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Uscire dalle macerie - Comune - Paolo Cappelli, candidato di Viterbo2020, interviene nel dibattito sul futuro della città: "È incomprensibile come si possa professare rappresentatività e partecipazione se poi si decide di zittire proprio gli stessi cittadini"

“A Viterbo2020 c’era partecipazione diffusa, tutto istantaneamente morto una volta raggiunte le stanze del potere”

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Paolo Cappelli

Paolo Cappelli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile direttore Carlo Galeotti, volevo intervenire nel dibattito da lei aperto in merito alla ripartenza politica e amministrativa della città aggiungendo anche la mia esperienza di militante del movimento Viterbo2020 che avevo scelto per la capacità che aveva di aggregare e creare alternative ad una macchinosità politica che imbrigliava i migliori.

La linearità di ragionamento era la base, seguita poi da chiarezza di contenuti nella divulgazione dei ragionamenti politici.

Ricordo che il movimento aveva messo a disposizione di tutti i cittadini (e non solo di una parte) un servizio chiamato “Pagano loro”, con il quale era possibile segnalare attraverso Pec qualsiasi tipo di disservizio agli uffici comunali. Un servizio utilissimo che moltissimi cittadini hanno utilizzato.

Nel movimento ci si poteva confrontare per trovare le migliori soluzioni ad ogni tipo di problema che i consiglieri si trovavano ad affrontare. Ci stava molto fermento e partecipazione diffusa. Tutto istantaneamente morto una volta raggiunte le stanze del potere.

Chiuso anche il servizio di segnalazione Pec, non sia mai che il movimento tenga aperto un canale di segnalazione utile al cittadino. Hanno provato ad istituzionalizzare un sistema di comunicazione con la mail “servizioalcittadino@” ma anche quello è presto abortito perché creava probabilmente troppi impegno nell’ordinario.

Quindi resta incomprensibile come si possa professare rappresentatività e partecipazione se poi si decide di zittire proprio gli stessi cittadini che si dovrebbero rappresentare cambiando anche i metodi di partecipazione che hanno consentito il successo.

Questo descritto è solo parte di un processo di allontanamento della politica dai cittadini. Una deriva trasversale che non esclude nessuno, ricordo ad esempio in città, il Partito democratico che fino a pochi anni fa oltre i gazebo nelle piazze, metteva in campo anche strumenti democratici per la scelta dei dirigenti interni al partito. Le primarie, che a ripensarci oggi sembrano uno strumento rivoluzionario.

Forse uno strumento troppo democratico o troppo fuori controllo. Come quella partecipazione che adesso si richiede al gruppo di governo della città. Quindi a oggi il vero tema ed una priorità e farsi tutti la domanda: “Siamo pronti ad una vera partecipazione democratica?”. La risposta probabilmente è già nei fatti dimostrati fino ad oggi.

La città non è pronta e tantomeno sono pronti tutti quei soggetti che dovrebbero per ruolo diffondere almeno il principio e l’ideale di “partecipazione”.

Un altro tema da affrontare poi è quello della “continuità”, di cui la città aveva ed ha estremamente bisogno e con una pianificazione condivisa di progetti a lungo termine.

Allora, mi e vi domando, come si può, con questo governo cittadino pensare di dare continuità progettuale, se nessuno effettivamente ha il controllo partecipativo e democratico all’interno del gruppo di governo?

Ad esempio, a oggi del gruppo di governo Viterbo2020, non risulta raggiungibile alcun sito istituzionale, alcuna pagina informativa che riconduca all’attività politica svolta di gruppo e/o dei singoli eppure, sono informazioni che possono aiutare i cittadini a capire e orientarsi a rieleggere il consigliere che ha svolto l’impegno politico nel migliore dei modi.

Incredibilmente non esiste più nulla se non, una pagina autoreferenziale, sui social, riconducibile esclusivamente alla sindaca, la quale domani ad esempio, può “riciclarsi” in autonomia in qualsiasi modo scaricando tutti i consiglieri, come già fatto ed ampiamente dimostrato con ampia parte dell’elettorato e dei candidati.

Come fanno, mi chiedo, i consiglieri di maggioranza a non capire la responsabilità che hanno nel guidare la città, rinunciando alla possibilità di scegliere in giunta i migliori e non i più arroganti?

Come pensano i consiglieri di far proseguire il proprio impegno e progetto politico tra due anni se la maggior parte dei cittadini non conosce neanche il loro nome? E questo vale per gran parte dei consiglieri che siedono nell’assise.

Il terzo punto, dopo la “partecipazione” la “continuità”, è il coraggio. La politica deve avere il coraggio, di affrontare tutti i temi scomodi che fino ad oggi se preferisce restino tabù.

Come li affrontava il movimento civico, premiato alle elezioni, quando era all’opposizione, senza sconti e senza “accordi”. Coraggio del singolo di saper anche delegare le responsabilità. Coraggio per i consiglieri veterani di saper rinunciare alla quinta consigliatuara restando a disposizione delle nuove leve che rappresentano il futuro.

Coraggio quindi di saper cedere il passo a giovani, che in molti casi sanno essere di dinamismo mentale più svincolati e più veloci delle vecchie leve che di contro hanno più esperienza.

Il coraggio di fare, (come ad esempio doveva essere l’esperienza Frontini) un governo delle cose ordinarie, riorganizzando la città attraverso i regolamenti “ordinari”, ma essenziali per il vivere civile rinunciando inizialmente al mero riscontro del consenso elettorale.

Consenso che non ha mai portato da nessuna parte e se la città è così ridotta strutturalmente e socialmente è proprio per questi sciocchi calcoli clientelari che danneggiano tutti nel lungo periodo.

Infine, riassumendo, è capace la politica di pretendere da sé stessa: partecipazione, continuità e coraggio?

Sono capaci i singoli, di pretendere, per interesse di collettività: partecipazione, continuità e coraggio?

La buona ripartenza non può prescinde dalla condivisione di concetti base, universalmente riconosciuti.

Paolo Cappelli


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20 settembre, 2024

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