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Tribunale - Processo Esattorie Spa - Lo ha detto un ex direttore operativo a proposito dei flussi telematici tra l'azienda e la pubblica amministrazione - La finanza ha parlato della documentazione sequestrata

“Era la società molisana a fornire al comune i dati sui tributi riscossi”

di Silvana Cortignani
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L'avvocato Pier Gerardo Santoro

L’avvocato Pier Gerardo Santoro – In aula per il comune parte civile

Paola Conti

Il sostituto procuratore Paola Conti

L'avvocato Manlio Morcella

Il difensore Manlio Morcella

Viterbo – Esattorie Spa, sfilano gli investigatori della guardia di finanza. Nel frattempo un ex dirigente dell’azienda, parlando dei flussi di dati telematici che avrebbero dovuto consentire al comune di verificare le avvenute riscossioni, ha ammesso: “Era la società molisana a fornire i dati sui tributi riscossi”. 

Sul banco dei testimoni, al processo in cui per un buco milionario alle spalle di palazzo dei Priori sono imputati di peculato Carlo e Sandra Marcucci, padre e figlia, è stata la volta di un maresciallo della finanza di Campobasso e di un luogotenente del comando di via Cardarelli.

Sono tra i militari che, nel 2013, hanno proceduto, in Molise, in banca e presso la sede della società di Isernia, all’acquisizione e al sequestro della documentazione  richiesta dalla procura della repubblica, depositata ieri dal pm Paola Conti nel fascicolo. 

E’ il processo, in corso davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, scaturito dal “buco” di 4 milioni e 300mila euro di Tarsu pagata dai contribuenti, ma non versata sul conto corrente della società che si occupava della riscossione dei tributi per il comune di Viterbo, scoperto dal dirigente Stefano Quintarelli nell’ottobre 2012. 

“Quando siamo giunti presso la sede di Esattorie, abbiamo scoperto che c’era una controversia civile in cui erano impegnati uno stuolo di avvocati e anche che c’era un concordato in corso”, ha detto il luogotenente della finanza di Viterbo, spiegando che l’obiettivo era capire se le fatture avessero fondamento e se la parte contabile fosse a posto.

Con l’occasione la pm Conti ha ricordato alle difese e al tribunale di avere a suo tempo chiesto l’incidente probatorio sulla perizia contabile, ma che la richiesta fu rigettata. Il comune di Viterbo è parte civile con l’avvocato Alessandro Diddi, ieri sostituito dal collega di studio Piergerardo Santoro.

E’ stato sentito anche il primo teste della difesa, Baldassarre Simioli, uno dei tre direttori operativi di Esattorie Spa Isernia, che all’epoca contava una settantina di dipendenti nella sede molisana. L’uomo, che era il responsabile di sistemi informatici, collegamenti e programmi, ha detto che il comune di Viterbo era in grado di controllare i dati. 

“Grazie al collegamento telematico coi nostri sistemi, il comune poteva accedere quando voleva. Il flusso dei dati per gli accertamenti era stato concordato, veniva aggiornato da noi e conteneva le riscossioni dai contribuenti, cui la pubblica amministrazione poteva quindi risalire per sapere chi aveva pagato i tributi e chi invece no”, ha spiegato, sollecitato dal difensore Manlio Morcella. 

Incalzato dall’avvocato di parte civile Santoro, però, alla fine l’ex dirigente dell’azienda ha ammesso: “I dati sui tributi riscossi li forniva Esattorie”. 

Il processo riprenderà il 4 dicembre. 


L’inutile piano di rientro e la proroga di sei mesi

Sentito nell’udienza del 9 gennaio, nel corso di un interrogatorio fiume, l’ex ragioniere capo del comune Stefano Quintarelli ha spiegato come abbia tentato inutilmente di recuperare la somma attraverso un piano di rientro coi Marcucci (“otto rate da circa mezzo milione di euro ciascuna di cui solo un paio onorate”) e una proroga di sei mesi della convenzione, 

Nel giugno 2013 decise la risoluzione del rapporto “per evidenti violazioni contrattuali”, presentando una poderosa denuncia di ben 800 pagine sia alla procura della repubblica di Viterbo, sia alla corte dei conti, facendo così scattare l’inchiesta chiusa col rinvio a giudizio di padre e figlia, rispettivamente presidente e legale rappresentante di Esattorie Spa, che aveva ricevuto il primo incarico nel 2007.


Quattro milioni di Tarsu “smarriti” a ottobre 2012

“Fino al 2012 era filato tutto liscio – ha spiegato Quintarelli – a ottobre ci siamo accorti che non c’erano i 6-7milioni che ci dovevano essere e che mancavano all’appello gli incassi della Tarsu per circa 4 milioni e 300mila euro. Allora abbiamo chiesto l’estratto conto del conto dedicato presso Unicredit, senza mai riuscire a ottenerlo. Discussi aspramente col funzionario dell’istituto di credito e andai anche personalmente a Isernia, preso la sede di Esattorie Spa, ma niente. I Marcucci dissero che il tribunale di Torino gli aveva bloccato tutti i conti, proponendo un piano di rientro e supplicando di rinnovare la convenzione. A aprile 2013 mi portarono una polizza fideiussoria elevata da milione e mezzo a tre milioni, ma io chiesi loro anche ipoteche volontarie sui beni immobili di Esattorie alla figlia e sui beni personali al padre”.


Dai dipendenti senza stipendio alla denuncia di 800 pagine

Esattorie, nel frattempo, che aveva anche acquisito dal Cev in liquidazione il ramo d’azienda relativo ai tributi con una ventina di dipendenti, non riusciva più a pagare gli stipendi. 

“Nel 2013 Marini si era dimesso e si andava verso le elezioni. Della vicenda Esattorie si interessò il prefetto. La situazione divenne insostenibile e arrivammo alla rescissione del contratto. Io feci una denuncia circostanziata, di 800 pagine, in seguito alla quale in comune venne due volte la guardia di finanza per sentirmi ed acquisire documenti. E sempre la finanza andò ad acquisire documentazione anche presso la sede di Isernia di Esattorie Spa. La società, che aveva convenzioni con un’ottantina di enti in tutta Italia, presentò una bozza di concordato preventivo in bianco e allora scoprimmo che esigeva dei crediti inesigibili dal comune di Viterbo, per l’attività svolta non sull’incassato come previsto dal contratto”, ha proseguito l’ex ragioniere capo. 

“Al posto dei milioni che dovevano esserci, sul conto corrente, come abbiamo scoperto dopo, quando è stato svincolato, c’erano solo 247mila euro. L’importo di 4 milioni e 300mila euro, invece, è stato acclarato dalla corte dei conti”, la conclusione. 

Silvana Cortignani


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6 giugno, 2019

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