Viterbo – La procura antimafia di Napoli ha chiesto l’ergastolo per Gaetano Formicola e Giovanni Tabasco, ventitré anni, accusati di aver ucciso il diciottenne Vincenzo Amendola. La pm Antonella Fratello gli contesta l’omicidio premeditato, aggravato dai futili motivi e dalla finalità camorristica.
Una vera e propria esecuzione, nelle campagne di San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli. Il diciottenne, accusato di essersi vantato della relazione con la moglie di un boss, doveva morire. E morì inginocchiato su un campo, con due colpi di pistola in pieno viso, il 5 febbraio 2016.
Davanti al giudice c’è anche un terzo imputato: Raffaele Morra, il proprietario del fondo in cui fu ritrovato il corpo di Amendola, accusato di aver partecipato all’occultamento del cadavere. Per lui la procura antimafia ha chiesto sei anni di reclusione. Mentre è già stato processato e condannato Gaetano Nunziato: partecipò all’omicidio di Amendola e oggi è un collaboratore di giustizia. Costituitosi dopo il delitto, raccontò per filo e per segno la sua versione agli inquirenti in un drammatico interrogatorio. Per poi aggiungere di essersi consegnato alla polizia perché doveva scegliere tra il carcere e la vita. Il clan Formicola non gli avrebbe perdonato i suoi tentennamenti.
Nel processo, i familiari del diciottenne si sono costituiti parte civile. La sentenza del giudice per Formicola e Tabasco è attesa a giugno.
La polizia arrestò i due baby camorristi a Viterbo, nel blitz congiunto delle squadre mobili viterbese e partenopea della sera del 22 marzo 2016. Tabasco e Formicola, ricercati dal ritrovamento del corpo di Amendola a fine febbraio, erano andati prima in Spagna poi a Viterbo, nel casolare sulla Cassia sud dove i poliziotti hanno fatto irruzione.
La buca che sarebbe diventata la sua tomba era già pronta quando il diciottenne arrivò in quel campo, insieme agli amici Nunziato, Formicola e Tabasco, cresciuti insieme a lui tra i casermoni del Bronx (anche così vengono chiamate le palazzine gemelle una di fronte all’altra al rione Taverna del Ferro). Amici che non hanno esitato a ucciderlo perché aveva infranto la legge del clan: le donne dei boss non vanno guardate e il loro nome non va pronunciato. Amendola si era invece macchiato di una colpa da lavare col sangue: si sarebbe vantato della relazione con la moglie di un boss del clan Formicola.
E così sarebbe andata, secondo le rivelazioni di Nunziato: la fossa, l’appuntamento-trappola, la pistola trovata da Tabasco e i colpi esplosi da Formicola. Il primo colpo non parte. Il secondo gli centra l’occhio. Il diciottenne piange, chiede perdono e pietà in ginocchio. Infine, il proiettile letale che gli penetra la tempia. Il suo corpo viene trovato il 19 febbraio. Il giorno in cui inizia la fuga di Tabasco e Formicola, finita un mese più tardi a Viterbo.
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