Lucia Catanesi
Marta – Porto di Marta, botta e risposta durante l’interrogatorio fiume dell’imputata tra l’ex sindaca Lucia Catanesi e il pubblico ministero Massimiliano Siddi, titolare dell’inchiesta del 2016-2017 da cui è scaturito il processo tuttora in corso davanti al collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Eugenio Turco.
Imputati, oltre all’ex sindaca Lucia Catanesi difesa dagli avvocati Roberto e Francesco Massatani, anche il suo successore Maurizio Lacchini nonché il responsabile dell’ufficio tecnico Giacomo Scatarcia, difesi dagli avvocati Giovanni Labate e Carlo Mezzetti. Ai tre sono contestate alcune violazioni alla normativa ambientale. Ma l’accusa è anche di abuso d’ufficio tramite falso ideologico.
Mercoledì è stato il giorno dell’esame imputati, cui l’attuale sindaco Lacchini e Scatarcia hanno rinunciato, mentre si è lasciata interrogare, fornendo la sua versione dei fatti al tribunale, una incontenibile Catanesi, Un fiume in piena che gli stessi difensori hanno faticato ad arginare.
Marta – Il progetto della regione Lazio del porto – A destra la nuova banchina
“A noi non sarebbe cambiata la vita, al paese sì”
“Nel cartello del cantiere appaltato dalla Regione Lazio c’era scritto ‘porto turistico’. A noi non sarebbe cambiata la vita, al paese sì – ha tenuto a sottolineare in uno dei passaggi più caldi dell’interrogatorio – Marta si trova ora con un’opera insabbiata”. Andando fuori tema nel finale, perché al centro del processo ci sono i posti barca deliberati all’unanimità dalla giunta comunale nella primavera 2016, nell’imminenza della stagione estiva dopo la mancata risposta della Regione Lazio a esplicita richiesta della stessa sindaca, peraltro dipendente degli uffici di Ponte Galeria.
“Volevamo sistemare i 200 posti barca, non aumentarli”
“Tutti i testimoni della Regione Lazio hanno riferito che era un’opera idraulica, mai detto porto”, ha replicato Siddi. “E allora cosa ci stavano a fare i colonnini elettrici per gli attracchi dei natanti da diporto?”, l’imputata. “Nei documenti ufficiali è sempre detto braccio idraulico”, il pm. In realtà, secondo quanto emerso durante l’udienza, i circa 200 posti barca “standard” di sempre, dopo la parziale demolizione del vecchio porto, avrebbero dovuto comunque essere garantiti.
“A quelli mi riferivo – ha detto Catanesi – non volevamo aumentarli, volevamo solo sapere come sistemarli e se il nostro piano andava bene”. Tutto deponeva in tal senso: “Su richiesta del comune, era stata fatta un’apposita variante per la modifica della sezione del braccio idraulico da obliqua a verticale per favorire l’ormeggio dei natanti. Una miglioria chiesta da noi e accolta dalla Regione”, ha specificato.
Marta – Il porto prima della realizzazione della nuova banchina
“L’opera doveva risolvere l’annoso problema dell’insabbiamento”
E’ partita da lontano, l’ex sindaca, in carica per due mandati consecutivi, il massimo spendibile, da maggio 2006 a giugno 2016. “L’inferno”, come lo ha definito, sarebbe scattato dopo la sua richiesta di okay al piano di assegnazione dei posti barca in vista della stagione balneare 2016 ormai imminente. I lavori erano terminati a dicembre 2015.
“Nel 2007, all’ennesima richiesta di dragaggio dell’incile, a causa del vetusto problema dell’insabbiamento dovuto alla realizzazione dell’opera che aveva due bracci idraulici da parte del genio civile, la Regione Lazio, cui il dragaggio costava ogni volta qualcosa come 250mila euro, propose un intervento definitivo”, ha spiegato.
“Ampliamento portuale previsto nel progetto”
Il primo progetto della Regione risale al 2008 ed è relativo a “opere di sistemazione e ampliamento portuale”. A ottobre 2009, sempre a Roma, si è tenuta la conferenza dei servizi per il parere urbanistico, “con la previsione anche di un limitato ampliamento portuale in deroga”, ha sottolineato Catanesi. “Fatto sta che sulla tavola del progetto affisso al cantiere hanno messo i pontili”, ha proseguito. Poco spazio alla fantasia, secondo l’imputata, che fino all’ultimo ha ribadito: “Nelle delibere di giunta non era previsto alcun aumento dei posti barca”.
Giunto ormai alle ultime battute dopo l’esame di Lucia Catanesi, il processo è stato rinviato al prossimo 2 novembre per ascoltare gli ultimi cinque testimoni della difesa.
Marta – Il porto dall’alto
Quattro anni fa il sequestro del porto
Il 5 febbraio 2018 la guardia di finanza sequestrò il porto di Marta. Per far mettere i sigilli a quella banchina di 270 metri che, secondo gli inquirenti, era stata realizzata come opera idraulica e non come zona portuale, la procura si dovette rivolgere al tribunale del riesame di Viterbo.
L’inchiesta sul più grande porto del lago di Bolsena prese il via nel 2016, dopo i lavori di ristrutturazione e ampliamento finanziati dalla Regione Lazio con fondi europei. Inizialmente gli indagati erano otto, ma per cinque la posizione è stata archiviata.
L’indagine avrebbe preso spunto da un’intuizione investigativa della guardia di finanza, con l’obiettivo di fare ordine, a livello regionale, essendo la normativa complessa e soggetta a continue modifiche. Sul lago di Bolsena sono stati presi in esame i porti di Capodimonte, Bolsena e Marta.
Il porto di Marta ha una singolarità rispetto a quelli di Bolsena e Capodimonte: un braccio contro l’insabbiamento dove c’è l’incile, all’altezza delle chiuse, delle paratoie del fiume Marta. Il fiume deve mantenere sempre un minimo vitale, va sempre alimentato, anche in estate. Lo scopo del braccio è evitare l’insabbiamento e garantire l’incile.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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