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Inchiesta porto di Marta - Parla la vicesindaca Lucia Catanesi, che si difende tra le lacrime: "La regione Lazio mi ha ingannata"

“Una vita dedicata ai cittadini e mi ritrovo indagata…”

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Lucia Catanesi

Lucia Catanesi

Marta - Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto sotto sequestro

Marta - Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto sotto sequestro

Marta - Il progetto della regione Lazio del porto - A destra la nuova banchina

Marta – Il progetto della regione Lazio del porto – A destra la nuova banchina

Viterbo – Lucia Catanesi, sindaca di Marta fino a maggio 2016 e attuale vicesindaca, si sente “ingannata dalla regione Lazio”. E mentre spiega il perché, si interrompe più volte. La voce non regge l’emozione, e piange. “Lavoro da una vita, sempre e solo per il bene dei miei cittadini – dice -. Per loro ho sacrificato la mia giovinezza, ma sarebbe stato meglio se non avessi fatto nulla. Se nulla avessi fatto, o se non l’avessi fatto con la massima correttezza che da sempre mi contraddistingue, sono sicura che oggi non sarei indagata. Che amarezza, che immenso dolore”.

Catanesi, 44 anni, è indagata insieme all’attuale primo cittadino Maurizio Lacchini, a tre ex assessori, a due tecnici e al segretario comunale per reati ambientali, abuso d’ufficio e falso ideologico. Secondo la procura di Viterbo, che ha coordinato le indagini della Guardia di finanza, avrebbero “irregolarmente adibito” una banchina di 270 metri nel porto di Marta “a zona di attracco per le imbarcazioni, destinandola a finalità non previste dalle autorizzazioni e in violazione del vincolo paesaggistico, con potenziali rischi anche per la sicurezza dei natanti e l’inquinamento dell’area”.

Secondo l’accusa “l’opera era stata progettata come diga frangiflutti, necessaria per la protezione della darsena, e autorizzata dalla regione Lazio solo come opera idraulica per prevenire il fenomeno dell’insabbiamento”. Ma non basta. Per gli inquirenti “la trasformazione dell’area portuale ha costituito anche presupposti per l’illecita percezione, da parte dell’amministrazione comunale, di proventi economici corrisposti dai turisti con l’attracco delle imbarcazioni, utilizzando attrezzature non collaudate”. Proventi economici che si aggirerebbero tra i 10 e i 15mila euro, e che – come sottolinea la procura – sarebbero finiti nelle casse del comune di Marta.

I lavori di riordino dell’area lacuale all’incile del fiume Marta iniziano tra fine 2012 e inizio 2012. Un intervento da oltre un milione e mezzo di euro, stanziato dalla regione Lazio con fondi europei. E il cantiere resta aperto fino alla primavera del 2016. “Dei lavori – spiega Catanesi – se ne è occupata sempre e solo la regione. Dall’inizio, alla fine. È la regione che ha fatto ristrutturare le due banchine. È la regione che ha fatto realizzare quello che nella planimetria viene chiamato ‘nuovo molo’, ovvero la banchina di 270 metri”. Il porto viene poi dato in sub concessione al comune.

“Ad aprile 2016 – continua Catanesi, carte alla mano -, dovendo procedere all’espletamento della procedura per l’affidamento della gestione dei servizi all’interno dell’area lacuale, chiedo alla regione che venga concesso al comune lo specchio acqueo per ormeggio natanti in prossimità del fiume Marta, secondo gli spazi individuati. Passa un mese, ma la regione non evade la richiesta. E il 12 maggio comunico alla direzione regionale infrastrutture, ambiente e politiche abitative, difesa del suolo e bonifiche che per motivi di pubblica utilità avremmo proceduto all’occupazione dell’area lacuale per garantire il servizio di ormeggio”.

E così accade, il 21 maggio 2016. La giunta comunale delibera di “occupare temporaneamente e d’urgenza lo specchio lacuale all’interno dell’incile del fiume Marta, per motivi di pubblica utilità, al fine di garantire la gestione dei servizi all’interno dell’area dal primo giugno al 31 ottobre 2016 , evitando così controversie con gli utenti dello specchio lacuale e un mancato introito nelle casse comunali. Di provvedere all’affidamento temporaneo della gestione dei servizi all’interno dell’area lacuale, e di riservarsi di provvedere al pagamento delle somme relative all’occupazione di tale area non appena la regione Lazio formalizzerà la concessione e determinerà il relativo canone”. “E meno male – sottolinea Catanesi – che abbiamo specificato anche quest’ultimo punto, sennò ci avrebbero contestato pure il peculato”.

La delibera viene inviata anche a tre assessorati regionali: infrastrutture, politiche abitative ed enti locali; politiche del bilancio, patrimonio e demanio; e politiche del territorio e mobilità. “Perché – spiega Catanesi – tra di loro c’erano diatribe di competenza. Nel frattempo, il 30 giugno 2016, la direzione regionale risorse idriche e difesa del suolo effettua un sopralluogo. Ma poi, invece che bussare alle porte del comune, dire che le barche non potevano attraccare a quella banchina, darci qualche giorno di tempo per farle levare, presenta un esposto ai finanzieri della stazione navale di Civitavecchia. La regione Lazio ci ha ingannati – attacca Catanesi -. Prima non evade le nostre richieste, gli comunichiamo che avremmo occupato l’area lacuale, continua a non risponderci, ma poi ci denuncia. Se ce l’avesse detto, quelle barche le avremmo fatte levare all’istante”.

Catanesi si scaglia anche contro le accuse avanzate dalla procura di Viterbo. “Ci contestano reati ambientali, tra cui l’inquinamento. Ce lo dimostrino, perché non può essere solo un’ipotesi. Il reato ambientale o c’è o non c’è. Ci contestano pure l’abuso d’ufficio e il falso ideologico, perché con gli incassi dell’attracco delle barche abbiamo fatto entrare soldi nelle casse del comune. Non per un tornaconto personale, ma a favore della collettività. Il nostro è il primo caso al mondo”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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7 febbraio, 2018

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