Napoli – Finirono in manette dopo il blitz in un casale a Ponte di Cetti.
Un anno e tre mesi dopo tornano dietro le sbarre Gaetano Formicola e Giovanni Tabasco, ventiduenni napoletani, accusati di aver ucciso il diciottenne Vincenzo Amendola.
Una vera e propria esecuzione, nelle campagne di San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli: Vincenzo, accusato di essersi vantato della relazione con la moglie di un boss, doveva morire. E morì inginocchiato su un campo, con due colpi di pistola in pieno viso, il 5 febbraio 2016.
Tabasco e Formicola sono tornati in carcere ieri, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. I poliziotti della squadra mobile hanno arrestato anche una terza persona: Raffaele Morra, proprietario del fondo in cui fu ritrovato il corpo del diciottenne.
Secondo le indagini, Morra avrebbe aiutato Tabasco e Formicola a nascondere il corpo del ragazzo. L’accusa contestata nell’ordinanza del gip del tribunale di Napoli è omicidio premeditato, aggravato dal metodo mafioso.
Tabasco e Formicola furono arrestati la sera del 22 marzo 2016, nel blitz congiunto delle squadre mobili di Napoli e Viterbo. Dopo l’omicidio Amendola, erano venuti a nascondersi nella Tuscia.
In cella, restarono due settimane: il tribunale del Riesame li scarcerò, in mancanza delle trascrizioni delle intercettazioni e, secondo i giudici, di gravi indizi di colpevolezza. Nonostante la confessione di Gaetano Nunziante, terzo componente del commando, che raccontò l’omicidio agli inquirenti, indicando dov’erano stati occultati cadavere e arma del delitto.
Ogni particolare dell’esecuzione è nel suo verbale di interrogatorio: dal primo colpo che non parte perché la pistola si inceppa al successivo che centra un occhio di Vincenzo, mentre lui piange e chiede perdono in ginocchio nei suoi ultimi istanti. Infine, il proiettile letale che gli penetra la tempia.
Il corpo viene trovato il 19 febbraio. Il giorno in cui inizia la fuga di Tabasco e Formicola, finita un mese più tardi a Viterbo.
La nuova ordinanza d’arresto ribadisce quello che fin da subito era sembrato il movente dell’omicidio. Agli occhi di Tabasco, ma soprattutto di Formicola, Vincenzo Amendola si era macchiato di una colpa da lavare col sangue: il diciottenne si sarebbe vantato della relazione con la moglie di un boss del clan Formicola, rinchiuso in carcere.
Stefania Moretti
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