebbe stato una vera e propria spedizione punitiva organizzata nei minimi dettagli: “con premeditazione” consistita, secondo gli inquirenti, in “preordinazione di decine di uomini, mezzi (quindici autovetture) e modalità di esecuzione”.
Al processo di primo grado, a luglio, le difese avevano sottolineato come solo un passamontagna fosse stato trovato nelle due macchine bloccate dai carabinieri. Un passamontagna particolare, incompatibile, a detta degli avvocati, con le descrizioni dei testimoni. I legali degli imputati avevano ricordato anche gli accertamenti fatti eseguire dagli inquirenti e mai depositati: dall’esame del dna dei Ris sui bastoni, alle celle e ai tabulati nei momenti a ridosso dell’aggressione. Abbastanza, secondo i legali, per impugnare la sentenza e cercare di ottenere almeno uno sconto di pena in appello.
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