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Muore dopo operazione alle tonsille, in aula è battaglia tra consulenti

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Gino Pucciarelli

Gino Pucciarelli

Perugia – Il selfie in sala operatoria con Gino Pucciarelli semincosciente subito dopo l’intervento

Perugia – Il selfie in sala operatoria con Gino Pucciarelli semincosciente subito dopo l’intervento

L'avvocato Luca Mecarini

L’avvocato Luca Mecarini

Viterbo – Architetto morto dopo una tonsillectomia: in aula è battaglia tra i consulenti del pubblico ministero, delle difese e della parte offesa sulle cause della morte di Gino Pucciarelli e il nesso con i due interventi chirurgici cui è stato sottoposto in meno di due settimane.

Ieri udienza preliminare fiume, dalle 15 alle 19, per i cinque medici indagati per omicidio colposo dalla procura di Perugia. In due hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato, che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena. Mentre per gli altri tre si procederà con l’ordinario. Parte offesa, la sorella della vittima.

Davanti al gup del tribunale del capoluogo umbro, la vicenda dell’ex cestista viterbese Gino Pucciarelli, vittima di un presunto caso di malasanità, morto ad appena 49 anni il 16 luglio 2015 al Silvestrini di Perugia, tredici giorni dopo una tonsillectomia e cinque giorni dopo un secondo intervento a causa di un’emorragia.

Il 49enne era stato operato il 3 luglio 2015 e dimesso il giorno successivo. Nulla avrebbe fatto presagire la tragedia, tanto che Pucciarelli fu immortalato in un selfie con due dottoresse subito dopo l’intervento, mentre era ancora in sala operatoria. La sera prima il paziente avrebbe lasciato l’ospedale di nascosto per fare la spesa e partecipare a una cena a casa della dottoressa Cristi.

Nel registro degli indagati sono stati iscritti il primario del reparto di otorinolaringoiatra Giampiero Ricci, il chirurgo Luigi Giuseppe Gallucci, l’anestesista Carla Monacelli e l’otorinolaringoiatra Paolo Pettirossi, oltre al medico viterbese Maria Cristina Cristi.

Assistita dall’avvocato Luca Mecarini, Mara Pucciarelli, sorella di Gino, parte offesa nel procedimento. Hanno invece chiesto il rito abbreviato condizionato all’esame dei consulenti di parte i legali del primario Giampiero Ricci e del medico viterbese Maria Cristina Cristi.

Richiesta accolta dalla pm Gemma Miliani, che ha però ascoltato anche i consulenti della procura, il medico legale Martina Focardi e l’otorinolaringoiatra Cesare Ponticelli, dell’università di Firenze. Per la parte offesa, come chiesto dall’avvocato Mecarini, è stato invece sentito il dottor Sergio Scalise Pantuso.

Per la pm Miliani, gli indagati avrebbero causato la morte di Pucciarelli per “negligenza, imprudenza e imperizia” dopo un intervento alle tonsille. L’intervento era consistito nel rimuovere tonsille, adenoidi e parti molli del palato, per evitare al 49enne di andare in apnea nel sonno. L’accusa ha puntato il dito anche contro la “serata conviviale” alla vigilia dell’intervento, “nonostante – ha scritto la pm – la prescrizione preoperatoria del digiuno”.

Accogliendo la richiesta delle due difese di Ricci e Cristi, il giudice non ha disposto nessuno stralcio per le diverse posizioni, per cui si proseguirà con un’unica udienza preliminare. Tutti e cinque gli indagati, quindi, si ritroveranno insieme in aula a fine aprile per la discussione.


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I funerali di Gino Pucciarelli: video – fotocronaca – slide


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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