Il carcere di Mammagialla
Viterbo – Morte in carcere di Andrea Di Nino, ha chiesto di essere giudicato col rito abbreviato, che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena, uno dei quattro indagati finiti nell’inchiesta per omicidio colposo aperta dalla procura della repubblica di Viterbo.
E’ ripresa ieri, a porte chiuse, l’udienza preliminare davanti al giudice Giacomo Autizi per la tragica scomparsa del detenuto 36enne romano che la sera del 21 maggio 2018 si è tolto la vita impiccandosi in una cella d’isolamento dell’istituto di pena sulla Teverina. A scegliere l’abbreviato uno dei vertici di Mammagialla, pronto a farsi interrogare prima della discussione. Quest’ultima, salvo imprevisti, il prossimo 21 aprile.
Per l’occasione, oltre all’esame delle numerose questioni preliminari sollevate dalle difese, sono state accolte le molteplici richieste di costituzione di parte civile da parte dei familiari della vittima nonché la richiesta di procedere col rito abbreviato avanzata dalla difesa di uno dei quattro indagati – tra vertici del carcere, sanitari e penitenziari – raggiunti dal 415 bis al termine dell’inchiesta condotta dai pubblici ministeri Stefano D’Arma e Michele Adragna, il cui fascicolo è stato inizialmente aperto contro ignoti.
Di Nino, al momento in cui fu rinvenuto cadavere, verso le 22 del 21 maggio di quattro anni fa, era in carcere da due anni per possesso di stupefacenti. Ha lasciato una compagna e 5 figli. Il corpo senza vita dell’uomo venne rinvenuto attorno alle ore 22. Si è suicidato in cella di isolamento e dal penitenziario sarebbe uscito di lì a un anno.
I familiari sono convinti che non si sarebbe mai potuto suicidare. In primis perché gli mancava un anno dalla fine della pena ed era convinto che sarebbe uscito anche prima. E poi perché dalle lettere che scriveva ai suoi cari, era evidente il desiderio di viversi appieno la famiglia una volta uscito dal carcere. “Ho voglia di spaccare il mondo” scriveva il 36enne.
Due mesi dopo stessa sorte è toccata ad Hassan Sharaf, il 21enne egiziano per il quale è in corso un procedimento a carico di due agenti della polizia penitenziaria e c’è un’inchiesta ancora aperta per istigazione al suicidio, avocata a dicembre dalla procura generale di Roma dopo la richiesta di archiviazione della procura della repubblica di Viterbo.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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