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Orte - Il coordinatore della protesta degli agricoltori Tonino Monfeli: "Siamo un seme di speranza per chi non vede un futuro in Italia" - VIDEO E FOTO
Orte – “Dal governo italiano vogliamo capire perché ha rimesso l’Irpef agli agricoltori, perché ha introdotto la farina di grilli e perché un chilo di pasta costa dodici volte il prezzo della materia prima. Per fare la pasta non servono chissà quali ingredienti, se il costo è dodici volte tanto significa che ci stanno prendendo per il culo”. Tonino Monfeli, coordinatore della protesta degli agricoltori in corso al casello di Orte, spiega le ragioni della mobilitazione di massa.
Orte – Agricoltori in protesta al casello autostradale – L’organizzatore del presidio Tonino Monfeli
“Il movimento è partito in Toscana con l’iniziativa di Danilo Calvani, presidente del Cra agricoltori traditi – racconta Monfeli -. Attraverso i social, lui ha lanciato l’idea di una protesta unificata degli agricoltori di tutta Italia il 22 gennaio. Noi ci siamo organizzati. All’inizio eravamo in pochi, ma chi è stato bravo ha avuto successo ed è andato avanti”.
Monfeli ribadisce il carattere pacifico della protesta: “Non vogliamo mettere a ferro e fuoco l’Italia. Chi viene a trovarci può vedere da solo che c’è un clima quasi di festa. Facciamo una colletta per comprare il cibo e siamo qui, a cercare di far valere le nostre ragioni. Andremo avanti, vogliamo crescere e diventare sempre più numerosi”.
Secondo il coordinatore della protesta, l’iniziativa degli agricoltori “è un seme di speranza per tutti quelli che non vedono un futuro in Italia”. Parla di “entusiasmo negli sguardi dei giovani che non si vedeva da decenni” e di “qualcosa di buono per il mondo dell’agricoltura, anche se siamo solo alle prime righe di un libro tutto da scrivere”.
Orte – Agricoltori in protesta al casello autostradale – Fernando Monfeli e Domenico Chierici
La critica degli agricoltori è rivolta verso il mondo politico, ma non risparmia le associazioni di categoria. “I sindacati non ci hanno rappresentato – dice Monfeli -. A volte si può pensare che il sindacato sbagli in buona fede, ma la buona fede ha un tempo limitato e questo tempo è trascorso. La gente è venuta qui a protestare e non ha dato retta ai sindacati, è un dato di fatto”.
“Noi siamo partiti con le proteste dopo le altre nazioni europee solo perché stavamo aspettando che le nostre associazioni di categoria si mettessero in moto per tutelarci – aggiunge Domenico Chierici, un altro agricoltore -. E invece non s’è messo in moto nessuno. Così alla fine ci siamo organizzati da soli, ma era una cosa che andava fatta già dieci anni fa”.
Fernando Monfeli, presidente dell’Associazione spontanea per la tutela degli agricoltori e presente anche lui al presidio, non usa mezzi termini. “Stiamo andando falliti – dice -. E la situazione è maturata piano piano, è stato un insieme di cose. Il ritorno dell’Irpef per gli agricoltori è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il governo ha parlato tanto di sovranità alimentare, ma finora non è stato altro che uno slogan per prendere i voti degli agricoltori. Invece di aiutarci, ci stanno facendo del male”.
Orte – Agricoltori in protesta al casello autostradale
“I costi di gestione delle nostre attività – continua Fernando Monfeli – sono andati alle stelle. Siamo arrivati con l’acqua alla gola e sono anni che cerchiamo di farci sentire senza successo. Adesso non possiamo fare altro che alzare la voce per chiedere di fare il nostro lavoro con dignità”.
Un altro imprenditore agricolo, Claudio Nevi, si aggiunge al capannello per raccontare la sua esperienza: “Le spese di gestione, i macchinari, i ricambi, le tasse: è aumentato tutto. E in compenso noi non siamo padroni nemmeno di fare il prezzo del prodotto finito. Ci stanno riducendo come i contadini del Sudamerica che devono fare le piantagioni di cocaina per sopravvivere. Mio figlio dice che vorrebbe fare il mio lavoro, ma in questo momento non avrebbe un futuro”.
“Noi vendiamo il grano a un prezzo che oscilla tra 20 e 25 euro al quintale, poi andiamo a comprare il pane e lo paghiamo da 400 a 600 euro al quintale. Com’è possibile che su questo range non ci esca una quota di guadagno accettabile per l’agricoltore? Io me lo spiego solo con la speculazione, perché da 25 euro a 600 euro il margine per accontentarci ci sarebbe eccome” è la critica di Chierici.
“Noi andiamo avanti – concludono gli agricoltori -. Se le nostre richieste non saranno accettate, resteremo qui e poi andremo verso Roma, tutti uniti e da tutta Italia”.