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Operazione Fire - Il boss sarà sentito nel 2018 - Nessuna novità sul "racket" dal teste dell'unica parte civile

Usura e estorsione, slitta l’interrogatorio a Claudio Casamonica

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

 

L'avvocato Fausto Barili

L’avvocato Fausto Barili – Difende Claudio Casamonica

 

Claudio Casamonica

Claudio Casamonica

Viterbo – Tentativo di infiltrazione nella Tuscia da parte del clan dei Casamonica, slitta al 2018 l’atteso interrogatorio di Consiglio Di Guglielmo.

Il “boss” avrebbe dovuto essere ascoltato ieri dal collegio, ma l’udienza è sconfinata al primo pomeriggio: troppo tardi per procedere a un esame che promette di durare ore.

Meglio conosciuto come Claudio Casamonica, 65 anni, Di Guglielmo, esponente del clan più potente della Capitale e noto alle cronache come “il boss di Ciampino”, è imputato a Viterbo assieme al figlio Sabatino alias Johnny Casamonica e ai viterbesi Raffaele Polleggioni e Adolfo Perazzoni. 

Nella Tuscia, tra il 2007 e il 2009, avrebbe tentato di dare vita a un’organizzazione specializzata nel racket delle estorsioni e nell’usura.

Nel febbraio 2008, il presunto boss, che non ha mai mancato un’udienza del processo davanti al collegio, fu arrestato nell’operazione Fire su mandato della procura di Viterbo. Gli altri tre furono denunciati a piede libero.

“La mia fedina penale è limpida, sono pulito”, ha sempre tenuto a precisare alla stampa quello che sulla carta è uno dei più temuti capoclan dei Casamonica, specificando di non essere nemmeno pregiudicato, come confermato dai difensori Fausto Barili e Mario Giraldi.

Nella Tuscia la famiglia Casamonica avrebbe vari interessi, tra i quali un ristorante completamente ristrutturato nelle campagne di Castel Sant’Elia. A Viterbo, dieci anni fa, una manciata di imprenditori, secondo l’accusa, sarebbero stati minacciati con taniche di benzina ai cancelli delle loro aziende. Un avvertimento sinistro nel caso si fossero rifiutati di pagare il pizzo al clan romano. 

Ma contro Di Guglielmo-Casamonica una sola presunta vittima si è costituita parte civile: è Yuri Cortellesi, imprenditore edile quarantenne e cognato dell’imputato Polleggioni. Due mesi prima del blitz sfociato nell’arresto di Casamonica, nel dicembre 2007, Cortellesi e Pollegioni erano stati a loro volta arrestati nell’operazione Bobcat con l’accusa d’estorsione, furto, usura e ricettazione.

Fu proprio Cortellesi – successivamente assolto con formula piena per la vicenda Bobcat – a confidare ai pm D’Arma e Tucci, durante l’interrogatorio, di essere una vittima di Casamonica, presentatogli da un cugino.

“Comprai una macchina nel suo autosalone, pagandola con assegni postdatati. Alla scadenza del primo, che non era coperto, fui contattato e minacciato telefonicamente da Claudio Casamonica”, ha raccontato in aula.

Ieri davanti al collegio ha testimoniato il cugino, senza fare però alcun riferimento a Casamonica: “Yuri mi ha chiesto dei soldi, dicendomi che gli servivano perché era minacciato da delle persone, ma non mi ha detto da chi, né per cosa gli servissero”.  Solo a fronte dell’insistenza delle domande ha ammesso: “Forse c’entrava una macchina, poteva essere una Mercedes”. 

Secondo l’inchiesta, la regia dell’attività criminale era del capoclan, che avrebbe tentato, con gli altri complici, di infiltrarsi nel tessuto economico viterbese. Tentativo stroncato sul nascere.

A Roma si intervenne soprattutto nel noto quartiere Morena€, nella zona Romanina, dove interi isolati sono abitati da appartenenti alla famiglia Casamonica. Per stanare il boss, vista la sua pericolosità, gli investigatori usarono uno stratagemma: finsero una fuga di gas e fecero arrivare i vigili del fuoco per sgomberare le case. Una volta fuori, Casamonica è stato arrestato e portato in carcere.

Silvana Cortignani


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13 dicembre, 2017

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