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Tribunale - Imputati due fiorai e un parente dei baby-sicari latitanti - Caduta l'aggravante dell'agevolazione mafiosa

Killer di camorra arrestati a Ponte di Cetti, processo prescritto per tre fiancheggiatori

di Silvana Cortignani
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Camorra - Il blitz nel covo dei killer

Camorra – Il blitz nel covo dei killer

Camorra - Il blitz nel covo dei killer - L'arresto di Giovanni Tabasco

Camorra – Il blitz nel covo dei killer – L’arresto di Giovanni Tabasco

Camorra - Il blitz nel covo dei killer - L'arresto di Gaetano Formicola

Camorra – Il blitz nel covo dei killer – L’arresto di Gaetano Formicola

Gaetano Formicola, Gaetano Nunziato e Giovanni Tabasco - Nel riquadro la vittima Vincenzo Amendola

Gaetano Formicola, Gaetano Nunziato e Giovanni Tabasco – Nel riquadro la vittima Vincenzo Amendola

Viterbo – Killer di camorra arrestati a Ponte di Cetti, non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per i tre presunti fiancheggiatori del baby boss Gaetano “O’ chiatto” Formicola e del cugino Giovanni “Birillino” Tabasco. Oggi hanno entrambi 29 anni, all’epoca poco più di venti.

Tra gli imputati due fiorai ambulanti che all’epoca risiedevano in un casale di Ponte di Cetti dove il 22 marzo 2016, nel corso di un blitz della polizia, furono arrestati i sicari di Vincenzo Amendola, un 18enne ucciso a Napoli a colpi di pistola in faccia il precedente 5 febbraio.

Davanti al collegio del tribunale di Viterbo Domenico Gianniello, Pasquale Gianniello e Giulio De Martino, tutti difesi dall’avvocato Leopoldo Perone del foro di Napoli e imputati in concorso di favoreggiamento aggravato dal fine di agevolare un’associazione di stampo mafioso. 

Grazie a una sentenza relativa all’omicidio commesso da Tabasco e Formicola, prodotta dalla difesa, ieri per i tre imputati del processo viterbese è venuta meno l’aggravante del fine di agevolare un’associazione di stampo mafioso, per cui è stata la stessa pm Paola Conti a chiedere il non luogo a procedere per prescrizione.

Quando è scattato il blitz della squadra mobile, verso le cinque del pomeriggio, i due fiorai stavano rincasando col furgone. Nel “covo”, oltre ai due latitanti, individuati col binocolo dai colleghi della mobile di Napoli mentre stavano in giardino, guidati a Viterbo dalle celle telefoniche, c’erano Domenico Gianniello oltre alla fidanzata all’epoca 17enne di uno dei due killer e alle nonne dei latitanti, giunte apposta per Pasqua, una delle quali moglie del capoclan ergastolano Ciro Formicola, considerata all’epoca la reggente della cosca. 

Domenico Gianniello è parente dei due killer latitanti scovati otto anni anni fa a Ponte di Cetti, a loro volta legati da un vincolo di parentela. Tabasco e Formicola furono accusati del giovane pentito Gaetano Nunziato, che avrebbe assistito al delitto, secondo il quale alla vittima venne imposto di scavarsi la fossa in un terreno di San Giovanni a Teduccio da solo prima di essere sparato.

Arrestati e processati, Tabasco e Formicola sono stati condannati all’ergastolo in primo grado, mentre il 15 maggio 2019 si sono visti ridurre la pena a 30 anni in secondo grado.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 dicembre, 2024

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