Viterbo – (ma. ma.) – “La nostra qualità non ha competitor al mondo. La ricetta di Coldiretti è sostenere il made in Italy, le produzioni certificate e controllate”.
Il presidente di Coldiretti Viterbo Mauro Pacifici non ha dubbi sulla qualità dei prodotti del territorio e non valuta come possibile la proposta della commissione europea di tagliare i fondi per la politica agricola del comune. “Abbiamo bisogno di fondi non solo per creare prodotti di qualità – specifica – ma anche per creare prodotti che abbiano una qualità salubre. Non possiamo giocare sulla salute delle persone”.
Soddisfazione per i fondi stanziati con il bilancio regionale e un accenno al cammino intrapreso da Coldiretti da inizio 2018. “La nuova Coldiretti non guarda più alla tutela del singolo interesse dell’agricoltore o dell’azienda agricola associata, ma vuole diventare un’organizzazione di filiera. Inoltre come Coldiretti ci stiamo accingendo a una nuova formula di centro di assistenza agricola in modo che la Regione possa fare attività di controllo e noi attività di istruttoria perché abbiamo le capacità per farlo”.
Come sono stati questi ultimi 12 mesi da un punto di vista produttivo?
“Noi abbiamo una grande fortuna, quella di essere un territorio molto fornito. La nocciola viene prodotta per un 37% del prodotto nazionale; la castagna, anche se quest’anno ci sono state produzioni molto basse perché attaccate da muffe, rimane un prodotto del territorio. Poi c’è l’olio: abbiamo la dop Canino e la dop Tuscia. Anche la produzione di vino è importante. Non dimentichiamo poi il latte sia ovino che bovino. La nostra provincia nel latte ovino è la terza a livello nazionale, dopo Nuoro e Cagliari. Infine abbiamo la produzione di ortaggi a Castel d’Asso e dei cereali nella zona di Taquinia e Montalto.
A livello di produzioni siamo conosciuti anche per quanto riguarda le nocciole. Le aziende che raccolgono a livello nazionale e commercializzano questo prodotto sono molto interessate al nostro settore. E noi con i nostri produttori stiamo facendo la nostra parte, creando delle sinergie sia con le cooperative che con le aziende agricole. Cercheremo in seguito di creare un dialogo per la sostenibilità e far in modo che la quarta dimensione della qualità sia la sostenibilità: a favore di un territorio più sano con produzioni sicuramente più sane.
La nocciola è fondamentale per quanto riguarda le produzioni e l’economia del territorio, ma anche sull’ulivo non possiamo essere da meno. Sappiamo che la Tuscia è molto vocata, a partire da Canino fino a Vetralla. Non sempre possiamo ritenerci soddisfatti per quanto riguarda l’annata agraria. Per l’olio nel 2018 abbiamo avuto la Tuscia divisa in due: ci sono state zone di Canino e Tuscania con grandi produzioni; mentre per Vetralla e Monte Romano ci sono state problematiche per via di gelate tardive e bombe d’acqua.
Le castagne poi quest’anno hanno avuto un crollo verticale, causa umidità e il grande attacco della muffa che non ha reso possibile la normale maturazione del frutto. Altra causa di questo crollo è il cinipide anche se in questo senso andiamo risolvendo”.
Per quanto riguarda il latte, un problema è che il prezzo praticato dalle industrie che raccolgono il prodotto laziale è al di sotto dei costi di produzione. La situazione nel settore latteario – caseario è ancora critica?
“Per quanto riguarda il latte stiamo lavorando per far in modo che i prezzi diventino dignitosi sia per quello ovino che bovino. Sembra che per il latte bovino siano stati fatti accordi anche grazie a Coldiretti che ha spinto per far in modo che venissero ripristinati valori sostenibili per le aziende, applicando 1 centesimo e mezzo in più rispetto ai parametri di qualche mese fa. Per il comparto ovino invece abbiamo studiato un programma che possa sostenere una filiera, a partire dal pascolo e dalla cura del territorio e del verde fino alla prevenzione degli incendi. Insomma vogliamo salvaguardare il mantenimento della cultura di un tempo. Abbiamo la necessità che questo settore non scompaia anche se sta attraversando un periodo difficile”.
Per quanto riguarda la produzione di nocciole e la temibile invasione da parte di quelle turche?
“Noi possiamo farci forte del fatto che la nostra qualità non ha competitor al mondo. Il vero valore aggiunto della nocciola è quando il frutto può essere venduto intero. La nostra è una nocciola sana, che ha gusto e che viene prodotta secondo certi canoni. Noi abbiamo un’area particolarmente vocata perché di origine vulcanica e questo conferisce una grande qualità. Questo non è possibile in tutte le parti del mondo, specialmente in Turchia. Ecco perché molto probabilmente spesso la nocciola turca viene usata in granella mentre la nostra nazionale viene usata intera all’interno dei prodotti. Le nostre qualità non temono confronti. Nel futuro dobbiamo aumentare la nostra capacità di produzione interagendo tutti insieme: agronomi, consorzio agrario, università, asl, Coldiretti, cooperative, agricoltori e consumatori”.
Altra problematica che andrebbe risolta è quella della massiccia presenza di cinghiali sul territorio?
