Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Che fare? Agli inizi del ‘900 un tal Vladimiro titolava così un suo storico saggio in ordine alle condizioni e iniziative necessarie per disfarsi del regime zarista e dare sviluppo e ragione alla rivoluzione russa. Più modestamente e brevemente Carlo Galeotti, qui e ora in Viterbo, pone grosso modo analoga questione teorica metodologica. Una evocazione per sdrammatizzare un po’, perché i toni dell’appello di Carlo appaiono veramente ultimativi. È abile maneggiatore di parole, ma insomma le parole resistenza e liberazione messe insieme nel caso specifico denunciano una sicura virulenza polemica, che non fa bene ritengo ad un ragionamento politico amministrativo che invece ha una sicura e attuale ragione d’essere.
Alvaro Ricci
Ora è fuor di dubbio che Chiara Frontini ha conquistato il ruolo di capo dell’amministrazione civica con un percorso di assoluta nitidezza e linearità. Un cammino che s’avvia in direzione dello scranno più alto di palazzo dei Priori nel 2013: in testa a due liste che sommano 1700 voti sufficienti ad assicurarle una tribuna, condizione necessaria a dare seguito a una identità e narrazione dichiaratamente proposta in opposizione alla politica partitica, in ragione di una adesione senza mediazioni al sentire comune e di un rapporto immediatamente connesso colle tante signore Marie, colla gente, col popolo.
Tanto da fare poi del suo stesso nome slogan, programma e promessa.
Questo carattere di assoluta alterità e una rivendicata continua opposizione, non disdegnando toni demagogici (Viterbo non è un albergo, acqua pubblica…) è stato la cifra della sua fortuna elettorale. Già nel 2018, assume una centralità al ballottaggio, cui accede grazie a un centro sinistra diviso che approccia l’appuntamento elettorale come regolamento di conti. Fronteggia così un centrodestra che si ripropone stancamente, anche se unito.
Una vittoria sfiorata che rafforza la sua narrazione, che si alimenta poi ancora delle peripezie della giunta Arena. A scriverlo prima, un copione perfetto. Nel 2022, elezioni anticipate, risultato scontato. 16mila viterbesi, 3 su 10 aventi diritto al voto, la eleggono al turno di ballottaggio con l’appoggio dichiarato di Fratelli d’Italia e dalle liste civiche capitanate da Luisa Ciambella, che risultano determinanti nella sua elezione. L’unica altra alternativa in campo è quella di Alessandra Troncarelli, che chiude in sostanziale pareggio il primo turno, ma nulla può al secondo contro un’accozzaglia di forze politiche e non, sconfitte sonoramente al primo turno, ma che ritrovano l’unità soltanto ed unicamente nell’essere contro Alessandra Troncarelli ammessa con un grande consenso al ballottaggio.
Poi c’è una questione vera e dirimente che pone il direttore di Tusciaweb, quella cioè di una “non cosa” politica che pure esprime il governo della città. Un movimento talmente “smart”, che sfugge a regole, procedure, statuti , organismi, insomma di tutti quegli orpelli richiesti (ancorché colpevolmente non normati) dal riferimento alla vita democratica dei partiti dall’art.49 della costituzione. Nemmeno i 5 stelle prima maniera avevano pensato una cosa così eterea.
Del movimento Viterbo2020, che pure ha una esistenza ormai decennale, nulla si sa. O perlomeno nulla trapela, nemmeno una sua effettiva natura associativa. Aderenti? Quote? Dibattito interno? Votazioni? Responsabilità, anche solo operative o di collegamento?
Niente nuove, buone nuove. Infatti la Frontini l’ha dipinto come Il regno dell’assoluta armonia, un inattaccabile spirito di squadra dove imperano cuoricini, amore, sincerità, pensierini premurosi. E qualche cena di troppo.
Tutto e rigorosamente solo sui social, l’unica dimensione “partecipativa” nota.
Non c’è altra parvenza di esistenza in vita del movimento, un sito, un comunicato, un manifesto, una sede, necessità finanziarie. Sempre e solo una proiezione elettorale, liste e candidati, che insieme dovrebbero rappresentare una sorta di assemblea costitutiva. Forse convocata in tale forma in un’unica occasione nota.
E sicuramente questa volatilità è questione politica. Forse non emergenziale, ma sicuramente d’interesse di questa polis perché questa forma di estrema autoreferenzialità pone questo potere anche in una condizione oggettiva di assoluto isolamento e strabismo.
Ed è cosa che dovrebbe interrogare per primi proprio chi questo movimento rappresenta legittimamente nella sala d’Ercole, che dovrebbero considerare una fortuna avere un contrappeso democratico col quale confrontarsi e misurare anche la coerenza del proprio mandato.
