Viterbo – Le lamentele per il caffè che finiva. Le battute. L’odore di sigaro inconfondibile. Sembra quasi di vederlo spuntare sul palco Massimo Bordin, disegnato col tratto fine di chi lo ha conosciuto dentro e fuori la sua radio: Radio Radicale.
La serata in suo onore, ieri, a Viterbo, ha chiuso il festival Caffeina. Non è stata un’elegia funebre, tantomeno un’agiografia, questa presentazione di “Una passione unica”, il libro che raccoglie sette anni di suoi articoli per Il Foglio. Sette anni di “Bordin line”, alcune lette sul palco da Adriano Sofri: quelle bord(in)ate in stile asciutto e poche righe che erano luce sui fatti. “Il pensiero misurato sull’attualità in una scrittura potente e tagliente”, sintetizza Massimiliano Coccia, tra i giornalisti più giovani di Radio Radicale.
Coccia da Bordin ha rubato con gli occhi come tutti, nella redazione romana di via Principe Amedeo. La stessa in cui, ogni domenica, tra nuvole di fumo, si consumavano le conversazioni tra Bordin e Pannella. Quelle dove “Marco straripava e Massimo lo teneva ancorato alla terra con un filo sottile”: lo ha scritto Sofri il 18 aprile, all’indomani di quando il direttore emerito di Radio Radicale se n’è andato, logorato da una malattia di cui non parlava, eloquente nei suoi colpi di tosse.
“Le conversazioni tra Pannella e Bordin erano un misto di sofferenza, di piacere, di droga – tanto erano ipnotiche – e di non so bene che altro”, rievoca Roberto Giachetti, deputato Pd radicale nel midollo. E, ricordando Bordin, si sorride. Sul palco come in platea: Giachetti pensa ai “giornalisti che facevano a gara per essere citati nella sua rassegna stampa, ‘Stampa e regime'”; Sofri a “tutte le rubriche in cui Bordin fingeva di fare da spalla”. L’ex leader di Lotta Continua, tra le firme più prestigiose del “Foglio”, spera che “a Radio Radicale si faccia strada qualcuno che non gli somigli”.
Bordin che prendeva tempo con Mondadori per scrivere il suo libro: “Vado sempre di corsa…”, diceva. E più lo si incensava – Bruno Vespa, ad esempio, lo adorava -, più diventava schivo.
Un’elegia seriosa e melensa, di sicuro, non sarebbe piaciuta a Bordin. “Nessuno si illuda: non verremo sopraffatti da crisi di panico. Crisi di noia, semmai”, diceva la voce di “Stampa e regime” quando, per l’ennesima volta, venti di tempesta soffiavano su Radio Radicale. L’emittente per ora è salva; al suo sterminato archivio si aggiungerà presto la libreria di Bordin: “Il fratello Cristiano ci ha donato i volumi di Massimo – racconta il direttore della radio, Alessio Falconio -. Solo i saggi sono quattromila. Li metteremo a disposizione di tutti, non sappiamo ancora come, ci vorrà tempo, ma lo faremo”. E Giachetti irride i 5 Stelle: “Col finanziamento da 3 milioni di euro per Radio Radicale catalogheremo pure i libri di Bordin. Il gerarca minore (Vito Crimi, ndr) se ne farà una ragione”.
“Quando si parla di Massimo, il rischio è sempre quello di banalizzarlo – dice Falconio -. Tanti venivano in redazione per incontrarlo, politici ma anche uomini delle forze dell’ordine; uno di questi, uno molto importante, una volta mi disse che non aveva mai conosciuto qualcuno che sapeva raccontare la giustizia attraverso la politica, come lui“.
Un pozzo di conoscenza. Una passione unica per tutto ciò che si muoveva nei rami del Parlamento, pur senza frequentare il transatlantico. “Le rare volte che lo si vedeva a Montecitorio lo fermavano tutti. Solo i membri di un certo gruppo parlamentare, non dirò quale, si chiedevano chi fosse…”.
Giachetti, come anche Rita Bernardini, in prima fila insieme alla compagna di Bordin, Daniela Preziosi del “Manifesto”, nutrivano per lui quasi un timore reverenziale: confrontarsi con quel “grande magazzino di conoscenza”, come lo chiama Sofri, non era facile per nessuno. “Non ha mai praticato la lotta non violenta radicale ma l’ha sempre rispettata – ricorda l’ex deputata, in prima linea per i diritti dei detenuti -. Fu un’emozione quando, alla fine di uno dei miei tanti scioperi della fame, mi ha abbracciata”. Nell’ora più buia del distacco da Pannella, Bordin si iscrisse al partito. Per Bernardini, “il gesto più bello che potesse fare”.
Stefania Moretti
L’ultima volta di Bordin a Viterbo: Massimo Bordin: “Grillo e il Movimento 5 stelle complottisti come Fanfani negli anni Cinquanta…” di Stefania Moretti
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