Viterbo – Un porcile sopra la fossa di Vincenzo Amendola per occultarne meglio il corpo.
Avrebbero pensato anche a questo i tre arrestati per l’omicidio del 18enne di San Giovanni a Teduccio, alla periferia orientale di Napoli. Lo riporta il quotidiano Il Mattino, nell’articolo di Daniela De Crescenzo.
La voce si era sparsa già nei giorni successivi al ritrovamento del corpo, in viale 2 giugno, in un terreno abbandonato alle spalle del parco dedicato a Massimo Troisi.
La buca che sarebbe diventata la sua tomba era già pronta quando Vincenzo arrivò in quel campo, insieme agli amici Gaetano Nunziato, 23 anni, Gaetano Formicola e Giovanni Tabasco, entrambi 21enni, arrestati a Viterbo il 22 marzo. Amici che non hanno esitato a ucciderlo perché Vincenzo aveva infranto la legge del clan: le donne dei boss non vanno guardate. Il loro nome non va neppure pronunciato. Vincenzo, invece, si sarebbe vantato di aver avuto una relazione con la moglie del capoclan tuttora in carcere. Un affronto che, per i suoi amici, doveva pagare con la vita per salvare l’onore del boss.
E così sarebbe andata, secondo le rivelazioni di Nunziato: la fossa, l’appuntamento-trappola tesa da Nunziato, la pistola trovata da Tabasco e i colpi esplosi da Formicola. Il più coinvolto, perché il clan porta il suo nome e la donna in questione è sua parente.
Nunziato si consegna alla polizia perché deve scegliere tra il carcere e la vita. Il clan Formicola non gli avrebbe perdonato i suoi tentennamenti. E allora ha raccontato tutto ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia e ai poliziotti che indagano sul caso. Ogni particolare dell’esecuzione è nel suo verbale di interrogatorio: dal primo colpo che non parte perché la pistola si inceppa al successivo che centra un occhio di Vincenzo, mentre lui piange e chiede perdono in ginocchio nei suoi ultimi istanti. Infine, il proiettile letale che gli penetra la tempia, la notte tra il 4 e il 5 febbraio. Il cadavere viene trovato il 19. Il giorno in cui inizia la fuga di Tabasco e Formicola, finita un mese più tardi in un casale sulla Cassia Sud a Viterbo.
Li bloccano le squadre mobili viterbese e napoletana: venti uomini fanno irruzione contemporaneamente nel casale a Ponte di Cetti. Un’azione fulminea per non dare tempo di reagire ai due giovani camorristi, nascosti con le nonne, la fidanzata di Tabasco e i due conterranei denunciati per favoreggiamento che li avevano aiutati a trovare rifugio. Uno, domiciliato a Viterbo, aveva preso in affitto il casale da qualche tempo.
Le indagini sulla latitanza sono ancora in corso, ma è probabile che Tabasco e Formicola non siano arrivati subito a Viterbo. Potrebbero essere transitati per l’estero. Forse per il sud della Spagna.
Nei due, non un briciolo di pentimento, o almeno non è sembrato: usciti dalla questura viterbese, Formicola, in particolare, lanciava baci ai parenti con l’aria di chi è gonfio di orgoglio.
Nel casale, la polizia ha trovato soldi e documenti falsi di ottima fattura. Segno che la rete dei favoreggiatori è vasta.
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