L’impressione invece è quella della difesa a riccio, della chiusura netta, in chi percepisce la cosa come un’aggressione. Ma non si insinua poi il beneficio del dubbio, dell’errore, di una sbavatura da correggere? Che ci sia davvero un atteggiamento così fideistico sull’infallibilità della compagine e della sua azione?
È lesa maestà oppure è lecito domandarsi se in questa situazione, senza radici proprie nella città, vivendo come una pregiudiziale ostilità ogni critica o notizia non gradita, non si abbia davvero contezza del fatto che il tocco magico sta sparendo?
Che in vetta non giungano anche solo l’eco delle lamentele deluse di tanti dei sedicimila che hanno reso possibile l’impresa? È difficile crederlo, perché tanti erano e quindi tanti s’incontrano. Non è una rilevazione scientifica, ma un riscontro oggettivo. Insomma, quando gli umori convergono verso un unico senso qualcosa c’è. Negarlo o attribuirlo a congiure è fuorviante, oltre che sbagliato.
Macerie? Obiettivamente non si può affermare che abbia ereditato una città priva di problemi e una macchina amministrativa in perfetta efficienza. Tutt’altro, stanno lì le ragioni del successo della Frontini: l’inefficienza dell’amministrazione che l’ha preceduta e dalle forze politiche che l’hanno sostenuta, in primis Fratelli d’Italia e che ora, con una imbarazzante “perdita di memoria”, si propone come alternativa.
Alternativa di cosa? Del loro fallimento nell’azione di governo e del successivo sostegno e accordi più o meno mantenuti con l’attuale amministrazione?
Ma che la Frontini abbia alimentato risposte veloci quanto miracolistiche, difficili da realizzare, è altrettanto vero.
La stessa rivendicazione Pnrr rischia di dimostrarsi un boomerang. Non è credibile che tutto sia frutto della loro progettualità, anzi probabilmente quasi niente. È più credibile che, nell’urgenza e cogenza di fare, di dover spendere in tempi stretti, si sia operato senza selezioni, senza priorità tra cose necessarie, utili, accessorie e infine speso denari al vento, in alcuni casi, perdendo, questo è certo, una straordinaria e irripetibile occasione di sviluppo e di crescita economica e sociale di un’intera comunità.
Viterbo – Consiglio comunale – Alvaro Ricci
Ma come hanno fatto a non inserire in questi straordinari finanziamenti almeno due parcheggi multipiano ed in particolare uno alle Fortezze e uno sotto Pratogiardino Lucio Battisti facilmente collegabile con piazza della Rocca?
Come si fa ad aver lasciato fuori il recupero dell’enorme complesso immobiliare Donna Olimpia in via San Pietro, che cade a pezzi, per essere destinato, ad esempio, a servizi per gli studenti universitari (alloggi per studenti ed altro)?
Per non parlare del recupero delle ex terme Inps, di cui non parla più nessuno, o del restauro e installazione degli impianti di ricircolo delle fontane monumentali, tra l’altro con conseguenti risparmi di decine di miglia di euro di consumi d’acqua?
Questi sì che avrebbero portato indotti economici positivi per la città e per le casse del comune e della società Francigena.
La risposta però dovrebbero darcela non tanto l’amministrazione Frontini, ma soprattutto quella guidata da Arena e compagnia, che hanno avuto la fortuna di gestire i copiosi finanziamenti del Pnrr, anziché distribuirli in una marea di opere, alcune delle quali insignificanti o inutili nella migliore delle ipotesi.
È con questi interventi che potevano porsi le basi di un palpabile e possibile rilancio del centro storico e miglioramento dei conti pubblici.
Anche questo, come la situazione indecorosa della città, è sì in perfetta o quasi continuità con la precedente amministrazione di centrodestra, quella guidata da Arena per capirci.
Come detto le tante questioni ereditate sono sicuramente figlie di incurie e sbagli amministrativi in alcuni casi di decenni, se non più, e in altri irreversibili ( vedi “crescita” urbanistica ). Ma sulla quotidianità dei servizi e di cura della città, ormai a metà mandato, qualcosa doveva vedersi. E invece siamo sempre là. Tagliare l’erba, la cura degli arredi urbani, più pulizia richiede certo investimenti, non certo passaggi progettuali e burocratici complessi. Questione di scelte.
Forse con qualche aumento di tributi e pedaggi si sono migliorati i conti delle società partecipate, ma non certo i servizi .
