Viterbo – Venti poliziotti entrati da porte e finestre. Un’azione fulminea per impedire ai killer di scappare o sparare.
Giovanni Tabasco e Gaetano Formicola non hanno avuto il tempo di reagire in alcun modo al blitz della polizia di ieri sera, nel casale a Ponte di Cetti (nel covo dei killer: fotocronaca – slide – video). E’ qui che si erano nascosti, protetti da alcuni parenti e da due conoscenti di origine napoletana, denunciati entrambi per favoreggiamento personale.
Ci è voluto un giorno e una notte di appostamenti per avere la certezza che i due latitanti 21enni avessero trovato rifugio proprio lì, in quel casolare anonimo sulla Cassia Sud.
Con Tabasco e Formicola c’erano i due presunti favoreggiatori, la fidanzata di Tabasco e la nonna di Formicola, attualmente reggente del clan omonimo perché il marito Ciro e il figlio Antonio (il nonno e il padre di Gaetano Formicola), ai vertici del clan, sono in carcere a Spoleto. Non è escluso che la scelta del nascondiglio sia ricaduta su Viterbo proprio per motivi logistici: una cittadina notoriamente tranquilla, a due passi dalla capitale, non lontana da Napoli e neppure da Spoleto. Comoda, quindi, per i colloqui in carcere con i parenti.
Secondo Il Mattino, i due giovani latitanti sarebbero stati “traditi” proprio dalle nonne: i poliziotti sarebbero arrivati a loro seguendole.
Verso le 19 di ieri sera, gli uomini delle squadre mobili di Viterbo e di Napoli sono entrati contemporaneamente da porte e finestre del casale, per bloccare in un colpo tutte le entrate e le uscite. I presenti sono stati immobilizzati. All’interno, gli agenti hanno trovato 2mila euro e carte di identità false di ottima fattura. Segno che i 21enni stavano organizzando una latitanza a lungo termine, potendo evidentemente contare su una fitta rete di fiancheggiatori.
Tabasco e Formicola rispondono dell’omicidio del 18enne Vincenzo Amendola, ucciso a colpi di pistola in faccia il 5 febbraio scorso. Dei due si erano perse le tracce qualche giorno dopo il ritrovamento del cadavere di Amendola, avvenuto il 19 febbraio.
Il ragazzo è stato sotterrato in un terreno in viale 2 giugno a Napoli, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio. Il primo a finire in manette è il 23enne Gaetano Nunziato, rintracciato perché aveva utilizzato per qualche giorno il cellulare della vittima dopo l’omicidio, cambiandogli la sim. Davanti al gip, Nunziato cede e racconta i particolari agghiaccianti dell’omicidio di Vincenzo, attirato con una scusa e portato in quella fossa isolata a San Giovanni a Teduccio. Tabasco avrebbe portato l’arma. Formicola avrebbe sparato: Vincenzo si sarebbe vantato di aver avuto una relazione con la moglie di un capoclan. Una donna il cui nome non andrebbe nemmeno pronunciato perché ‘proprietà’ del boss.
Vincenzo implorava pietà in ginocchio nei suoi terribili ultimi istanti. Un primo colpo non è partito. Il secondo gli ha preso lo zigomo: “Ma che hai fatto, mi hai sparato all’occhio?”, ha fatto in tempo a dire. L’ultimo proiettile gli ha trapassato la tempia e sfondato il cranio, togliendogli le parole e la vita.
Ieri sera, l’arresto a Viterbo, in esecuzione dell’ordinanza del gip del tribunale di Napoli. L’inchiesta è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea (l’uscita dei latitanti dalla questura: fotocronaca – slide – video).
Anche altri parenti sono arrivati da Napoli, alla notizia della cattura di Formicola e Tabasco. E’ stata sceneggiata davanti alla questura, ieri sera, quando li hanno fatti uscire per portarli in carcere. Formicola lanciava baci ai familiari; gli sguardi equamente divisi tra i parenti e gli obiettivi dei giornalisti. Non hanno neppure provato a nascondere il volto: guardavano dritto in camera, acclamati dai familiari.
Ancora in corso le indagini sulla latitanza dei due 21enni a Viterbo.
Sembrerebbe che Tabasco e Formicola non fossero arrivati da molti giorni. I denunciati per favoreggiamento risulterebbero entrambi residenti a Napoli, ma uno dimorerebbe più o meno stabilmente a Viterbo. Il loro ‘gancio’ sarebbe stato uno dei denunciati, che aveva preso in affitto il casale a Ponte di Cetti da qualche tempo.
Un blitz che dimostra la prontezza delle forze dell’ordine nel reagire a qualunque tentativo di penetrazione della criminalità organizzata a Viterbo. L’operazione di ieri sera era rischiosa soprattutto per la caratura criminale dei Formicola. La polizia era pronta a ogni evenienza, anche a quella di un conflitto a fuoco con gli arrestati che, invece, non erano armati e non hanno opposto resistenza.
Stefania Moretti
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