Viterbo – (sil.co.) – Assalto alla Cgil, confermate 11 condanne in appello, tra cui quella – ridotta da sei anni a quattro anni e mezzo di reclusione – a Massimiliano Petri accusato di devastazione e resistenza a pubblico ufficiale. È uno dei due viterbesi indagati per i fatti del 9 ottobre 2021. L’altro è un giovane di Nepi raggiunto dopo oltre un anno, a novembre 2022, dall’avviso di fine indagini.
Petri, in particolare, è il manifestante viterbese – tra i militanti di Forza Nuova e no Green Pass che hanno scelto l’abbreviato – che, durante il percorso verso l’ospedale, avrebbe preso “a calci l’attrezzatura del mezzo” e avrebbe aggredito anche l’infermiera a bordo che cercava di assisterlo, a causa di una ferita che aveva riportato.
Roma – L’assalto alla sede della Cgil del 9 ottobre
Membro degli Ultras della Lazio, è stato condannato quattro anni fa in primo grado a 3 anni e 4 mesi di reclusione dal tribunale di Viterbo per il feroce pestaggio – messo a segno con un complice condannato alla stessa pena – di un sospetto ladro sorpreso all’alba del 25 giugno 2017 a frugare all’interno di un camper parcheggiato in località Madonna delle Piagge a Civita Castellana. Vittima un romeno, massacrato a sprangate, calci e pugni. A processo per tentato omicidio, difesi dagli avvocati Domenico Gorziglia e Domenico Cancilla, i due imputati sono stati condannati per lesioni gravi con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato.
La prima sezione penale della corte d’appello di Roma ha ribadito oggi 11 condanne pronunciate in primo grado, con rito abbreviato.
L’impianto accusatorio della procura di Roma ha retto e ha portato alla conferma di 9 condanne. Tra queste quella a Fabio Corradetti, figlio della compagna dell’ex leader romano di Forza Nuova, Giuliano Castellino: sei anni per i reati di devastazione e resistenza a pubblico ufficiale aggravata. Sei anni anche a Massimiliano Ursino, leader palermitano di Fn. Quattro anni e mezzo, invece, per Roberto Borra, Massimiliano Petri, Francesco Bellavista e Federico Trocino.
Condanne con pene ridotte per due imputati, Claudio Toia e Mirko Passerini, entrambi 5 anni e 4 mesi. Toia, appartenente al gruppo ultras juventino Antichi valori e considerato dagli inquirenti vicino al movimento di estrema destra Forza Nuova, era stato condannato a 7 anni e 2 mesi in primo grado, mentre Passerini a 5 anni e 6 mesi. L’inchiesta della procura di Roma era stata coordinata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino e dalla pm Gianfederica Dito. I reati contestati, a vario titolo, erano per tutti quelli di devastazione e resistenza a pubblico ufficiale.
Tra le parti civili era presente anche l’Anpi, ma in primo grado non era stata riconosciuta “alcuna lesione” ai valori dell’antifascismo. L’Associazione nazionale partigiani non è stata accolta negli altri filoni.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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