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Viterbo - Usura ed estorsione - Inizia il processo a due esponenti del clan Casamonica - Incarico a un perito per trascrivere le intercettazioni

“Sono una persona che ti può fare del male…”

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Claudio Casamonica

Claudio Casamonica

Johnny Casamonica

Johnny Casamonica 

Viterbo – (s.m.) – Sei parti offese, decine di testimoni e cinquanta intercettazioni-chiave.

Dopo due false partenze, prende ufficialmente il via il processo a due esponenti del clan Casamonica.Usura ed estorsione le accuse a vario titolo. Imputati non solo Consiglio e Sabatino Di Guglielmi, padre e figlio, alias Claudio e Johnny Casamonica di 64 e 39 anni, ma anche i viterbesi Raffaele Polleggioni e Adolfo Perazzoni, 45 e 80 anni. Accusati di aver dato manforte ai due membri del clan più potente della capitale.

Il collegio presieduto da Silvia Mattei (a latere Giacomo Autizi e Filippo Nisi) ha fissato un fitto calendario di udienze e affidato al perito Wilma Usai l’incarico di trascrivere le conversazioni intercettate e rilevanti per il processo. 

A ottobre, sul banco dei testimoni, siederanno i primi testimoni dell’accusa, tra cui le parti offese: imprenditori viterbesi minacciati con taniche di benzina ai cancelli delle loro aziende. Un avvertimento sinistro, nel caso si fossero rifiutati di pagare il pizzo ai Casamonica.

Da qui, il nome dell’operazione che, nel 2008, portò all’arresto di Consiglio Di Guglielmi – Claudio Casamonica: operazione “Fire”. Come il fuoco che avrebbero appiccato.

Le indagini, partite nell’estate 2007, portarono a galla quattro casi di estorsione e uno di usura. 25 le perquisizioni domiciliari, per un totale di 250 uomini impegnati tra carabinieri, finanzieri e vigili urbani.

In un caso, i Casamonica avrebbero preteso 160mila euro, per crediti inesistenti. Promettevano di risolvere la questione “come si fa a Napoli”, usando frasi tipo “tu non sai chi sono io… non sono una persona da prendere in giro… sono una persona che ti può fare del male”.

Per Claudio Casamonica scattarono le manette. Mentre i due viterbesi e i figli del boss furono denunciati.

Secondo l’inchiesta dei pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, la regia dell’attività criminale era del capoclan, che avrebbe tentato, con gli altri complici, di infiltrarsi nel tessuto economico viterbese. Tentativo stroncato sul nascere.

A Roma, si intervenne soprattutto nel quartiere “€œMorena”€ zona Romanina, dove interi isolati sono abitati da appartenenti alla famiglia Casamonica. Per stanare il boss, vista la sua pericolosità, gli investigatori finsero una fuga di gas e fecero arrivare i vigili del fuoco per sgomberare le case. Una volta fuori, Casamonica è stato arrestato e portato in carcere.


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16 marzo, 2016

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