Viterbo – “Diversità e gentilezza, il mio viaggio insieme a mio figlio Nino affetto da autismo…”. L’attrice e regista Sabrina Paravicini, ieri per la prima volta a Caffeina, presenta il suo libro “Io ragiono con il cuore”. Una storia vera, quella dell’autrice e del figlio Nino affetto da autismo.
Il “momento zero” per Sabrina Paravicini, attrice e giovane mamma di Nino, risale a dieci anni fa, a quando riceve per il suo bambino di soli tre anni una diagnosi di autismo infantile in forma severa.
Un momento di buia disperazione che taglia le gambe e cancella ogni progetto futuro.
Sabrina è devastata da quella notizia, teme che Nino non riuscirà mai a imparare a leggere e a scrivere, a relazionarsi con gli altri, a incontrare una donna e a formarsi una famiglia.
Ma un momento, per quanto possa essere brutto o scioccante, ha il merito di durare poco.
Sabrina, istintivamente, si mette accanto al figlio, non davanti per spianargli la strada o dietro per servirlo, ma al suo fianco per sostenerlo e per sostenersi.
“Inizia un percorso fatto di visite neuro-psichiatriche – ricorda Sabrina -, di lunghe ore in sale di attesa, di battaglie burocratiche, di incontri importanti con altri pazienti e con professionisti, che aiutano e arricchiscono entrambi. Lentamente, grazie alla gentile costanza di una madre e all’aiuto di strutture pubbliche, si compie un vero e proprio miracolo: la forma severa di autismo infantile si trasforma in un autismo ad alto funzionamento, nota con il nome di sindrome di Asperger. La stessa sindrome di cui soffre Greta Thumberg”.
Nel 2017 Sabrina propone a Nino, di raccontare la sua storia, lo fa per offrire al figlio un’esperienza di autonomia e indipendenza. Mai avrebbe pensato che Nino avrebbe trasformato quel percorso in un film. Aiutato da Lorenzo Messia, Nino diventa il regista di Be kind, recentemente premiato con una menzione speciale per il cinema sociale ai Nastri D’Argento documentari 2019.
Nel suo documentario Nino intervista, con domande gentili e prive di sovrastrutture, non solo chi come lui vive una forma di diversità, ma anche persone “normali” e famose, quali Roberto Saviano o Samantha Cristoforetti. Ognuno offre il suo piccolo pezzetto che insieme a quello di un altro dà vita ad un racconto più grande che parla di limiti superati, di speranza, di cure, di gentilezza e di felicità accessibile a tutti, perché, alla fine, ognuno di noi è diverso dagli altri.
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