Viterbo – Nella primavera di sei anni fa, il loro congiunto fu ucciso in carcere dal detenuto psichiatrico con cui era stato messo in cella. Ai familiari del viterbese 61enne Giovanni Delfino un milione e 300mila euro di risarcimento dal ministero della giustizia.
Viterbo – Il carcere di Mammagialla – Nel riquadro: Giovanni Delfino
Sette i familiari che nel 2020 si sono costituiti parte civile con gli avvocati Carmelo Antonio Pirrone e Paride Sforza contro l’assassino, un indiano condannato in via definitiva a 12 anni, 5 dei quali in Rems. Oltre alla madre, che aveva 81 anni, la sorella, il fratello, la moglie, il figlio e i due nipotini in tenera età della vittima. Delfino fu massacrato con una decina di sgabellate alla testa la sera del 29 marzo 2019 a Mammagialla dal compagno di cella Khajan Singh.
L’indiano oggi 40enne è stato condannato a 14 anni di carcere in primo grado il 29 ottobre 2020, grazie allo sconto di pena dovuto al riconoscimento della seminfermità mentale da parte della corte d’assise di Viterbo. Pena ridotta a 12 anni dalla corte d’appello di Roma, su ricorso del difensore Antonio Maria Carlevaro, il 20 aprile 2021.
Problemi a sfondo sessuale. Durante il processo emerse che l’imputato avrebbe sofferto di una psicosi a sfondo sessuale. “Ce l’ho piccolo, non funziona più, non sono più maschio, non posso fare sesso, sono triste, sempre nervoso, per questo ho dato fuori di testa”, ha detto lui stesso prima della sentenza rilasciando spontanee dichiarazioni.
In sede penale, ai familiari è stato riconosciuto il diritto a un risarcimento danni da quantificare in altra sede per la perdita del congiunto. Intanto era in piedi anche una causa civile per ottenere ristoro dal ministero della giustizia, cui fa capo l’amministrazione penitenziaria.
L’avvocato Carmelo Antonio Pirrone
Danno catastrofale. La richiesta di risarcimento ha tenuto conto anche della sofferenza spirituale patita da Delfino che, quando è arrivato a Belcolle, era vigile e si è quindi reso conto che stava sopraggiungendo la fine. E’ il cosiddetto “danno catastrofale”.
La sentenza è stata emessa il 20 dicembre dal tribunale di Roma sezione civile. La causa aveva per l’appunto ad oggetto il risarcimento del danno nei confronti del ministero della difesa per la morte di Giovanni Delfino. “Morto ammazzato in carcere per negligente trascuratezza del personale di polizia penitenziaria”, ricordano gli avvocati Carmelo Antonio Pirrone e Paride Sforza che rappresentano i familiari.
I giudici hanno riconosciuto un risarcimento di circa un milione e 300mila euro agli eredi – figli, fratelli e moglie – oltre alle spese e onorari di causa. La sentenza è immediatamente esecutiva. “Siamo soddisfatti per il riconoscimento del risarcimento ai familiari della vittima Giovani Delfino. Il tribunale ha messo un punto sulla nota vicenda, stabilendo la verità dei fatti e l’accertamento delle responsabilità patrimoniali in capo al ministero della giustizia”, sottolineano gli avvocati Pirrone e Sforza del foro di Roma.
Viterbo – Il carcere Nicandro Izzo
Noti a tutti i precedenti di Singh. Il 14 febbraio 2019 è stato arrestato a Cerveteri per il tentato omicidio del coinquilino omosessuale. Due giorni dopo, nel carcere di Civitavecchia, ha tentato di uccidere il compagno di cella, salvato da un agente prontamente intervenuto che a sua volta è stato preso per il collo. Motivo per cui è stato sottoposto a Tso, trattamento sanitario obbligatorio.
Pochi giorni prima di uccidere Delfino, mentre era già stato trasferito a Mammagialla, la sera del 29 marzo 2019, il 35enne aveva fracassato uno sgabello perché l’addetto alle pulizie non aveva risposto a una sua chiamata. Mentre era in cella d’isolamento, sottoposto a regime di massima sorveglianza, avrebbe ripetuto episodi di insubordinazione per i quali è stato punito con il divieto di attività ricreative e sportive.
“Quindi in maniera del tutto improvvisa è stato inserito nella cella di Delfino, senza che l’équipe medica venisse informata della cosa e nonostante il diktat rigido della stessa équipe”, ricorda l’avvocato Pirrone. “È emerso, nel caso specifico, che il carcere, quel carcere, non è stato in grado di tutelare i detenuti, né Delfino, né il suo assassino, a sua volta vittima di una gestione inaccettabile”, disse durante la discussione del processo di primo grado.
Silvana Cortignani
– Ucciso in carcere, i familiari di Delfino chiedono un milione e mezzo al ministero della giustizia
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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