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Viterbo - Il provvedimento potrebbe arrivare sul tavolo del consiglio dei ministri all’inizio della settimana - Proseguono intanto le proteste, ieri attimi di tensione a Orte tra manifestanti e reparto mobile della polizia - Oggi un nuovo presidio a Tarquinia nei pressi della rotonda a ridosso della A1 - FOTO E VIDEO
Viterbo – Il governo sta lavorando all’eliminazione dell’Irpef agricola. E già all’inizio della settimana il provvedimento potrebbe arrivare sul tavolo del consiglio dei ministri. Sono le indiscrezioni che da emergono da palazzo Chigi in queste ore, dopo due settimane di proteste che vedono nella Tuscia uno dei punti nevralgici della contestazione degli agricoltori con tre presidi: Viterbo, Orte e Tarquinia.
Il governo potrebbe scegliere di dare il via libera a uno degli emendamenti parlamentari al Milleproroghe oppure di varare un intervento ad hoc.
L’intervento del reparto mobile della polizia ieri pomeriggio a Orte
La reintroduzione dell’Irpef agricola, l’imposizione fiscale specifica per le attività agricole, è uno dei punti cruciali contro cui lottano gli agricoltori. Un’imposizione reintrodotta con la legge di Bilancio 2024. L’esenzione era stata invece decisa dalla legge di Bilancio 2017 del governo di Matteo Renzi. In particolare, la disposizione prevedeva che i redditi provenienti dalla proprietà e dalla coltivazione di terreni, dichiarati da imprenditori agricoli iscritti alla previdenza agricola, non fossero considerati nella determinazione dell’importo su cui viene calcolato l’Irpef. L’agevolazione riguardava non solo i coltivatori diretti, ma anche i familiari che aiutano il coltivatore e i soci delle società semplici iscritti alla previdenza agricola.
Orte – La protesta degli agricoltori
Dopo la decisione presa dal governo di Giorgia Meloni, tornano ad applicarsi le regole ordinarie, con i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli che dovranno dichiarare i loro redditi derivanti dalla proprietà e coltivazione di terreni.
Infine, il mancato rinnovo dell’esonero dell’Irpef, come alcune organizzazioni di categoria hanno fatto notare, potrebbe costare agli agricoltori da 400 a 10 mila euro.