Viterbo -Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore Carlo Galeotti, partecipo molto volentieri al dibattito da lei proposto sulla situazione politico amministrativa relativa alla città di Viterbo.
Nei quasi trent’anni vissuti come amministratore della nostra comunità non ho mai riscontrato una gestione così verticistica e di conseguenza poco partecipativa da parte dei consiglieri di maggioranza e della maggior parte dell’esecutivo.
Ricordo, quando la consigliera d’opposizione Frontini, a parole, aveva la soluzione per tutti i problemi.
Arrivò a far affigere, più volte, grandi manifesti con informazioni fuorvianti contro la mia amministrazione.
In campagna elettorale ha promesso di tutto e di più, dimostrando superficialità e non conoscenza delle difficoltà che avrebbe incontrato. Lei assicurava che avrebbe risolto brevemente tutti i problemi, palesando un’evidente impreparazione nel gestire la macchina amministrativa.
Fare l’elenco sarebbe impossibile, ma alcuni impegni completamente disattesi li voglio ricordare.
In poco tempo avrebbe trasformato la città in un giardino, avrebbe riaperto il Bagnaccio e riqualificato il parco del Bullicame con fondi finalizzati e lasciati in eredità dall’amministrazione precedente; avrebbe rinunciato all’indennità o almeno a parte di essa che nel frattempo è più che raddoppiata, per creare un fondo a disposizione dei servizi sociali; avrebbe riattivato l’Apea (Area produttiva ecologicamente attrezzata) con alcuni imprenditori del Poggino, azzerata poi dalla regione e via di seguito.
Oggi assistiamo a un crollo della presenza turistica, confermata da tutti gli operatori del settore. A una completa assenza di manutenzione della città, dei monumenti e delle celebri fontane che sono una delle principali caratteristiche di Viterbo. Alla devastazione di pratogiardino Lucio Battisti. Una città completamente abbandonata, sporca e insicura.
Quello che è stupefacente è che si continui a dichiarare, senza un briciolo d’umiltà, che va tutto bene e andrà ancora meglio, senza percepire che i cittadini sono infuriati e non sopportano più questo tipo di atteggiamento.
Anche nella mia precedente esperienza da sindaco i problemi erano tanti, anche più grandi, in particolare quelli causati dal covid, ma ritengo che il comportamento nei confronti dei cittadini fosse completamente diverso, il rispetto e l’ascolto erano la regola.
Anche il sottoscritto ha avuto difficoltà che non è riuscito a superare e per questo giustamente criticato, ma ha affrontate le critiche senza mai perdere il contatto e il dialogo con la gente.
Le riunioni di maggioranza erano frequenti ed erano i consiglieri a tracciare il percorso che sindaco ed assessori dovevano seguire.
Il consiglio comunale era consapevole delle proprie potenzialità, infatti la mia consigliatura si è interrotta con poco più di un anno d’anticipo, a causa d’incomprensioni politiche, perché i consiglieri di maggioranza così hanno deciso.
Oggi ci sarebbero 100 motivi in più per fermare il proseguimento di questo continuo stillicidio amministrativo.
Un uomo, nel nostro caso, una donna sola al comando non è i presupposto giusto per governare democraticamente una città, che ha bisogno di partecipazione e confronto.
Riusciranno i consiglieri di maggioranza ad appropriarsi del proprio ruolo ed a mettere la parola fine a questo modo di amministrare?
Lo spero, ma non credo.
Non voglio, però, rassegnarmi, come credo la stragrande maggioranza dei cittadini viterbesi, ad assistere impotenti alle decisioni imposte dall’alto, senza che i rappresentanti del popolo, che costituiscono l’attuale maggioranza, abbiano a che ridire.
Confido, per il bene di Viterbo, che in piena libertà, non alzeranno più la mano a conferma delle scelte già prese sopra le loro teste.
Giovanni Maria Arena
Ex sindaco di Viterbo
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