Viterbo – Killer di camorra latitanti a Ponte di Cetti, il tribunale nomina un traduttore dal napoletano per la trascrizione delle cinque telefonate e dell’ambientale captata sul furgone dei fiorai ambulanti d’origine campana finiti sotto processo per favoreggiamento.
Tre gli imputati rinviati a giudizio su richiesta della Dda di Roma: Domenico Gianniello, Pasquale Gianniello e Giulio De Martino. Tutti d’origine campana sono difesi dall’avvocato Leopoldo Perone del foro di Napoli, tra i legali dei baby killer.
Si tratta della perizia sulle conversazioni intercettate su richiesta della procura nell’ambito delle indagini successive alla cattura in un casale sulla Cassia Sud, nel blitz scattato il 22 marzo 2016, dei due latitanti Giovanni Tabasco e Gaetano Formicola. Sono i killer 24enni, condannati all’ergastolo in primo grado per l’omicidio del 18enne Vincenzo Amendola, ucciso a Napoli a colpi di pistola in faccia.
Gli imputati avrebbero favorito la latitanza. Gianniello e De Martino sono due fioristi ambulanti, residenti da anni nel Viterbese, dove vendono piante per strada col furgone. Residenti fino al 2014 tra Tobia e Tre Croci, dal 2014 si erano trasferiti nella casa di Ponte di Cetti, dotata di un capiente seminterrato, attrezzato a magazzino, con tanto di cella frigorifera per conservare i fiori freschi.
Nell’udienza del 6 febbraio erano emerse le difficoltà della perita trascrittrice a tradurre in italiano dal dialetto napoletano stretto usato dagli interlocutori, per cui il collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, ieri, le ha affiancato un esperto conoscitore dell’idioma partenopeo. I due periti saranno sentiti in aula il prossimo 6 novembre.
Lo scorso 15 maggio, nel frattempo, il baby boss Tabasco e il cugino Formicola si sono visti ridurre la pena a 30 anni in secondo grado per l’omicidio commesso il 5 febbraio 2016 a San Giovanni a Teduccio.
A chiedere la trascrizione delle sei conversazioni è stata la pm Paola Conti. Sono le intercettazioni autorizzate dalla direzione distrettuale antimafia di Roma che inchioderebbero i tre presunti fiancheggiatori, accusati di favoreggiamento aggravato dal fine di agevolare un’associazione di stampo mafioso.
Quando è scattato il blitz, stavano rincasando col furgone. In casa, invece, oltre ai due latitanti c’erano l’altro imputato, Domenico Gianniello, nipote di Pasquale, residente a Napoli, oltre alla fidanzata 17enne di uno dei due killer e alle nonne dei latitanti.
Baby killer condannati a 30 anni in secondo grado
E’ questa la sentenza emessa lo scorso 15 maggio dalla corte d’assise d’appello di Napoli per i due cugini 24enni che in primo grado erano stati condannati all’ergastolo. Di recente Giovanni Tabasco e Gaetano Formicola avevano ammesso le proprie colpe nella morte dell’allora amico Vincenzo Amendola, attirato in una trappola.
L’omicidio sarebbe stato commesso per porre fine ad una voce che girava nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, nella periferia orientale di Napoli, che voleva Vincenzo Amendola, appena 18enne, impegnato in una relazione clandestina con la madre del baby boss Gaetano e moglie di Antonio Formicola. Dopo l’omicidio del giovane, costretto a scavarsi la fossa il 5 febbraio 2016, il corpo venne seppellito in un terreno del medesimo quartiere.
A dare una svolta alle indagini fu Gaetano Nunziato, che temeva di fare la stessa fine di Vincenzo Amendola e che venti giorni dopo il delitto decise quindi di rivelare agli agenti della questura dove fosse stato seppellito il corpo del giovane: sarebbe stato proprio lui ad attirare in trappola la vittima nella notte tra il 4 e il 5 febbraio 2016. I due responsabili furono poi arrestati a Viterbo, il 23 marzo 2016, dopo poco più di un mese dai fatti accaduti a San Giovanni a Teduccio.
Silvana Cortignani
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