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Tribunale - Chiedono il non luogo a procedere il sindaco Lacchini, la consigliera Catanesi e il dirigente Scatarcia - Sono imputati anche di abuso d'ufficio

“Porto di Marta ripristinato, estinti i reati ambientali”

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Marta con il lungo lago e il porto

Marta con il lungo lago e il porto

Marta – Il sindaco Maurizio Lacchini

Marta – Il sindaco Maurizio Lacchini

Lucia Catanesi

Lucia Catanesi

Marta - Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto sotto sequestro

Marta - Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto sotto sequestro

Marta - Il progetto della regione Lazio del porto - A destra la nuova banchina

Marta – Il progetto della regione Lazio del porto – A destra la nuova banchina

Marta – (sil.co.) – “Ripristinato il porto di Marta, estinti i reati ambientali”.  

Si è aperto con la richiesta di non luogo a procedere ex articolo 129 il processo al sindaco Maurizio Lacchini, all’ex sindaca e consigliera comunale Lucia Catanesi e al responsabile dell’ufficio tecnico Giacomo Scatarcia, assistiti dagli avvocati Carlo Mezzetti, Roberto e Francesco Massatani e Giovanni Labate. 

Il porto di Marta fu sequestrato il 5 febbraio 2018 dalla guardia di finanza. Il 26 luglio 2018 la diga frangiflutti è stata dissequestrata.

Per i difensori, l’avvenuto ripristino è causa di estinzione dei presunti reati ambientali contestati ai tre imputati. Il collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, prendendo atto della richiesta, si è riservato di decidere nel prosieguo del dibattimento, che si è aperto ieri con l’ammissione delle prove. 

Tra le prove documentali, per l’appunto, il difensore Roberto Massatani ha depositato la richiesta di ripristino e rinnovato la richiesta di non luogo a procedere già avanzata al gup Savina Poli.

Il tribunale, dal canto suo, ha chiesto il deposito anche delle due perizie tecniche di parte affidate dai legali Labate e Massatani a consulenti di fiducia degli imputati Scatarcia e Catanesi, per dare modo al collegio di prenderne visione, data la complessità delle questioni affrontate, prima del contraddittorio in aula. 

Agli imputati, oltre a diverse violazioni alla normativa ambientale, è contestato anche l’abuso d’ufficio tramite falso ideologico.

L’inchiesta sul più grande porto del lago di Bolsena, coordinata dal procuratore capo Paolo Auriemma e dal pm Massimiliano Siddi, prese il via nel 2016, dopo i lavori di ristrutturazione e ampliamento finanziati dalla Regione Lazio con fondi europei. Inizialmente gli indagati erano otto, ma per cinque di loro la posizione è stata archiviata. L’attenzione degli inquirenti si incentrò sulla nuova opera idraulica posta a tutela dell’incile del fiume Marta.

Il processo entrerà nel vivo 16 giugno 2020, quando saranno sentiti i primi quattro degli otto testimoni dell’accusa. Gli altri saranno sentiti nell’udienza già calendarizzata per  il prossimo 14 luglio. 


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18 dicembre, 2019

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