Il carcere di Mammagialla
Viterbo – Detenuto si impicca in carcere, in quattro rischiano il rinvio a giudizio per omicidio colposo tra vertici di Mammagialla, sanitari e penitenziari.
Ieri mattina in tribunale c’era una folla di familiari e rappresentanti di associazioni all’udienza preliminare davanti al gup Giacomo Autizi, alcuni già costituiti parte civile e altri pronti a farlo, per la morte di Andrea Di Nino, il 36enne romano che la sera del 21 maggio 2018 si è tolto la vita impiccandosi in una cella d’isolamento.
Due mesi dopo stessa sorte è toccata ad Hassan Sharaf, il 21enne egiziano per il quale è in corso un procedimento a carico di due agenti della polizia penitenziaria e c’è un’inchiesta ancora aperta per istigazione al suicidio, avocata a dicembre dalla procura generale di Roma dopo la richiesta di archiviazione della procura della repubblica di Viterbo.
Di Nino, al momento in cui fu rinvenuto cadavere, verso le 22 del 21 maggio di quattro anni fa, era in carcere da due anni per possesso di stupefacenti. Ha lasciato una compagna e 5 figli. Il corpo senza vita dell’uomo venne rinvenuto attorno alle ore 22. Si è suicidato in cella di isolamento e dal penitenziario sarebbe uscito di lì a un anno.
I familiari sono convinti che non si sarebbe mai potuto suicidare. In primis perché gli mancava un anno dalla fine della pena ed era convinto che sarebbe uscito anche prima. E poi perché dalle lettere che scriveva ai suoi cari, era evidente il desiderio di viversi appieno la famiglia una volta uscito dal carcere. “Ho voglia di spaccare il mondo” scriveva il 36enne.
Il giudice Giacomo Autizi
Titolari del fascicolo aperto dalla procura della repubblica di Viterbo sono i pubblici ministeri Stefano D’Arma e Michele Adragna. Alcuni degli indagati potrebbero ricorrere a riti alternativi. La prossima udienza si terrà il 21 marzo.
Il 25 maggio 2019, per ricordare Andrea Di Nino e le altre vittime del carcere, c’è stato un presidio di fronte al palazzo di giustizia di via Falcone eBorsellino. Quattro le inchieste contro ignoti aperte dalla procura della repubblica di Viterbo per altrettanti casi sospetti di violenze e suicidi nel carcere sulla Teverina, tra cui la morte di Hassan Sharaf e Di Nino.
“Aveva voglia di spaccare il mondo. Tutto poteva, tranne che togliersi la vita”, ha sottolineato il fratello di Andrea in un’intervista. “Il clima all’interno era teso, con gli agenti di polizia penitenziaria. Non accuso nessuno, ma conosco mio fratello”, ha detto.
Nel frattempo è in corso il processo ai due agenti della polizia penitenziaria mputati di abuso di mezzi correzione in concorso, aggravato da abuso di potere, nell’ambito di uno stralcio dell’inchiesta per istigazione al suicidio, avocata dalla procura generale di Roma, per la morte di Hassan Sharaf, il detenuto egiziano che si è impiccato in cella d’isolamento il 23 luglio 2018, un mese prima della scarcerazione.
Le indagini saranno passate nuovamente al setaccio dai magistrati della procura generale, tenendo conto anche delle ulteriori quattro persone indicate dalle parti civili come possibili responsabili di tortura, omicidio colposo, omissione di soccorso e falso ideologico.
Di Nino si era tolto la vita due mesi prima, il 21 maggio 2018.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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