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Architetto viterbese muore all'ospedale di Perugia dopo un intervento alle tonsille - L'azienda apre un fascicolo disciplinare nei confronti dei medici ma per l'avvocato Luca Mecarini è troppo tardi e chiede l'intervento del ministero

“Selfie col paziente, l’ospedale sapeva…”

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Perugia - Il selfie delle dottoresse in sala operatoria con Gino Pucciarelli semincosciente subito dopo l'intervento

Perugia – Il selfie in sala operatoria con Gino Pucciarelli semincosciente subito dopo l’intervento

Gino Pucciarelli a cena con i medici la sera prima dell'operazione

Gino Pucciarelli a cena con i medici la sera prima dell’operazione

Gino Pucciarelli al supermercato il giorno prima dell'operazione

Gino Pucciarelli al supermercato il giorno prima dell’operazione

La mano di Gino Pucciarelli mentre stringe un bicchiere di birra la sera prima dell'operazione

La mano di Gino Pucciarelli mentre stringe un bicchiere di birra la sera prima dell’operazione

Gino Pucciarelli

Gino Pucciarelli

L'avvocato Luca Mecarini

L’avvocato Luca Mecarini

Perugia – “Selfie col paziente, intervenga il ministero”. Per l’avvocato Luca Mecarini, che assiste la famiglia di Gino Pucciarelli, l’architetto viterbese morto all’ospedale Silvestrini di Perugia, “l’azienda sanitaria sapeva da quasi un anno degli scatti in sala operatoria”.

“A fronte del disinteresse e dei silenzi mostrati – spiega l’avvocato Mecarini – la circostanza che soltanto oggi, guarda caso in concomitanza dell’eco mediatico, si apprenda dell’apertura di un procedimento disciplinare (nei confronti dei cinque medici indagati, ndr), mi lascia alquanto dubbioso. Ritengo che gli ispettori del ministero, cui mi accingo a trasmettere gli atti, meglio di chiunque altri potranno valutare la congruità dei tempi e la trasparenza delle condotte adottate”.

Gli atti dell’inchiesta sulla morte di Gino Pucciarelli, 49 anni, finiscono così al ministero della salute. Da un mese, un procedimento disciplinare sarebbe in corso da parte dell’azienda ospedaliera di Perugia per i medici indagati per omicidio colposo. Il primario del reparto di otorinolaringoiatra Giampiero Ricci, i chirurghi Luigi Giuseppe Gallucci e Maria Cristina Cristi (viterbese), l’anestesista Carla Monacelli e l’otorinolaringoiatra Paolo Pettirossi, devono rispondere della morte dell’architetto viterbese, deceduto per un’emorragia pochi giorni dopo l’operazione alle tonsille alla quale si era sottoposto.

Un procedimento agli atti del quale ci sono anche il selfie in sala operatoria di due dottoresse e del paziente semincosciente e le foto dell’uomo, già ricoverato, al supermercato, a cena a casa del medico viterbese Cristi e quindi in un pub, la sera prima dell’intervento. Anche questa documentazione, relativa alle indagini condotte dall’avvocato Mecarini, sarebbe finita al vaglio della commissione disciplinare dell’ospedale Silvestrini. Al di là dell’aspetto penale, l’azienda starebbe valutando i comportamenti degli indagati in relazione al regolamento interno, per poi applicare eventuali provvedimenti.

Una mossa troppo tardiva, secondo l’avvocato Mecarini. “L’azienda ospedaliera – dice il legale – già sapeva. Apprendo dai giornali che, con mirabile tempismo, ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti dei medici protagonisti delle assurde foto comparse in questi giorni sui quotidiani. Sempre da quanto appreso dalle testate giornalistiche, sembrerebbe che fino a un mese fa l’azienda non avesse avuto alcuna percezione dell’assurda vicenda.

In sostanza – continua l’avvocato Mecarini -, la pubblicazione degli incommentabili scatti avrebbe portato a conoscenza un sommerso e alcune discutibile abitudine che, se conosciute, sarebbero state sicuramente censurate e sanzionate. Tutto ciò, laddove fosse possibile, mina ancor di più la credibilità della struttura sanitaria e dei suoi vertici. Già nel febbraio del 2016, infatti, ho provveduto a inviare comunicazione pec (posta elettronica certificata, ndr), sia alla direzione affari generali dell’azienda sia alla responsabile del procedimento, con la quale fornivo un’analitica e dettagliata descrizione dei fatti e delle condotte poi documentate con le foto pubblicate in questi giorni.

Ancora. Nel giugno 2016 – sottolinea il legale della famiglia Pucciarelli -, ho inviato agli stessi destinatari ulteriore pec contenente altra descrizione della vicenda. Infine, il 6 dicembre 2016, ho inoltrato un’ulteriore pec, corredata delle foto, indirizzandola anche al direttore generale dell’azienda ospedaliera.

A fronte del disinteresse e dei silenzi mostrati, la circostanza che soltanto oggi, guarda caso in concomitanza dell’eco mediatico, si apprenda dell’apertura di un procedimento disciplinare, mi lascia alquanto dubbioso. In ogni caso – conclude l’avvocato Mecarini – ritengo, che gli ispettori del ministero, cui mi accingo a trasmettere gli atti, meglio di chiunque altri potranno valutare la congruità dei tempi e la trasparenza delle condotte adottate”.


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I funerali di Gino Pucciarelli: video – fotocronaca – slide


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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14 gennaio, 2017

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