“Abbiamo chiesto e ottenuto la possibilità di effettuare la caccia di selezione anche all’interno dei parchi e abbiamo chiesto interventi da parte della polizia provinciale per limitare i danni. Questo perché il cinghiale non è un animale protetto e abbiamo perso il controllo circa la sua riproduzione. Non c’è più un equilibrio ambientale e dobbiamo ritrovarlo. L’obiettivo è quindi ritrovare un equilibrio naturale e una convivenza adeguata con le attività aziendali”.
Un bilancio del 2018 da un punto di vista politico – sindacale?
“Da un punto di vista politico – sindacale abbiamo intrapreso un percorso nuovo. L’anno scorso parlavamo di nuova Coldiretti e l’abbiamo avuta in tutto questo corso dell’anno passato.
La nuova Coldiretti non guarda più alla tutela del singolo interesse dell’agricoltore o dell’azienda agricola associata, ma vuole diventare un’organizzazione di filiera. Mi spiego meglio: Coldiretti vuole esserci dall’inizio della produzione fino alla commercializzazione, con i contratti di filiera, e all’arrivo sulla tavola del prodotto con un occhio attento al consumatore. Un’organizzazione che salvaguarda gli interessi della filiera, dalla produzione alla tavola. Ci stiamo muovendo per accrescere le qualità produttive delle nostre aziende e per assisterle a 360 gradi, cercando contratti di filiera a livello locale ma anche nazionale. A livello locale poi lavoriamo anche con ‘campagna amica’ fino poi ad arrivare a livello nazionale dove ci stiamo muovendo per stringere accordi con aziende che lavorano trasformati di carne e altri”.
Con l’approvazione del bilancio regionale sono stati stanziati dei fondi per far fronte a delle problematiche del nostro territorio: il calo nella produzione dell’olio, le criticità nella produzione delle castagne, i danni causati dall’eccessiva presenza di lupi nel viterbese e nel reatino. Nel dettaglio di cosa si tratta?
“Innanzitutto nel bilancio c’è un capitolo di spesa molto importante per i danni da fauna. Ma non solo. Tra le proposte troviamo: il supporto per gli allevamenti che hanno subito attacchi da lupo attraverso la prevenzione, lo smaltimento dei capi abbattuti e la tutela di quello che è un animale protetto ossia il lupo. In che modo? Facendo prevenzione con la fornitura di cani anti – lupo.
Inoltre nei rari casi, che purtroppo oggi non sono poi così rari, di pecore abbattute verrà facilitato un percorso di smaltimento, meno oneroso. Infine cercheremo soprattutto di ristabilire quello che è il patrimonio zootecnico.
Possiamo dire che la Regione ha risposto ai nostri appelli. Abbiamo chiesto anche che vengano tutelate le aree dove è mancata la produzione di olio e castagne: la Regione, sotto nostra richiesta, ha stanziato 500 mila euro sia per mancata produzione di olio che di castagne. Di questo siamo felici e soddisfatti. In questo modo si tutela il made in Italy anche quando siamo oggetto di calamità naturali o fauna selvatica”.
La proposta della commissione europea di tagliare i fondi per la politica agricola del comune è un pericolo concreto?
“Il pericolo è concreto. Ci sono delle grandi manovre a livello europeo, vedi Brexit, che comportano delle ripercussioni anche per la nostra nazione. Riteniamo che non possa essere l’Italia a pagare queste manovre con il taglio dei fondi della politica comune europea. I tagli andranno a influire sulle tavole dei cittadini europei. Non possiamo minimamente arretrare e far passare il concetto che qualcuno faccia credere che è possibile tagliare i fondi all’agricoltura perché tanto non servono. Non è così. Abbiamo bisogno di fondi non solo per creare prodotti di qualità, ma anche per creare prodotti che abbiano una qualità salubre. Non possiamo giocare sulla salute delle persone. La ricetta di Coldiretti è sostenere il made in Italy, le produzioni certificate, le produzioni controllate. Noi ci possiamo vantare di produrre cibo salubre e i tagli non possiamo permetterceli”.
Obiettivi da raggiungere per il 2019?
“Innanzitutto dobbiamo cercare di accrescere la nostra capacità produttiva e anche quella di posizionamento sul mercato. Abbiamo iniziato a farlo in chiusura d’anno con un convegno sul vino. Noi riteniamo infatti che il settore del vino abbia avuto una grande evoluzione, dalla produzione della semplice uva fino ad arrivare alle cantine aziendali e all’esportazione anche all’estero. Noi vorremmo far in modo che tutti i prodotti seguano un iter tipo quello del vino in modo da poter portare valore aggiunto alle nostre aziende agricole.
Inoltre come Coldiretti ci stiamo accingendo a una nuova formula di centro di assistenza agricola. Secondo questa idea abbiamo la possibilità di porre tutte quelle deleghe che oggi sono a capo di determinate amministrazioni pubbliche o meno, che non funzionano bene, sul tavolo dei nostri tecnici della Coldiretti in modo da rendere più celeri tutte le istruttorie e le domande. Così la Regione può fare attività di controllo e noi attività di istruttoria perché abbiamo le capacità per farlo”.
Maurizia Marcoaldi
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