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Tribunale - Civita Castellana - Secondo il medico legale del tribunale la vittima non ha rischiato la vita - Sconto di pena per i due aggressori

Massacrato a sprangate nel camper, da tentato omicidio a lesioni

di Silvana Cortignani
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Civita Castellana - Preso a sprangate in un camper - La vittima soccorsa dai carabinieri

Civita Castellana – Sprangate nel camper, la vittima soccorsa dai carabinieri

L'avvocato Domenico Gorziglia

L’avvocato Domenico Gorziglia

Civita Castellana – Erano accusati di tentato omicidio per il feroce pestaggio di un sospetto ladro sorpreso a frugare all’interno del loro camper, sono stati condannati per lesioni gravi.


 – Massacrato a sprangate nel camper, condannati gli aggressori


Tre anni e quattro mesi ciascuno per Salvatore Montoresi e Massimiliano Petri, il 47enne e il 31enne che all’alba del 25 giugno 2017 hanno massacrato a sprangate fino a perforargli un polmone un romeno che avevano sorpreso nel loro caravan parcheggiato in località Madonna delle Piagge, a Civita Castellana.  

La vittima, 46 anni, fu ritrovata verso mezzogiorno, riversa a terra e priva di sensi, a circa un chilometro e mezzo di distanza.

La procura, nell’udienza del 19 ottobre, aveva chiesto che gli aggressori venissero condannati 5 anni e 6 mesi e 5 anni e 8 mesi per tentato omicidio, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, chiesto dai difensori Domenico Cancilla e Domenico Gorziglia. Ma il gip Rita Cialoni, nel primo pomeriggio di ieri, dopo una lunga camera di consiglio, ha riqualificato il reato da tentato omicidio a lesioni gravi, infliggendo di conseguenza una pena decisamente più mite ai due imputati.

A Montoresi, 47enne di Civita Castellana, i carabinieri arrivarono in poche ore. A Petri, 31 anni, invece, dopo qualche giorno. 

Sulla sentenza ha sicuramente pesato la perizia del medico legale Maria Rosaria Aromatario della Sapienza di Roma, secondo la quale il 46enne non avrebbe mai rischiato la vita. Una perizia dirimente, affidata alla consulente il 17 luglio dallo stesso gip Cialoni, per chiarire la “dinamica” dell’aggressione, la “natura delle lesioni” riportate dalla vittima, quali fossero stati i “mezzi utilizzati” e come fossero stati impiegati.

Fin dall’interrogatorio di garanzia, Montoresi ha sempre sostenuto la legittima difesa: “È stato il romeno ad aggredirmi per primo, dopo che l’ho sorpreso nel mio camper. Mi ha sventolato una roncola sotto la faccia e io, per fargliela cadere, l’ho colpito con un tubo di ferro sulle mani”.

Gorziglia e Cancilla, proprio in virtù delle conclusioni della dottoressa Aromatario, dieci giorni fa avevano chiesto al tribunale  l’assoluzione dei rispettivi assistiti oppure in alternativa la riqualificazione del reato da tentato omicidio a lesioni gravi. 

La vittima fu trovata stesa a terra da alcuni passanti che sulle prime hanno pensato fosse ubriaco o drogato. Quando si sono avvicinati, invece, hanno capito che l’uomo era stato picchiato e hanno chiamato i soccorsi.

Ricoverato in prognosi riservata all’Andosilla, fu lui stesso a riferire ai carabinieri di essere stato preso a mazzate sulla schiena con un tubo di ferro da una persona, all’interno di un camper, aggiungendo di essere stato aggredito anche da altre persone. 

In breve i militari risalirono quindi al proprietario del camper, arrestandolo per tentato omicidio nella sua abitazione Montoresi che, messo alle strette, confessò subito di essere stato lui ad aggredire il romeno che aveva sorpreso nel suo camper dove era riuscito a entrare rompendo un vetro. 

E’ finito invece ai domiciliari il successivo 18 luglio, con l’accusa di tentato omicidio in concorso, Petri. Il 31enne sarebbe intervenuto in seguito a una telefonata, in cui Montoresi lo informava di avere sorpreso un estraneo a frugare nel suo camper, chiedendogli aiuto perché aveva tentato di bloccarlo, ma era scappato. Trovato il presunto ladro, lo avrebbe preso a calci e pugni. 

I sanitari dell’ospedale di Civita Castellana diagnosticarono alla vittima, oltre a lividi vari sparsi su tutto il corpo, uno pneumotorace e fratture multiple, dalla seconda alla settima costola, nonché la frattura della scapola e della mano sinistra. Lesioni gravi, per il tribunale, ma non tali da far ipotizzare il reato di tentato omicidio. 

Silvana Cortignani

 


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1 dicembre, 2018

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