Viterbo – Il sindaco Maurizio Lacchini ne è sicuro: “Con il porto sotto sequestro, un danno alle attività commerciali di Marta. Perché non permettere gli attracchi vuol dire zero turisti, e quindi un danno all’economia del paese”.
Il più grande porto del lago di Bolsena è con i sigilli da lunedì, quando la procura di Viterbo ha fatto eseguire il provvedimento del tribunale del Riesame. Per la precisione, la Guardia di finanza ha sequestrato una banchina di 270 metri che, secondo il procuratore Paolo Auriemma e il sostituto Massimiliano Siddi, “realizzata con esclusiva finalità idraulica” per la “salvaguardia dell’incile del fiume Marta”, sarebbe stata usata per “l’attracco e lo stazionamento delle imbarcazioni in assenza dell’autorizzazione paesaggistica”.
Il primo cittadino è indagato per reati ambientali, abuso d’ufficio e falso ideologico. Insieme alla vicesindaca Lucia Catanesi, a tre ex assessori, al segretario comunale e a due tecnici. “Con il porto sotto sequestro, un danno alle attività commerciali di Marta – ribadisce Lacchini -. Perché non permettere gli attracchi vuol dire zero turisti, e quindi un danno all’economia del paese. Come è già successo l’estate scorsa”. Per l’estate 2017 il consiglio comunale ha deliberato, il primo giugno di quell’anno, “l’annullamento della gara per la gestione dei servizi portuali per il 2017”.
Nasce tutto da una nota dell’11 maggio 2017 in cui la regione Lazio – Direzione risorse idriche, difesa del suolo e rifiuti “ribadisce”, dopo averlo “già evidenziato il 28 giugno 2016”, la propria “incompetenza in merito alla richiesta inoltrata dal comune di Marta per l’individuazione degli specchi acquei per ormeggo natanti nel porto”. L’amministrazione spiega che “dalla missiva emerge che (secondo la regione, ndr) ‘l’istruttoria avviata dal comune risulta in palese distonia alle normative’ e che ‘non appaiono corrette le procedure seguite negli anni passati’, invitando ad ‘attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dalla struttura regionale competente'”.
A questo punto il consiglio comunale “rivelato che non vengono espressamente indicate (dalla regione, ndr) quale siano le distonie con le normative né le procedure non corrette seguite negli anni passati né quali siano nello specifico le normative a cui attenersi né tantomeno la struttura regionale competente che dovrà fornire le indicazioni corrette, e che per gli anni 2013, 2014 e 2015 (periodo di riordino dell’area lacuale dell’incile del fiume Marta da parte della regione Lazio) la regione autorizzava l’ormeggio natanti precludendo esclusivamente le aree di cantiere destinate ai lavori, e preso atto che la provincia di Viterbo (competente, fino all’abolizione, in materia di porti lacuali, ndr) il 15 giugno 2006 assegnava al comune di Marta duecento posti per ormeggio.
In attesa di chiarimenti sul numero di posti barca che saranno consentiti dalla regione Lazio al comune di Marta, e ritenuto che la stagione per la navigazione è ormai in stato avanzato, (il consiglio comunale, ndr) delibera l’annullamento della gara per la gestione dei servizi portuali per l’anno 2017, la restituzione delle somme già versate dai richiedenti assegnazione posto barca, di sottrarsi con effetto immediato da qualsiasi responsabilità e ingerenza, oltre che da eventuali oneri derivanti dallo specchio d’acqua e porto in questione demandando al controllo e gestione dello stesso la struttura regionale del Lazio competente, e rinnova la richiesta di quantificazione delle somme dovute dal comune di Marta per gli anni pregressi, a cui andranno detratti i costi sostenuti dall’ente per la manutenzione delle strutture realizzate dalla regione Lazio”. Il comune si ‘spoglia’ quindi del porto.
L’annullamento, “prima dell’apertura delle relative buste, del bando di gara della gestione dei servizi per ormeggio natanti per l’anno 2017” viene ribadito dal sindaco Lacchini in una nota del 5 giugno 2017 indirizzata alla regione. “La provincia di Viterbo – spiega il primo cittadino – nel 2006 aveva assegnato ai comuni di Marta, Bolsena e Capodimonte duecento posti barca ciascuno. La regione Lazio, nel 1990, aveva deliberato che ‘tutti gli spazi e i corrispondenti ormeggi nei tre porti sono individuati dalla numerazione risultante dalle planimetrie’. Dalle planimetrie – sottolinea il sindaco – emerge che il comune di Marta può richiedere l’assegnazione di circa ottanta posti barca. Da qui la distonia. Quanti posti barca possono essere richiesti? Ottanta circa, come da delibera di giunta regionale del 1990, duecento come da delibera di giunta della provincia di Viterbo, o di più, in analogia a quelli del comune di Capodimonte (370)? Alla luce di ciò, al fine di valutare l’opportunità per il comune di Marta di formulare una nuova istruttoria per l’uso dello specchio acqueo da adibire a ormeggio per l’anno 2017, si chiede quale sia il numero dei posti che saranno consentiti. Si chiede inoltre di quantificare con precisione, al fine di evitare equivoci, quale sia il canone di concessione che gli assegnatari di posto dovranno corrispondere alla regione”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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