Perugia – Non solo a cena fuori dall’ospedale. Non solo a bere birra in un pub. Il paziente sarebbe stato portato anche a fare la spesa.
In una foto, Gino Pucciarelli, l’architetto ed ex cestista viterbese di 49 anni, morto nell’estate del 2015 dopo un intervento alle tonsille, viene immortalato anche davanti agli scaffali di un supermercato. E’ il giorno che precede l’operazione, e bisogna comprare l’occorrente per la pasta cacio e pepe da mangiare la sera in una cena già organizzata a casa di una dottoressa.
L’immagine è stata ritrovata nel cellulare della vittima dall’ingegnere Paolo Reale, incaricato dall’avvocato Luca Mecarini, che rappresenta la famiglia Pucciarelli, di svolgere una serie di indagini difensive. Per la morte dell’architetto viterbese, la procura di Perugia ha chiesto l’udienza preliminare per cinque medici dell’ospedale Silvestrini: il primario del reparto di otorinolaringoiatra Giampiero Ricci, i chirurghi Luigi Giuseppe Gallucci e Maria Cristina Cristi (viterbese), l’anestesista Carla Monacelli e l’otorinolaringoiatra Paolo Pettirossi. L’accusa è di omicidio colposo.
Per la pm Gemma Miliani, titolare delle indagini, i medici hanno causato la morte di Pucciarelli per “negligenza, imprudenza e imperizia”. Morte avvenuta il 16 luglio 2015 per “arresto cardiorespiratorio acuto da shock emorragico, con inalazione del sangue”. E’ scritto nell’avviso di conclusione delle indagini.
Il medico viterbese Cristi, scrive la pubblico ministero, “nonostante Pucciarelli fosse già ricoverato in reparto e nonostante la prescrizione preoperatoria del digiuno, ‘organizzava’ la sua uscita dall’ospedale, coinvolgendolo in una cena nella propria abitazione” insieme “ad alcuni medici specializzandi. La serata si è anche prolungata in un pub”.
Per il magistrato perugino, “la circostanza era nota al primario Ricci” che però “non ha fatto nulla per impedire la goliardica e insana iniziativa della Cristi”.
Non solo. Pucciarelli sarebbe stato fatto uscire dall’ospedale anche nel pomeriggio: bisognava andare a comprare l’occorrente per la pasta cacio e pepe da mangiare a cena. Nel gruppo Whatsapp creato dai medici e chiamato ‘Rapimento Gino’, sono state trovate una serie di immagini che immortalano l’architetto davanti agli scaffali degli alcolici. Poi gli scatti della cena fuori dall’ospedale e quelli in un pub, a bere birra con i dottori. Il tutto il 2 luglio, il giorno che precede l’operazione.
Il 3, invece, sullo stesso gruppo Whatsapp, è stato condiviso, subito dopo l’intervento, un selfie di due dottoresse con il paziente ancora in sala operatoria, disteso sul lettino e semincosciente. Ma anche la foto della tonsilla asportata all’architetto, ironicamente rinominata ‘La Gino tonsilla destra’.
“Uno scempio disgustoso – lo ha definito l’avvocato Luca Mecarini -. Un comportamento aberrante, che mette in serio dubbio quello che succede all’ospedale Silvestrini di Perugia, soprattutto nelle sue sale operatorie. Indipendentemente dalle responsabilità penali, sui medici pendono gravissime responsabilità disciplinari: l’azienda ospedaliera prenda provvedimenti, altrimenti su incarico della famiglia denuncerò tutto al ministero”.
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I funerali di Gino Pucciarelli: video – fotocronaca – slide
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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