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Tribunale - Accolta la richiesta della procura e ribaltata la decisione del gip - Nelle prossime ore verranno messi i sigilli

Sequestro porto di Marta, il Riesame ha detto sì

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Marta - Il porto dall'alto

Marta – Il porto dall’alto

Marta - Il porto

Marta – Il porto

Marta - Il porto

Marta – Il porto

Marta – Il tribunale del Riesame ha detto sì al sequestro del porto di Marta. 

I giudici Silvia Mattei, Giacomo Autizi e Fiorella Scarpato avevano sciolto la riserva a inizio dicembre, ma è nelle prossime ore che verranno messi i sigilli al più grande porto del lago di Bolsena.

La procura di Viterbo si era rivolta al Riesame dopo che il gip del tribunale di Viterbo Francesco Rigato aveva respinto la richiesta di sequestro. Secondo il giudice per le indagini preliminari, “pur potendosi ritenere sussistenti elementi denotanti la consumazione del reato ambientale, la mera consumazione del reato non determina comunque l’insorgenza di un pericolo tale da rendere necessario il sequestro preventivo”.

Ma per il procuratore Paolo Auriemma e per il sostituto Massimiliano Siddi a quella banchina di 270 metri, inaugurata nel 2016 e finanziata dalla regione Lazio con fondi europei, i sigilli andavano messi. Impugnando il no del gip, si sono rivolti al Riesame. Che ha ribaltato la decisione, accogliendo la richiesta della procura.

L’udienza si è svolta il 22 novembre scorso, e quella mattina in aula erano presenti il procuratore Auriemma e l’avvocato Giovanni Labate, legale del sindaco Maurizio Lacchini, della vicesindaca Lucia Catanesi, degli ex assessori Andrea Garofoli, Roberto Pesci e Cinzia Pistoni. Del segretario comunale Mariosante Tramontana, dell’ex responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Marta Angelo Centini e dell’attuale, Giacomo Scatarcia. Gli otto indagati sono già stati raggiunti dall’avviso di garanzia.

Per la procura di Viterbo quella banchina, “realizzata con esclusiva finalità idraulica” per la “salvaguardia dell’incile del fiume Marta”, sarebbe stata usata per “l’attracco e lo stazionamento delle imbarcazioni in assenza dell’autorizzazione paesaggistica”. La procura ipotizza il reato ambientale, anche per l’impatto che gli sversamenti delle imbarcazioni possano aver avuto sulle acque del lago. Oltre a un pericolo di cedimento della banchina che, nata e collaudata come opera idraulica, potrebbe non reggere il peso delle barche che vi hanno ormeggiato o vi ormeggiano. Quindi, un ipotetico pericolo per l’incolumità di chi vi passeggia.

Oltre al reato ambientale, la procura ipotizza l’abuso d’ufficio e il falso ideologico. “Poiché – spiegano il procuratore Auriemma e il pm Siddi -, in violazione della disciplina per i beni culturali e ambientali, (gli indagati, ndr) emanavano provvedimenti amministrativi come se la nuova opera idraulica fosse utilizzabile come molo portuale destinato all’attracco e allo stazionamento delle imbarcazioni. Procurando intenzionalmente un ingiusto profitto all’amministrazione del comune di Marta”.


La nota del procuratore Paolo Auriemma

E’ in corso il sequestro preventivo di un’area sita sul lago di Bolsena a seguito di provvedimento di sequestro preventivo adottato dal tribunale del Riesame di Viterbo e depositato in data 7 dicembre 2017. Le operazioni sono state delegate alla polizia giudiziaria operante: Guardia di finanza stazione navale di Civitavecchia, Guardia di finanza di Viterbo nucleo polizia economica e finanziaria e alla polizia fluviale regione Lazio.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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5 febbraio, 2018

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