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Tribunale - Imputati di omicidio colposo due medici e un penitenziario. ma il processo non decolla - Parti civili 13 familiari secondo cui non si sarebbe mai tolto la vita - FOTO

Impiccato in cella a 36 anni, Andrea Di Nino scriveva a compagna e cinque figli: “Vorrei stare con voi a tempo pieno”

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Popolo Sovrano - La puntata dedicata a Andrea Di Nino

Popolo Sovrano – La puntata dedicata a Andrea Di Nino (nella foto)


Viterbo – (sil.co.) – Non decolla il processo per omicidio colposo per la morte di Andrea Di Nino, il 36enne romano padre di cinque figli detenuto per spaccio che fu trovato impiccato in una cella d’isolamento del carcere di Viterbo la sera del 21 maggio 2018. 

L’udienza del processo a due sanitari e un penitenziario prevista mercoledì davanti al giudice Jacopo Rocchi, ironia della sorte, è stata rinviata a gennaio dell’anno prossimo in seguito alla tre giorni di astensione degli avvocati penalisti che stanno protestando a livello nazionale contro il sovraffollamento, i tanti suicidi e le aggressioni nelle carceri italiane. 

I tre imputati sono difesi dagli avvocati Massimo Pistilli, Lorenzo Lepri e Andrea Danti. Parti civili tredici familiari della vittima, cinque figli e otto fratelli. 

Di Nino, padre di cinque figli, al momento in cui fu rinvenuto cadavere, verso le 22 del 21 maggio di sei anni fa, era in carcere da due anni per possesso di stupefacenti. Si è suicidato in una cella di isolamento del penitenziario, da dove sarebbe uscito di lì a un anno. 

Per la sua morte, il 6 ottobre 2022 è stato assolto l’ex direttore della casa circondariale sulla Teverina, difeso dall’avvocato Marco Russo, l’unico a scegliere il rito abbreviato davanti al gup Giacomo Autizi, mentre hanno scelto il rito ordinario gli attuali tre imputati. Il pubblico ministero Michele Adragna aveva chiesto una condanna a quattro mesi di reclusione. 

In una puntata del primo marzo 2019 di “Popolo Sovrano” alla presenza di Ilaria Cucchi, tuttora disponibile online, è possibile ascoltare la testimonianza di alcuni congiunti di Andrea Di Nino – le sorelle Patrizia e Graziella e il fratello Valentino – i quali ricordano come sperasse che il successivo 20 giugno venisse accolta l’istanza di scontare il resto della pena ai domiciliari, mostrando le lettere in cui scriveva “Ho un gran voglia di spaccare il mondo”. 

“Sono sicura al cento per cento che mio fratello non si è tolto la vita”, diceva cinque anni fa la sorella, quando non era ancora trascorso un anno da lutto. “Prima di Viterbo, Andrea era ricoverato all’ospedale di Campobasso per una forma di epilessia che si era manifestata in carcere, motivo per cui stava sulla  sedia a rotelle perché sveniva all’improvviso e aveva un certificato in cui c’era espressamente scritto che non doveva stare in isolamento”, hanno spiegato. 

Mostrano le tantissime lettere scritte da Andrea alla sua compagna: “Andrea amava i suoi figli, amava i suoi fratelli, amava la sua mamma. Ed era sicurissimo che il 20 giugno gli sarebbero stati concessi i domiciliari”, dicono i fratelli. “Alla sua compagna scriveva ‘vorrei essere presente a tempo pieno nella vostra vita”. 

Per i familiari non sarebbe nemmeno dovuto stare in carcere, ma in un centro clinico. “Sono andato a trovarlo l’ultima volta il 26 aprile 2018”, ha spiegato uno dei fratelli, cui non era chiaro perché Andrea Di Nino fosse in isolamento. “Mi disse che aveva iniziato lo sciopero della fame e che voleva parlare con l’avvocato – ha proseguito – diceva che c’era un clima molto teso con gli agenti penitenziari”. 

“Quel giorno in cui mio fratello Andrea Di Nino si sarebbe impiccato nel carcere di Viterbo, il 21 maggio 2018, aveva chiamato mia madre per chiederle un cambio d’abiti in vista dell’udienza che avrebbe avuto per i domiciliari”, ha ribadito la sorella, lo scorso 16 maggio, partecipando alla manifestazione che si è tenuta davanti al ministero della giustizia, cui ha preso parte anche Ilaria Cucchi, per chiedere verità e giustizia su alcuni reclusi deceduti nei penitenziari.

“La sera, circa verso la mezzanotte e mezzo – racconta la sorella di Andrea – mia mamma era in casa con mio fratello, squilla il telefono e le dicono ‘abbiamo trovato suo figlio impiccato nella cella, 

I familiari sono convinti che non si sarebbe mai potuto suicidare. In primis perché gli mancava un anno alla fine della pena ed era convinto che sarebbe uscito anche prima. E poi perché dalle lettere che scriveva ai suoi cari, era evidente il desiderio di viversi appieno la famiglia una volta uscito dal carcere.

Silvana Cortignani


Popolo Sovrano - La puntata dedicata a Andrea Di Nino

Popolo Sovrano – La puntata dedicata a Andrea Di Nino alla presenza di Ilaria Cucchi


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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12 luglio, 2024

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