Viterbo – Non è stato un capodanno come tutti gli altri per il presidente della camera penale Mirko Bandiera, alla scadenza del suo secondo e ultimo mandato alla guida della sezione viterbese dell’organizzazione che, a livello nazionale, rappresenta gli avvocati italiani che lavorano nel diritto penale.
“Sembra ieri, invece sono passati sei anni e mezzo, i primi due da consigliere e gli altri quattro anni e mezzo da presidente”, ricorda l’avvocato Bandiera, orgoglioso dell’esperienza. Cesserà dalla carica il 31 gennaio, quando ci saranno le elezioni del nuovo direttivo, composto da cinque avvocati, tra i quali sarà nominato il suo successore. C’è tempo fino al 24 gennaio per le candidature.
Oltre la toga, il pugilato e il motociclismo tra le sue passioni.
Presidente Bandiera, che effetto le fa essere presidente uscente dopo quattro anni e mezzo alla guida della camera penale “Ettore Camilli Mangani”?
“E’ stata un’esperienza forte, stancante, un altro lavoro, di politica giudiziaria, con fine di aiutare il diritto. Non posso non pensare alle tante riunioni assieme agli altri presidenti delle camere penali italiane, 130 quelle che aderiscono all’Unione, alle tante battaglia portate avanti per migliorare la giustizia. A livello locale, sono invece più che soddisfatto della fattiva collaborazione instaurata sia con la presidente del tribunale Maria Rosaria Covelli, sia col procuratore capo Paolo Auriemma. A Viterbo, dal loro arrivo, si respira veramente un’altra aria. C’è partecipazione, condivisione. Altrettanto orgoglioso sono del rapporto sviluppato tra la camera penale e l’università, con l’obiettivo di formare le menti dei futuri dirigenti alla legalità”.
Era il 19 giugno 2014 quando è stato nominato successore di presidenti come Giorgio Barili, Sergio Racioppa, Roberto Massatani e Fabrizio Ballarini. Il 30 giugno 2016 è stato riconfermato nella carica. Nominato ad appena 38 anni, nel 2014 era il baby presidente delle camere penali italiane. Un bilancio?
“Il problema giustizia resta sempre centrale. Sono stati anni di battaglie e di un lunga serie di astensioni contro una riforma ritenuta ingiusta della giustizia. Quest’anno si sono mossi anche gli stati generali. La riforma è avversata pure dal mondo accademico. Nel 2018 è stato sottoscritto un documento da 130 professori universitari, che lo hanno poi consegnato al presidente della repubblica Sergio Mattarella”.
Adesso c’è anche lo spettro della riforma della prescrizione, contro la quale i penalisti hanno scioperato quattro giorni a novembre e altri due a dicembre…
“La riforma della prescrizione punta solo al consenso elettorale, è un gioco di accordi, diventerà legge nel 2020, vogliono fare degli spot. Dietro c’è una visione miope, che peraltro non risolve il problema della velocità della giustizia”.
“Velocizzare la giustizia”, un ritornello che non passa di moda?
“Servono azioni. Per dare impulso ai processi, ad esempio, si dovrebbero recuperare ai tribunali magistrati attualmente impiegati in altri uffici. E poi c’è il problema delle Poste per le notifiche, che vengono spedite e pagate dallo stato, ma non tornano le cartoline di notifica. Col risultato che si rinviano processi, salvo scoprire, magari a distanza di mesi, che la notifica era andata a buon fine ed era stata regolare. Intanto però si sono persi mesi di tempi. Serve una corsia preferenziale. E’ un problema che sta a cuore anche alla presidente del tribunale Covelli”.
L’anno scorso abbiamo scoperto che, oltre che di toga e di giustizia, lei è un patito di motociclismo e che pratica la boxe thailandese. Novità sul fronte dei suoi “hobby”?
“Posso dire che a febbraio farò a Roma un combattimento di muay thai, ovvero di boxe thailandese. Sempre a febbraio, inoltre, riparto con le gare di moto in pista. A fine gennaio andrò da solo in Lapponia e ho appena terminato di scrivere un libro che ho mandato all’editore per le correzioni e la successiva pubblicazione”.
Silvana Cortignani
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