Tivoli – “Hanno fatto irruzione sugli spalti, con i bastoni in mano e il volto coperto. E ci hanno pestati. Erano cattivi e aggressivi”. I tifosi dell’Ardita sul banco dei testimoni, in uno dei mille rivoli del processo nato dal raid allo stadio di Magliano Romano del novembre 2014.
A giudizio, davanti al tribunale di Tivoli e per porto abusivo di oggetti atti a offendere, ci sono Ervin Di Maulo, 35 anni, decano dei neofascisti viterbesi (è accusato anche di aver violato il daspo, ovvero il divieto di accedere alle manifestazioni sportive); Diego Gaglini, 29 anni, candidato sindaco di Casapound Viterbo alle amministrative 2013; Edoardo Fanti e Jacopo Magnani. Sono già stati condannati, in via definitiva, per lesioni aggravate, per aver mandato quattro tifosi all’ospedale. Un paio con le braccia spezzate.
Con loro, a processo, difeso dall’avvocato Enrico Zibellini, c’è anche Giovanni Lupidi, accusato pure di lesioni.
Ieri, oltre ai tifosi, il giudice del tribunale di Tivoli ha ascoltato anche uno dei carabinieri che, dopo il raid, ha identificato e poi fermato nove viterbesi di estrema destra.
Quella che per i magistrati è fin da subito una spedizione punitiva inizia alle 11,30 del 14 novembre di tre anni fa. In campo scendono squadre di terza categoria: i padroni di casa del Magliano Romano e l’Ardita San Paolo. Tifoserie di colore opposto.
Poco dopo si scatena il parapiglia: i testimoni parlano di venti persone che si scaraventano sugli spalti. Tre minuti di bastonate ai tifosi dell’Ardita, e poi via verso l’uscita. Nove viterbesi di estrema destra vengono fermati quella stessa mattina in macchina a Civita Castellana, dopo il raid. Scatta l’arresto.
Di Maulo, Gaglini, Magnani e Fanti finiscono a processo subito per lesioni aggravate. Ma non è finita: restano in attesa di giudizio davanti al tribunale di Tivoli per porto abusivo di oggetti atti a offendere, insieme a Giovanni Lupidi (a marzo la prossima udienza).
Gli altri sono Federico Miralli, Alessio Reinkardt, Roberto Spolverini e Leonardo Ercolani, condannati in primo grado a tre anni e due mesi in un processo a parte con rito abbreviato. Rispondevano sia delle botte ai tifosi che del possesso dei bastoni usati nel raid.
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