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Tribunale - Processo prescritto per quattro dipendenti e altri dieci personaggi

Truffa da mezzo milione all’Inps, colpo di spugna per 14 imputati

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Viterbo - Piazza Campoboio - Inps

Viterbo – La sede dell’Inps


Viterbo – (sil.co.) – Nessun colpo di scena. E’ finita come ampiamente annunciato con la prescrizione la vicenda dei presunti “furbetti” dell’Inps, tra cui molti privati cittadini dai nomi noti e alcuni dipendenti, indagati per truffa dalla procura dopo l’allarme lanciato otto anni fa dallo stesso istituto.

Dopo un lungo tira&molla, complice il Covid che ha rallentato tutto, il processo è stato sospeso lo scorso 22 ottobre dal giudice Giacomo Autizi, proprio per valutare le prescrizioni, formalizzate ieri dal magistrato con la dichirazione di non luogo a procedere per intervenuta estinzione dei reati. 

La vicenda, che a suo tempo fece scalpore, si è quindi definitivamente chiusa per 15 imputati, uno dei quali nel frattempo deceduto (Andrea Filoscia): quattro sono/erano i dipendenti dell’Inps (Massimo MecariniRita TinnirelloMauro Patrignani e Giuseppina La Sala) e dieci gli utenti presunti “beneficiari” (Rossella Pari, Alfredo Brizi, Manlio Padovan, Tiziana Giorgi, Renato Geri, Sandro Moscetti, Cosimo Raona, Loretta Chiarapini oltre all’ex consigliere regionale Pd Giuseppe Parroncini e all’ex sindaco di Ronciglione Massimo Sangiorgi).

Sono state invece archiviate da tempo le posizioni di quattro dei 19 indagati iniziali, ovvero i medici Bruno Mongiardo e Stefano Ruspantini, Franco De Sanctis e Anna Lisa Sanna.


Riscatti lauree “low cost”, secondo l’accusa

Al centro della vicenda una presunta truffa da mezzo milione di euro all’Inps,  agevolando riscatti di lauree e ricongiungimenti contributivi “low cost”, con sconti in alcuni casi anche superiori ai 40mila euro.

Secondo la procura il frutto di una gestione clientelare, il cosiddetto “sistema Inps”, in tempi in cui un favore non si sarebbe negato a nessuno, soprattutto se a recarsi in ufficio per una pratica erano un politico, un medico o un professore.  

Nessuno di loro avrebbe ripagato in moneta i presunti maxisconti da migliaia di euro su riscatti di lauree e ricongiungimenti (infatti la corruzione non è stata contestata), bensì ricambiando i favori alla bisogna. Da qui le “sole” accuse di truffa e falso. 


Tutto da due provvedimenti disciplinari

Era il 2013 quando da Roma è partita la segnalazione che ha dato il via alle indagini della finanza, coordinate dalla pm Paola Conti, in seguito a due provvedimenti disciplinari sui dipendenti Mauro Patrignani e Giuseppina La Sala, il primo sospeso per sei mesi, la seconda punita con una sanzione pecuniaria

Era solo la prima delle venti pratiche sospette rilevate dai finanzieri su un controllo complessivo di settanta pratiche. Lo scandalo è deflagrato nell’autunno 2015 quando furono rese note le denunce e poi un anno dopo, nel 2016, quando furono recapitati i 415 bis agli indagati.

Alcuni dei fatti contestati risalgono al lontano 2011, le denunce al mese di ottobre del 2015. Nel frattempo sono trascorsi un altro anno per chiudere le indagini e poi altri tre anni per l’udienza preliminare.


Troppi arretrati, secondo le difese

Niente da fare per l’Inps, che si era costituito parte civile con l’avvocato Andrea Botta del foro di Roma. Gli imputati erano invece difesi dagli avvocati Elena Gallo, Massimo Pistilli, Giovanni Labate, Claudia Polacchi, Luigi Sini, Roberto Massatani, Luca Paoletti, Marco Valerio Mazzatosta e Marco Sabatini

I legali hanno sempre sostenuto che si sarebbe trattato di errori materiali, considerati gli arretrati datatissimi dell’Inps e il processo di informatizzazione all’epoca appena iniziato.I dipendenti si sarebbero lamentati più volte dell’eccessiva mole di pratiche che avrebbe rischiato di farli cadere in errore. E del diffuso malcontento sarebbe rimasta anche traccia in diverse mail inviate al dirigente. 


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26 febbraio, 2021

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