Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – È ora!
E finalmente lo è nel vero senso della parola e non nel vuoto slogan dell’allora aspirante sindaca Chiara Frontini.
Innanzitutto mi preme ringraziare il direttore Galeotti per aver dato il via ad un dibattito pubblico in merito allo sfacelo politico amministrativo della giunta Frontini, oggi sarebbe facile dire che noi lo avevamo detto e ripetuto in tempi non sospetti. Sarebbe bastato frequentare le aule consiliari quando l’attuale sindaca era all’opposizione per capire che la sua non era altro che una scatola ben confezionata ma vuota di contenuti, molto simile a quella del medicinale che prometteva di curare tutti i mali di Viterbo, ma che nella realtà dei fatti non conteneva nulla e quando il nulla si fa potere tutti i nodi vengono al pettine.
Il problema oltre che essere sotto gli occhi di tutti e che tutti possono ben vedere, sta soprattutto nella mancanza di visione politico amministrativo. Amministrare non è certo indossare una bella maglietta rossa con su scritto “pulita è bella” e poi andare a favore di telecamera e macchina fotografica per mettersi in mostra a tagliare fili d’erba, anche perché quella maglietta ora sarà rinchiusa in un cassetto nella speranza che tutti abbiano dimenticato. Dalla sindaca Frontini mi sarei aspettato che quella maglietta la indossasse ancora e che quell’erba e quelle cartacce le raccogliesse anche ora, ma forse chi percepisce un lauto stipendio non sente più la necessità di pulire e anzi si guarda bene dal farlo.
Il “progetto Frontini” non era altro che una strategia ben architettata per condurla al potere, ma poi non aveva un seguito, nessun progetto reale e fattibile; come dimenticare le martellanti campagne pubblicitarie a suon di manifesti 6 metri per tre che tappezzavano la città a scadenze regolari? Ma soprattutto come venivano finanziate? A sentire sindaca & c. erano il frutto delle “restituzioni” di parte del compenso percepito come consiglieri comunali dagli eletti del movimento Viterbo2020; per chi non lo sapesse o per chi ha dimenticato, vorrei ricordare che il compenso di un consigliere comunale a Viterbo è di circa trentasette euro netti a seduta, che difficilmente possono coprire tali costi. Ma anche credendo a questa ipotesi, ci domandiamo per quale assurdo motivo quando si percepiva così poco si “restituiva” ed oggi che i compensi sono stratosferici, sindaca e giunta, si guardino bene dal “restituire” un solo centesimo, nonostante la promessa elettorale di un taglio netto del 50% dei compensi di sindaco e assessori.
Tralasciando la questione economica, passiamo alla questione politica, perché un manipolo, anzi “gruppo di scappati di casa” può anche avere la giustificazione di non saper amministrare, ma con la voglia e la modestia può anche imparare a farlo, ma a volte l’ignoranza per alcuni è un vanto e vuole rimanere tale solo perché arrivato al traguardo.
Accusare qualcuno di essere contro la città solo perché fa notare che le cose vanno male, mette in evidenza tutta l’arroganza dell’ignoranza fatta potere.
Direttore Galeotti lei ha ragione, questa amministrazione non lascerà che macerie e serviranno decenni per recuperare i danni fatti in soli due anni, e questo oltre che ad aprire un dibattito e spingerci a formulare una risposta concreta, credibile, fattibile e soprattutto onesta nei confronti dei viterbesi, ci deve spingere anche a far capire che non è che uno slogan possa risolvere i problemi della città. I problemi vanno affrontati oggettivamente e trovate soluzioni che vanno oltre le scatole vuote. Ci vogliono reali volontà sia da parte della politica, ma anche dei cittadini, i quali devono dedicare molta attenzione alla vita amministrativa e non aspettare il “Salvatore della patria”, che con un tocco di bacchetta magica sistemi tutto in un batter d’occhi.
Non basta certo un “gruppo di scappati di casa” che fanno sì e sì signore al “capo”, che li ha portati dove non sarebbero mai arrivati, se non saltando sul carro del vincitore. In questi due anni non si è visto un solo dibattito politico, non si è visto un solo consigliere di maggioranza prendere la parola e parlare di politica, cosa mai vista prima e questo dovrebbe farci riflettere non poco sulla democraticità della gestione Frontini. È mai possibile che tutta la maggioranza in blocco fosse sempre d’accordo su tutto? E nel caso così fosse, è mai possibile che così tante persone possano sbagliare tutto e tutti contemporaneamente? O c’è dell’altro? O è vietato parlare e vietato esprimere voci fuori dal coro? E chi lo fa viene messo alla porta, o è costretto ad andarsene con le “buone” o con le “cattive”?
Altra questione di cui parlare è il famosissimo e inutile assessorato a Sgarbi, istituito solo per generare consenso, ma rivelatosi poi un’altra scatola vuota che ha dato risalto alla nostra amata città nelle cronache nazionali solo per questioni negative; anche il governo Meloni ha scaricato Sgarbi, ma non la sindaca Frontini, come mai? Cosa si aspetta? O forse non si può scaricare?
Piste ciclabili disegnate da un bambino di due anni, fontane senz’acqua, mura cittadine contornate di colate di pietre, sporcizia, verde pubblico dimenticato, piazze invivibili, sarebbe molto facile agire su questo per ottenere un facile consenso, e Frontini saprebbe bene come utilizzare a proprio favore se fosse in opposizione, ma non è solo questo il problema, c’è dell’altro, molto altro di cui dovremmo preoccuparci e va oltre il visibile, quello che fa paura è il silenzio assordante che circonda un’amministrazione che non tollera nient’altro che le battute di mani e questo ci riporta a momenti bui della nostra storia. Per questo ringrazio il direttore Galeotti, usciamo dal silenzio, parliamo, coinvolgiamo tutti, dai cittadini, alle associazioni, la politica, perché parlare è il primo passo per tornare liberi.
Massimo Erbetti
coordinatore provinciale M5s
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