Londra – Le misure adottate per frenare la diffusione del Coronavirus hanno funzionato e il Regno Unito si avvia verso la conclusione del lockdown. Il primo ministro Boris Johnson confermerà infatti a breve che le restrizioni, così come sono in vigore adesso, non verranno prorogate oltre il 2 dicembre.
La fine del lockdown non significa comunque che la vita nel Regno Unito tornerà ad essere quella di prima. Johnson ha già fatto sapere che ci sarà un ritorno a una serie di restrizioni regionali, necessarie per mantenere la situazione sotto controllo prima dell’arrivo del tanto atteso vaccino. L’allentamento delle misure fa comunque sperare che la strada intrapresa sia quella giusta.
Stando ai dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, dall’inizio della pandemia nel Regno Unito sono stati registrati 1 milione 493mila 387 casi e oltre 54mila decessi. Durante la prima ondata, a marzo, in molti hanno criticato l’operato del primo ministro Boris Johnson che per quasi due settimane si era rifiutato di istituire il lockdown, nonostante l’Italia stesse dimostrando al mondo intero quanto critica fosse la situazione. Una scelta, quella di Johnson, che alla fine è dovuta scendere a patti con la realtà. Il 23 marzo il primo ministro britannico ha annunciato il lockdown nel Regno Unito.
I dati Covid-19 nel Regno Unito diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità
“Abbiamo fatto il possibile per contenere la malattia e questo ci ha fatto guadagnare un po’ di tempo, ma ora è una pandemia globale e il numero di casi reali aumenterà significativamente. Devo essere onesto con il popolo britannico, molte famiglie perderanno i loro cari prima del tempo”, aveva detto Boris Johnson il 13 marzo. Purtroppo così è stato. Se i contagi giornalieri nella prima ondata non hanno infatti mai superato le 6mila unità, un diverso e tragico andamento lo hanno avuto i decessi per Covid. L’8 aprile il Regno Unito ha registrato 1105 vittime, il 22 dello stesso mese addirittura 1224.
Dopo un’estate relativamente tranquilla, come nel resto d’Europa, il Covid è tornato a galoppare con la seconda ondata. La situazione nel Regno Unito si è fatta difficile fin dai primi giorni di ottobre e a fine mese i casi giornalieri erano più di 20mila. Per evitare il collasso del sistema sanitario e fermare una diffusione incontrollate del virus, il governo ha deciso di giocare d’anticipo e ricorrere nuovamente al lockdown. Dal 5 novembre pub, ristoranti, parrucchieri e negozi al dettaglio che vendono articoli non essenziali hanno dovuto abbassare le saracinesche. Ma non solo lockdown. Il Regno Unito sta portando avanti un piano di tracciamento della popolazione molto importante ed è tra i paesi che processano più tamponi al giorno. È suo infatti il record europeo di test effettuati in 24 ore: oltre 377mila il 12 novembre.
I dati Covid-19 nel Regno Unito diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità
Dopo due settimane di lockdown, le misure restrittive cominciano a mostrare i primi segnali positivi. Un portavoce di Downing Street ha dichiarato che le attuali restrizioni hanno “contribuito a riportare il virus sotto controllo” e “alleggerito le pressioni sul sistema sanitario”. Ieri i nuovi positivi sono stati 19mila 875. Secondo i dati ufficiali dell’Oms, nell’ultima settimana nel Regno Unito i contagi sono diminuiti del 13,81 per cento. Il lockdown terminerà dunque il 2 dicembre. Al suo posto dovrebbe entrare in vigore un piano che prevede diverse restrizioni in base al livello di rischio nelle varie regioni.
Edoardo Venditti
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