Poi c’è la madre di tutte le questioni, e riguarda l’agonia del centro storico. Non esiste paese, non c’è città, senza un centro storico identitario e luogo della comunità. Ora la crisi dei centri storici non è solo viterbese, e certo non c’è una soluzione confezionata. E non pare essere percepita. Ci teniamo un inutile assessore alla Bellezza: perché no invece un assessore, un ufficio, una dotazione di strumenti, risorse, idee per invertire una tendenza. E qui la politica, le idee, si debbono cimentare.
L’esercizio del potere e del governo muta inevitabilmente la natura di esperienze non strutturate e variamente populistiche. E quanto più la distanza tra promesse e fatti è grande, tanto più il rimbalzo è forte.
Questo direi riguarda essenzialmente la compagine Frontini .
Ora al che fare? È naturale che dopo il primo mandato la sindaca pensi alla replica. Una chance quasi fisiologica. Si vedrà. Certo rimangono i problemi della città e soprattutto ci troveremo di fronte a un grande senso di delusione più che di rivolta, nonostante le chiamate di Galeotti.
Un sentimento difficile da maneggiare politicamente, che segnala però in ogni caso voglia di cambiamento che ormai appare un dato di fatto, che non si è concretizzato con questa amministrazione, quindi va ricercato tra quelle forze civiche e politiche, caratterizzate da forte senso riformatore, da passione ed esperienza politica ed amministrativa, su cui non possiamo, come Pd, non riflettere per favorirla in ogni modo.
Dobbiamo con credibilità, nelle proposte di governo, interpretare quel cambio di passo che i cittadini giustamente, dopo tante delusioni, hanno tutte le ragioni di reclamare a tutta voce. Bisogna evitare che tramuti in rassegnazione, che innanzitutto buona parte dei 16mila non perdano le speranze e rimangano a casa.
Sono dell’avviso che aiuterebbe un programma sicuramente realistico, forse minimalista, ma che intanto dia un senso concreto, un corrispettivo reale, ai tributi che i cittadini pagano.
Il dovuto fatto bene, una qualità del vivere accessibile e fruibile da tutti, equa e non surrogata dalle personali fortune o risorse. Sarebbe già un grande passo. Da implementare col necessario gradualismo. Un centimetro per volta, ma sempre nella stessa direzione, verificabile. Col più pragmatico metodo riformista.
Poi forse due/tre questioni, scelte da fare e perseguire senza se o ma, cui correlare tutto il resto.
E poi ogni sforzo politico verso una città raggiungibile, recuperando ogni opportunità di collegamento. Un quinquennio per misurare un progresso concreto su questo versante dovrebbe essere sufficiente.
Insomma, volendo, da proporre e da fare ci sarebbe. Bisogna cominciare da un filo per sbrogliare una matassa altro che ingarbugliata. E non buttare via il bambino con l’acqua sporca.
Alvaro Ricci
Capogruppo Pd al comune di Viterbo
Articoli: Luigi Maria Buzzi (FdI): “C’è una totale assenza di programmazione e di confronto, i lavori stanno trasformando Viterbo in un incubo per i cittadini…” – Andrea Micci (Lega): “Bisogna ritrovare un clima sereno, una politica che non si accanisca sull’avversario, che sappia fare autocritica, ascoltare e, se necessario, tornare indietro” – Giacomo Barelli (Buona Destra): “Basta “one woman show”, per il bene di Viterbo si cerchi di costruire la necessaria alternativa al “governo della propaganda”” – Giovanni Maria Arena: “Mai vista una gestione così verticistica e poco partecipativa da parte dei consiglieri di maggioranza” – Giulio Marini: “Viterbo è una città sporca, non curata, drammaticamente peggiorata sotto ogni aspetto, da quando c’è la sindaca Frontini” – Alessandra Troncarelli: “Il decantato cambiamento promesso dalla sindaca Chiara Frontini è stato un flop“ – Unitus risorsa per progettare il futuro della città, poi tocca ai politici operare… di Renzo Trappolini – Carlo Maria Puglisi Alibrandi, candidato del movimento Viterbo 2020“Purtroppo Chiara Frontini, una volta raggiunta la stanza dei bottoni, ha fatto l’esatto contrario di quanto promesso” – Massimo Erbetti: “Il “progetto Frontini” non era altro che una strategia ben architettata per portarla al potere” – Fiorenzo Mascagna:“Giunta Frontini, la gente che vi ha sostenuto non c’è più e riparare i danni sarà complicato…” – Marco Pallucca (Il Cuore nella Tuscia): “Abbiamo sostenuto Chiara Frontini alle elezioni e abbiamo creduto in un cambiamento che non è mai avvenuto…” – La giunta guidata da Chiara Frontini lascerà una montagna di macerie e uno sfaldamento del tessuto democratico… di Carlo Galeotti
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